Il Teatro India, con le burattinaie e registe Natacha Belova e Tita Iacobelli che abbiamo visto anche in TCHAIKA, dona al pubblico romano un assaggio di maestranza in un genere antichissimo e potente: il teatro di figura.
Ad animarsi all’ombra del Gazometro è Popriščin, protagonista di “Memorie di un pazzo” di Nikolaj Gogol, in questo adattamento in lingua spagnola intitolato “Loco”.
Contenuti
LOCO, da Memorie di un Pazzo di Gogol: La pazzia di un impiegato
Una spirale di sussurri, un letto grigio, una luce pietosa: così la regia ci presenta Popriščin, misero copista nella Russia imperiale. Ad interpretarlo è un burattino che prende vita da due anime – perché questo sono, più che semplici burattinaie, Tita Iacobelli e Marta Pereira della Compagnia Thcaika– e ci narra la sua stessa follia, forgiata dalla pressione di un lavoro umiliante, di un amore impossibile e di sogni tanto inadeguati quanto profondamente umani.
Tra risate e momenti commoventi, il pubblico si affeziona immediatamente al povero funzionario e vive la “magia” del teatro, quella che lascia lo spettatore ordinario sbalordito e l’addetto ai lavori a chiedersi quale sia il trucco.

TEATRO DI FIGURA – La tecnica umile di Iacobelli e Pereira
L’intero spettacolo è d’altro canto una piena illusione, spezzata soltanto, sfortunatamente, dai soprattitoli, forse superflui. Il solito, tacito accordo tra attore e spettatore riguardo il meccanismo di finzione, che diviene ancora più straordinario quanto la maestria di tre artiste è in grado di portarci a sentire le emozioni di un oggetto inanimato, persino ad amarlo.
Non finisce qui: i trucchi sono tanti, ben giocati, mai superflui o di stile, ma sempre ben connessi ad un significato ed un senso che permettono allo spettacolo di esplorare l’onirico con un’efficacia rara. Un lavoro che mostra precisione, fantasia, dedizione e pazienza: gli elementi scenici sono pochi, ma tutti si trasformano, tutti giungono, sempre, al loro massimo potenziale. Lo stupore non è cercato: è conseguenza di un processo brillante.
Sono tanti i momenti in cui si resta col fiato sospeso, in un’attesa della meraviglia sempre ben ripagata.
La Compagnia Tchaika – Chi sono Tita Iacobelli e Natacha Belova
La Compagnia Tchaïka, fondata da Tita Iacobelli, attrice e regista cilena, e Natacha Belova, burattinaia
belga-russa.
- Nel 2015, a Santiago del Cile, fondano un laboratorio teatrale sperimentale dedicato al teatro di figura contemporaneo da cui nasce Tchaïka che debutta nel giugno 2018 a Santiago del Cile.
- Nel settembre 2021 il secondo spettacolo, LOCO, presso il Théâtre National Wallonie-Bruxelles, in Belgio.
- Nel 2022, il terzo lavoro, Sisypholia, firmata da Natacha Belova e co-diretta da Dorian Chavez, la performance viene
presentata nell’ambito della Biennale Internationale des Arts Vivants Toulouse Occitanie, in Francia. - Nel 2025 la compagnia ha presentato la sua ultima creazione, Une Traversée, al Théâtre de la Cité di Tolosa.

La poesia di Loco in contrasto con la figura di Popriščin
Un sublime che crea uno strepitoso contrasto con la miseria assoluta di cui si parla. Popriščin è un personaggio grigio, senza carattere o granché di interessante da dire, tormentato, anche fisicamente grazie ad una geniale scelta di regia, dallecarte che copia e che infestano la sua fantasia divenendo fonte delle sue allucinazioni.
Proprio questo canalizza il messaggio dell’opera, che parte prima della critica sociale, prima della rabbia o del cinismo: una profondissima pietà. La poesia delle immagini – su tutte il momento in cui il copista canta, nella sua mente, la canzone che lo ha tanto colpito a teatro – coadiuvata dalla lentezza della parola, emoziona e mette il povero funzionario sotto uno sguardo tenero, riflesso nella scelta di calore della poca luce che bagna il palco.
Le anime di Loco sono Marta Pereira e Tita Iacobelli
Un sentimento che passa prima di tutto e soprattutto dalle mani e dai corpi di Marta Pereira e Tita Iacobelli. C’è amore in ogni gesto, dal sussurro deciso con cui risvegliano il burattino, che ce le lascia immaginare come infermiere del manicomio in cui è in cura, alle già citate dedizione e precisione attraverso le quali gli donano le anime, che in “lui” si fondono e arrivano come una al pubblico.
Per avere prova di questo basta osservare, con il favore delle luci di sala, la cura con cui il burattino viene portato a salutarci, come fosse anche lui un attore, come avesse anche lui bisogno del calore del suo pubblico.

Il primo giudizio è del pubblico del Teatro India
Su questo tema è giusto concludere: l’ovazione della platea. Perché in un’epoca in cui il teatro annaspa, l’opinione dello spettatore, quale che sia il livello di istruzione o di conoscenza del teatro, assume una grande rilevanza. In un panorama teatrale pieno di operazioni intellettualmente complesse che si rivelano respingenti per quello che è, lo si voglia o meno, il livello culturale medio, i lunghi minuti di applausi sinceri ed entusiasti che hanno salutato la semplice verità di “Loco”, sono un segnale da ascoltare.
LOCO – dati artistici
assistente alla drammaturgia e sguardo esterno Raven Rüell
ringraziamenti per il contributo artistico Sophie Warnant
disegno luci Christian Halkin
burattini Loïc Nebreda
sonorizzazione Simón González
costumi Jackye Fauconnier
realizzazione scenica e assistente alla regia Camille Burckel
foto di Pierre-Yves Jortay
produzione artistica Daniel Córdova
produzione Compagnie Belova-Iacobelli e Javier Chavez
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