L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA @ Teatro Metastasio: De Summa racconta l’assenza a se stessi

In scena da martedì 4 a domenica 9 marzo al Teatro Metastasio la prima assoluta de L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA, il nuovo spettacolo di Oscar De Summa, da lui scritto diretto e interpretato insieme a Mattia Fabris, Lorenzo Guerrieri, Andrea Macaluso, Valeria Sibona (dopo la edizione speciale di Stasera sono in vena). Ci immerge in una favola nera sul senso di inadeguatezza tipico dell’uomo di oggi, imprigionato in un kafkiano e indefinito senso di colpa esistenziale e sospeso in un’eterna adolescenza. Come in un sinistro Paese delle meraviglie percorriamo la strada di un’Alice contemporanea, costretti a difenderci anche noi, colpevoli di aver completamente abdicato a noi stessi.

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: un’indiavolata girandola di travestimenti

L'INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA
L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: Valeria Sibona “sotto accusa” nelle scene iniziali – fotografia di Duccio Burberi

La scena si apre su una fila di sedie che ospitano, immobili, alcuni curiosi personaggi. Attendono in silenzio e uno alla volta si spostano sul proscenio per incontrare in una scenografia vuota, la protagonista (Valeria Sibona), una giovane di oggi alle prese col tentativo di decidere cosa fare di se stessa. Mattia Fabris, Lorenzo Guerrieri, Andrea Macaluso, e lo stesso Oscar de Summa interpretano, in un’indiavolata girandola di travestimenti, un subdolo poliziotto e il suo inquietante assistente che indagano sulla sua vita, un avvocato della difesa che le promette assistenza in un fiume di parole, il fratello scettico e accusatorio nei suo confronti (“che hai combinato?”), due clowneschi saltimbanchi filosofi che le ricordano l’eterna mutevolezza del tutto e la dicotomia in cui si gioca la vita di ognuno tra lotta e fuga per la sopravvivenza, fino ad un’intera corte giudicante dove si celebra il suo stesso processo. Un surreale susseguirsi di colpi di scena, scanditi dagli accordi dissonanti di una tromba con cui l’inquietante pifferaio magico Macaluso intervalla i diversi momenti. La scena si sospende nell’ironia di un tempo onirico, in cui tutto sembra falso e invece è tutto vero, come veri sanno essere gli enigmi della Sfinge o gli oracoli incompiuti di un profeta.

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: nudi davanti al sommo tribunale dell’Io

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L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: gli attori in prova- Fotografia di Duccio Burberi

Come Joseph K., la protagonista si trova improvvisamente a doversi difendere da un’accusa inesistente, anzi da un’accusa di inesistenza (“lei può dimostrare di esistere?”). Attraversata da un’adolescenziale vertigine di impotenza, come una smarrita Giovanna d’Arco digitale, cerca di trovare il bandolo della sua storia, incapace di trovare le parole per dare senso, per porre confini all’invasione impietosa degli eventi, per definirsi. L’accusa di assenza a se stessa si carica di un’aura simbolica che travalica i confini cronologici di un singolo periodo della vita in cui tutti abbiamo sperimentato l’irresistibile indeterminatezza della transizione all’età adulta. Diventa metafora di una condizione universale di liquidità e di dissoluzione dell’identità che l’essere umano nell’epoca nelle non-cose, come ci ricorda Byung chu Lan, nudi davanti al sommo tribunale dell’io, inermi allo shock della ferita da tradimento, in fuga anestetica dal dolore, privi del coraggio di pulsare per qualcosa, travolti dal vento del cambiamento incessante e senza direzione.

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: IL REBUS MISTERIOSO DELLA FINE DELL’UOMO

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: Un scena- Fotografia Duccio Burber

Gli attori, dalle movenze e i costumi eccentrici, vagamente surrealisti, si accavallano con maestria, in una frenetica danza di parole e movimenti che sembra volerci disorientare; ci seduce con l’ironia sorniona e e a tratti esilarante delle loro giravolte, per lasciar morire sulle labbra il sorriso nella percezione che è della fine dell’uomo e della sua solidità ontologica che si sta parlando, del nostro essere, citando Gunther Anders, incolpevoli colpevoli davanti al tribunale senz’appello della vita. Se la drammaturgia è disseminata di indizi come un rebus misteriorso, il mondo fuori sembra scomparso, non ci sono oggetti di scena, fondali, colori, confini: eventi e personaggi sono evocazioni senza giustificazione, la carnalità dell’esistenza sembra sostituita dalle tracce labili che lasciamo nelle fauci di un sistema burocratico impersonale, che sorride con asettica formalità mentre ci condanna alla vita forzata.

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA: in cerca di un’alternativa all’assenza

Con questo sapore di incerta amarezza lasciato da questo intelligente ed enigmatico spettacolo accogliamo il confronto con attori e regista che hanno incontrato il pubblico sul palco dopo la rappresentazione. De Summa rivela il lavoro di ricerca condiviso con gli attori e il processo di condensazione che sta dietro una messa in scena a cui, per scelta, si dedica un tempo lungo di incubazione, in reazione ai tempi corti e performanti a cui anche il teatro italiano sembra piegato in un’ottica in cui la produttività non sempre gioca a favore della cura e della qualità. Emerge il tentativo di testimoniare il nostro tempo e di raccontare l’incapacità stessa delle parole di “dire il da dire”, l’impotenza smarrita ma creativa per sua stessa natura del teatro di farsi interprete di un’ alternativa all’assenza, anche solo evocandola, dandole voce senza pretese risolutorie. L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA è uno spettacolo a rilascio lento, che diverte e incuriosisce per poi insinuare e rivelare nel tempo della riflessione, ben oltre la rappresentazione, la sua provocazione al pensiero e alla ricerca condivisa.

Visto al Teatro Metastasio (Prato) il 5 marzo 2025

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA

di Oscar De Summa
con un contributo di Lorenzo Guerrieri
con Oscar De Summa, Mattia Fabris, Lorenzo Guerrieri, Andrea Macaluso, Valeria Sibona
assistente alla regia Tommaso Rotella
progetto luci Matteo Gozzi
progetto musicale Oscar De Summa
scene Lorenzo Banci
costumi Chiara Lanzillotta
produzione Teatro Metastasio di Prato

PRIMA ASSOLUTA

L’INFAMANTE ACCUSA DI ASSENZA teaser
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