L’ONOREVOLE, IL POETA E LA SIGNORA @ Teatro Parioli: la giostra delle ossessioni 

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Il Teatro Parioli se ne sta serafico incastonato in quella Roma bene e borghese che gradisce o tollera solo certi clamori: quelli gentili. Poco chiassosi. Brusianti. La movida da lì romba lontana. Il colle o monte Parioli ha sempre ospitato il Teatro che adesso è dedicato a Maurizio Costanzo, che lì pensava e metteva in scena, anzi in onda lo Show. Quello con il suo nome come già si faceva in America.

Per la prima dello spettacolo il Parioli brilla con misura. Discretamente. Deve andare in scena  “L’ONOREVOLE, IL POETA E LA SIGNORA” di Aldo De Benedetti con un cast di tutto rispetto:  Lorenzo Flaherty, Isabella Giannone e Francesco Branchetti che cura anche la regia. Lo spettacolo è rimasto in scena fino al 15 aprile.

L’onorevole, il poeta e la signora: vizi incancellabili dell’autore, Aldo Benedetti

Aldo Benedetti viene da una famiglia colta, il nonno era un accademico della Crusca, appoggiò Carducci e Pascoli, la madre teneva un salotto letterario. Era quindi “scritto…” che il giovane Benedetti si dedicasse alle lettere perché veniva allevato a latte e cultura. Durante la guerra scrisse “L’amore stanco” e racconta che vedere i generali in platea sorridere in quel truce periodo di fucili e bombe gli diede un grande sollievo e forse fu quella la scintilla che lo spinse sempre verso la commedia allegra. Commedia sì ma spinosa, arguta e spesso di denuncia.

Il regista di questa pièce: Branchetti, dichiara la modernità dell’autore in considerazione del momento storico che viviamo. Nessun dubbio sulla questione. Ma è anche l’Uomo che non sa cambiare e rimane identico nel suo andamento, gode o soffre di qualche picco in su e in giù. È lui stesso che contribuisce ad alimentare questa attualità di pensiero. La storia si replica come le commedie o le tragedie. Se poi quell’uomo è un politico la questione si esemplifica. Le fluttuazioni dei due sono simili direi identiche. I Greci in tempi assai lontani asserivano nel loro fine filosofare che il politico è lo specchio del popolo che rappresentano. Uno scrivano egizio intorno al 3000 a.C. scriveva ai genitori che i tempi erano peggiorati negli ultimi quarant’anni.

L’onorevole, il poeta e la signora

Il commediografo qui senza troppi filtri e giri di parole, attacca una casta di potentati che sale sul circo delle menzogne, delle promesse. Quel circo anzi lo aziona. Ha il famoso bottone rosso e decide quando lanciare i fiori o le bombe. Qui Leone, l’onorevole dal nome neanche troppo ricercato che calza sul personaggio come un guanto aderente, decide che la commedia del Poeta e drammaturgo si farà. Ed è qui che la storia si ripete tutt’altro che ineffabile, anzi prevedibile.

Poiché siamo a Roma ed è la città eterna che ospita il cast: si pensi e quegli eterni pollicioni (oggi like…) degli imperatori che nel tondo circoscritto dell’anfiteatro Flavio, in su e in giù, decretavano la vita e la morte dei gladiatori. La fortuna del popolo che pensava di venire ad assistere allo spettacolo ed era esso stesso lo spettacolo in cartellone e il prossimo pasto prelibato per i leoni famelici in arena e sugli spalti.  

La regia di Branchetti: giostra in perpetuo movimento 

La storia qui racconta le ambiguità dei personaggi. Oltre l’onorevole e il poeta, c’è anche una signora che riceverà le corte neanche troppo velata dell’onorevole o forse è la signora che fa la corte all’onorevole in un gioco che tale rimarrà. Sono tre personaggi ossessionati dai loro bisogni urgenti come se dovessero morire da un momento all’altro. La regia di Branchetti sovverte alcune regole “quasi universali” del Teatro che altri registi canuti ancora ribadiscono e difendono con vigore: «A Teatro non si dice la battuta urlando, non si dice muovendosi troppo o correndo, ci si muove se c’è un motivo, un carattere va dosato e non si può tenere per un tempo troppo lungo perché si rischia di distrarre o irritare l’uditorio». Le regole se si conoscono sono tutte trasgredibili naturalmente. Qui (in ordine) alcune battute del poeta in bocca a Branchetti sono urlate.

L’onorevole, il poeta e la signora: la messa in scena

Tutti si muovono come pervasi da un misterioso male interiore o una tarantola e da una parte all’altra della scena e di continuo, credo a soggetto e a ruota il compagno di palco si muove su quella traiettoria, seguendo l’altro come dentro una scia inconsueta.  Addirittura corrono come in una maratona casalinga e senza traguardo. Il motivo potrebbe essere un qualche tormento interiore che logora i personaggi?

Può darsi, ma occorre avere considerazione del pubblico costretto a inseguire quelli che dopo un po’ sembrano giocatori di un qualche sconosciuto sport.

Il poeta è ossessionato dai suoi insuccessi, dalle sue tre lauree che comunque lo portano a mendicare il pane o meglio una “tartina al salmone” e qui torna sagace e pungente l’autore che dirà e scriverà (non tra le righe) che in questo paese la cultura non paga.

Questa ossessione il regista decide di rappresentarla nel suo stesso personaggio con un mono-tono che il più delle volte mortifica la stessa comprensione. È il carattere di un personaggio complesso che pare abbia perso il dono stesso della parola per quel delirio. Non c’è articolazione. Anche qui si fa appello a quelle regole. Al mondo si sa ci sono persone che soffrono di certe gravissime patologie, ma il Teatro è una convenzione: come si pretende di catturare e peggio di mantenere l’interesse della platea quando per lunghe, lunghissime scene si recita in quel modo? I caratteri sono una figura meravigliosa del Teatro e del Cinema, ma sono come il sale: vanno dosati perché la minestra non risulti sgradevole al palato.

Scenografia sterile

Fuori fuoco, fuori contesto è la scenografia. Anche qui non c’è una esatta coincidenza tra storia e luogo. Pochi arredi, poveri, radi. Campeggia un divano di due posti non certo adatto all’abitazione di un onorevole abituato a ospitare cene galanti (come nella specie) o incontri con altri politici, potentati. Il tavolo appartiene pure a una casa diversa e così i vasi di vimini.

L’onorevole, il poeta e la signora

L’onorevole, il poeta e la signora: le intepretazioni

Certamente Branchetti è attore preparato che ha lasciato entrare il personaggio in ogni fibra del corpo: c’è un uso metodico e maniacale delle mani, del corpo che trema e vibra a ogni supplica verso l’onorevole. tanta energia stride con chi non mangia da giorni: in altri spettacoli ho assistito a un Poeta che a stento trascinava i piedi. Ricordo un meraviglioso Giancarlo Ratti che diede al pubblico una lettura ben diversa del personaggio in questione.

Lorenzo Flaerthy è attore noto, ha lavorato con grandi registi: qui dà vita a un personaggio sopra le righe. Gli si chiede di caratterizzare molto il suo Leone rampante e graffiante. Fa un uso smodato di una “S” dolce che a volte suona stucchevole.  Sono quasi certo che non gli appartenga. Muove le mani di continuo.

Isabella Giannone è precisa, puntuale nelle battute. Anche lei vive le contraddizioni di un personaggio ossessionato che vuole collocarsi in quella società di arrivisti senza scrupoli. Forse per far arrivare quello stridore usa una voce vellutata da gatta dentro anfibi da soldato. Il costume stride ma il regista ama le contraddizioni forse per non cadere nel banale e prevedibile? Potrebbe essere l’alibi o la motivazione. Ho detto prima che certe regole sono “quasi universali” e non voglio difendere la specie dei dinosauri perché tanto è ormai estinta e scomparsa, ma questo uso forte o forzato ha distratto la platea e un gruppo folto del pubblico, compresi habituè del teatro, che nell’intervallo hanno abbandonato la platea dandosi letteralmente alla fuga come hanno detto nel foyer.   

info

TEATRO IL PARIOLI COSTANZO
Via Giosuè Borsi, 20 – Roma
(Parcheggi convenzionati sul sito: https://www.ilparioli.it/dove-siamo/ )
Lunedì 14 e Martedì 15 aprile 2025 ore 21:00
PER INFORMAZIONI E BIGLIETTI:
Tel. 065434851 WhatsApp 3517211283
biglietteria@ilparioli.it www.ilparioli.it
BIGLIETTI ON LINE:
https://ilparioli.vivaticket.it/it/event/l-onorevole-il-poeta-e-la-signora/240038

Prezzo biglietti:
Settore unico – intero €20, ridotto €18

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.