In scena il 29 e 30 ottobre al Piccolo Bellini di Napoli, “Lo Psicologo” porta a teatro l’omonimo progetto ideato da Enrico Pittari con Alessandro Haber, nato come serie di micro-episodi e presentato in anteprima a Roma. Annunciato come esperimento tra grottesco e ricerca sulla fragilità contemporanea, lo spettacolo propone una sequenza di incontri notturni in uno studio-bunker. Un’operazione ambiziosa, che sul palco cerca ancora un equilibrio tra intenzione e risultato.

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LO PSICOLOGO al Piccolo Bellini: quando l’arrampicata comincia dalle scale
Arrivare nel Piccolo Bellini è sempre quasi un rito iniziatico: una lunga salita bianca, una scalata più che un accesso. Una volta dentro, il teatro mantiene il suo abituale calore, ma l’atmosfera che introduce Lo Psicologo di Enrico Pittari punta subito a qualcosa di più: non solo uno spettacolo, ma un manifesto.
Prima dell’apertura del sipario, lo stesso regista entra in scena. Parla di teatro come forma di lotta, di avanguardia, parla di imperfezione come chiave della serata. Una premessa importante, che carica il pubblico di aspettative e prepara al viaggio in una presunta frontiera della ricerca scenica.
E forse, proprio per questo, l’impressione successiva risulta poco incisiva, non all’altezza delle aspettative suscitate.
LO PSICOLOGO: un bunker mentale pieno di spifferi
La scenografia suggerisce un antro psicologico urbano: scrivania carica di oggetti, specchi offuscati, una sedia girevole, una figura rosa-Barbie chiamata Sissi che entra ed esce servendo gin tonic e piagnucolando. Luci basse, fumo, notte.

Sulla carta, un’estetica noir-grottesca che promette densità e scarti emotivi.
Sul palco, però, tutto resta abbozzato. L’ambientazione vuole essere bunker psichico, ma non diventa mai vero spazio mentale; gli specchi sono metafora evidente, ma rimangono simboli immobili.
Anche la musica — a tratti techno, a tratti drammatica — sembra voler scandire micro-episodi, senza però costruire continuità o identità sonora.
LO PSICOLOGO: sedute senza terapia
Lo Psicologo mette in fila una serie di “clienti”: una ninfomane, un cardinale colpevole, una politica tormentata, una donna schiava del proprio corpo, una futura madre in crisi, un soldato complottista, una vittima traumatizzata, un personaggio queer disperato, un rider pseudo-arabo e infine un vecchio amico psicologo francese.

Ogni ingresso dovrebbe incarnare una ferita del contemporaneo. Purtroppo però le ferite, qui, sanguinano poco, troppo poco. I dialoghi sono brevissimi, non abbastanza lunghi per scavare; i temi — religione, sessualità, colpa, corpo, fede, identità, trauma, pandemia — si affacciano senza profondità, come titoli di un giornale agitati in fretta.
Spunti interessanti emergono (una frase suggestiva ed efficace sulle menzogne ripetute, la dicotomia amara “zucchero e speranza” / “piombo e verità”), ma scivolano via perché non trovano terreno drammaturgico in cui radicarsi.
Lo spettacolo sembra muovere i suoi passi in una zona di transizione: più che grottesco, il tutto sembra frammentario, più studio che avanguardia compiuta, più esercizio di linguaggi che provocazione definitiva. Una ricerca ancora in esplorazione.

LO PSICOLOGO: Haber e il peso dell’aspettativa
Al centro, Alessandro Haber. Carisma naturale, voce roca, presenza magnetica per definizione. Eppure, qui sembra trattenuto dentro un ruolo dall’identità sfuggente: spacciatore? terapeuta? oracolo cinico? figura messianica mancata?
La sua pronuncia a tratti poco chiara, le interazioni rapide, il ritmo sempre uguale cancellano la possibilità di un crescendo emotivo. È come se ci fosse un’intenzione di “missionario laico” che però si ferma alla soglia del carattere, senza trasformarsi in viaggio interiore.
Accanto a lui, giovani interpreti: qualcuno convince di più, altri risultano caricaturali, probabilmente penalizzati da un materiale che concede troppo poco tempo per respirare. La figura di Sissi, volutamente grottesca, appare più come intermezzo incerto che come dispositivo drammaturgico.
LO PSICOLOGO: dalla serie al palco – evoluzione spontanea o spazio ancora in cerca di definizione?

Il progetto nasce come serie da episodi di 3-5 minuti, annunciata come rivoluzionaria e presentata a Roma, ma senza ancora una reale piattaforma di distribuzione nota.
La domanda sorge spontanea: questo approdo teatrale è un’estensione audace o un tentativo di dare forma a un progetto ancora in cerca di casa?
Sotto si vede una riflessione stimolante, ma il linguaggio da micro-pillole digitali, se non ripensato, sul palco rischia di diventare una successione di bozzetti senza respiro. Il teatro non teme la brevità, ma chiede densità — qui, per ora, prevalentemente dichiarata, più che consegnata.
LO PSICOLOGO: dove l’imperfezione non trova ancora forma
In scena si parla molto di imperfezione, ma questa rimane concetto, non esperienza. Il testo punta a una poetica dell’incompiuto, del frammento, dell’umanità smarrita. Ma troppo spesso ciò che arriva è una serie di accenni, come se mancasse ancora una fase di maturazione.
Non c’è nulla di sbagliato nella sperimentazione: anzi, è salutare. Ma sperimentare significa anche accettare che alcune idee vadano raffinate, potate, temperate.
LO PSICOLOGO: promessa in cerca di compimento

Lo Psicologo mi ha comunque molto incuriosito. È un progetto ambizioso — forse più ambizioso di quanto oggi sia saldo – e l’ambizione mi piace. Ha coraggio, e uno spirito di laboratorio che merita rispetto. Ma l’ambizione, per essere vissuta dal pubblico, ha bisogno di precisione, ritmo, visione compiuta.
Al momento, lo spettacolo sembra un work-in-progress portato in scena con troppo anticipo, e la sua dichiarata rivoluzione appare più promessa che gesto compiuto.
Non dubito che possa evolvere, trovare forma e mordente. Auspico che questo debutto sia un primo passo verso una sintesi migliore, dove idee, testo, ritmo e attori possano finalmente respirare e far respirare.
E allora sì: forse quella “imperfezione” tanto invocata potrebbe diventare davvero linguaggio, non solo parola.
Visto il 29 ottobre 2025
Dal 29 al 30 ottobre 2025
Piccolo Bellini di Napoli
LO PSICOLOGO
regia Enrico Pittari
con Alessandro Haber, Alberto Vetroni, Antonella Bavaro, Andrea De Satti, Claudio Collano, Mauro Gambino, Desirèe Salemi, Ivana Coronese, Christian Marcesini, Greta Nitti, Allegra De Pinto
assistente di produzione Eleonora Tanzi
costumista e scenografa Fortunata Toscano
produttore Salvio Simeoli
produzione Golden Boys
foto di scena Davide Capasso
Durata Spettacolo: 70 minuti
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