L’OCCHIO DELLA GALLINA @Bif&st: una storia intima e personale di tenacia e resistenza

Abbiamo avuto modo di apprezzare la visione del docufilm L’OCCHIO DELLA GALLINA – AUTORITRATTO DI ANTONIETTA DEL LILLO che sarà presentato martedì 25 marzo 2025 alla sedicesima edizione del Bif&st di Bari con una proiezione alle ore 10,00 presso il Multicinema Galleria. Il docufilm è un’idea della stessa De Lillo e tra gli altri vede la partecipazione dell’attrice-regista portoghese Maria De Medeiros. L’audiovisivo è stato prodotto da Marechiarofilm con il contributo del MIC, della Regione Campania e della Film Commission Regione Campania.

L’OCCHIO DELLA GALLINA: un autoritratto che fa riflettere

Il docufilm, seguendo un impianto metacinematografico, ha origine nelle scabrose vicende che hanno coinvolto la regista campana nella distribuzione del film che poteva rappresentare la svolta nella sua carriera. I fatti prendono le mosse dalla distribuzione inadeguata del film del 2005 dal titolo Il resto di niente tratto dal romanzo omonimo di Enzo Striano, il quale narra le eroiche vicende di Eleonora Pimentel Fonseca (interpretata da Maria De Medeiros) durante la rivoluzione partenopea della fine del XVIII secolo. Il film ottenne innumerevoli premi e apprezzamenti dalla critica, ma per inspiegabili motivi, venne distribuito solo in venti copie, nonostante gli esercenti richiedessero di proiettarlo. Antonietta De Lillo decise quindi di citare in giudizio l’Istituto Luce, deputato alla distribuzione, il quale a sua volta, citò per diffamazione la regista, inaugurando così una lunga serie di contenziosi responsabili di un immeritato isolamento artistico della De Lillo.

La narrazione di una vita

Antonietta De Lillo racconta le sue vicende attraverso una narrazione intima e riflessiva, dove entrano in gioco i suoi affetti, le sue aspirazioni limitate proprio da un’ingiustizia subita a causa di un contenzioso legale che ha ostacolato la sua attività per vent’anni. Accadimenti che la De Lillo ancora non riesce a spiegarsi e che giustificano il titolo all’apparenza strambo. Da bambina la regista si accorge che le galline chiudono le palpebre dal basso verso l’alto, per l’appunto al contrario, come va il mondo nel momento nel quale si constata che la realtà è distorta, capovolta. Antonietta De Lillo di colpo si accorge di giocare ad un tavolo truccato, nel quale non basta vincere premi prestigiosi, non basta l’apprezzamento unanime della critica, né tantomeno la lode espressa al film da Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca Presidente della Repubblica. Il sistema cinema decide di espellere chi reclama i propri diritti, chi sottolinea un malfunzionamento, chi, probabilmente, non possiede santi ai quali chiedere un’intercessione.

L’importanza del confronto

Uno dei tanti aspetti positivi che rendono il docufilm molto fruibile, riguarda l’interessante scambio tra la regista e Maria De Medeiros, che, sedute una di fronte all’altra, si raccontano amabilmente, restituendo al pubblico le proprie affinità. Interessante il fatto di aver diretto entrambe, a pochi anni di distanza, due film che trattano di rivoluzioni (Medeiros nel 2000 gira Capitani d’aprile, e nel 2005 esce Il resto di niente), come anche la constatazione di un mancato riconoscimento come registe manifestato attraverso errori, dimenticanze, omissioni. La dichiarazione di amore per il cinema come strumento di espressione personale è spesso frustrata dalle difficoltà, che ancora oggi, le registe donne devono affrontare in un settore ancora dominato dagli uomini.

Riflessioni sulla società

L’OCCHIO DELLA GALLINA viene usato da Antonietta De Lillo come uno strumento per rielaborare il passato (anche attraverso immagini e video di famiglia) e per offrire una testimonianza che da personale diviene collettiva. L’esperienza della regista permette l’affioramento di verità che troppo spesso vengono taciute, come il disinteresse della collettività nei confronti di individui che stanno affrontando difficoltà personali e come la tendenza a schierarsi dalla parte dei potenti da parte degli individui. Il quadro che se ne traccia si tinge di tinte sconsolanti dove l’unico antidoto è rappresentato dal non fermarsi, dall’esercitare la necessaria resistenza, la quale, anche se diventa una prassi sfiancante, rimane forse l’unica via di uscita per chi non scende a patti con un potere che esclude senza fornire risposte, condannando i malcapitati in una solitudine artistica ed esistenziale.

L’OCCHIO DELLA GALLINA: una luce intima su scomode verità

L’OCCHIO DELLA GALLINA, premiato al Bif&st con il Premio per il cinema indipendente Nico Cirasola, è certamente un docufilm coraggioso proprio di chi non ha più nulla da perdere, che va assolutamente visto e introiettato. La proiezione di un’ora e mezza è coinvolgente e non permette cali di tensione alla narrazione grazie anche alla regia intima e personale di De Lillo, che non cede a momenti retorici o ancor peggio patetici, ma al contrario racconta con grande dignità, qualità sempre meno rintracciabile nei funzionari che amministrano il potere. Altri aspetti rilevanti si riscontrano, oltre che nella forza morale, nella potenza emotiva, profonda, struggente, assumendo tratti difficilmente esprimibili, come quella presente in ogni vita. Di primo piano anche l’importanza data al valore della testimonianza e della memoria. Proprio a questo proposito abbiamo apprezzato molto la didascalia finale che cita le fonti diaristiche e giudiziarie dalle quali sono stati realizzati il soggetto e la sceneggiatura del film.

Visto il 24 marzo 2025

L’OCCHIO DELLA GALLINA

Regia: Antonietta De Lillo

Sceneggiatura: Antonietta De Lillo, Laura Sabatino

Fotografia: Cesare Accetta

Montaggio: Elisabetta Giannini

Musiche: Daniele Sepe

Produzione: Marechiaro film

INTERPRETI

Antonietta De Lillo, Maria De Medeiros, Carolina De Lillo Magliulo, Elisabetta Giannini, Alice Mariani, Marcello Garofalo, Luca Musella, Adele Pandolfi

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Sergio Battista

Musicista, critico cinematografico e saggista, interessato ad un approccio multidisciplinare delle arti. Nelle sue esperienze intreccia costantemente l'interesse, e la passione, per la musica, la fotografia, la scrittura e il cinema, soprattutto nelle loro interazioni con il potere.