LIDODISSEA @Teatro Palladium: quando il mito non basta a salvare il teatro

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Roma

Sabato 22 marzo 2025, il Teatro Palladium di Roma si è fatto porto per LidOdissea, una produzione della Compagnia Berardi Casolari con la collaborazione drammaturgica di César Brie. Uno spettacolo che, come il viaggio di Ulisse, oscilla tra il desiderio di un ritorno e il rischio di un naufragio, dove il mito non è rifugio, ma specchio deformante della nostra epoca.

La rappresentazione, meritoriamente attenta all’accessibilità, ha reso la sua epopea fruibile a tutti, con audio-descrizioni dal vivo e soprattitoli grazie al sostegno del MiC – Direzione Generale Spettacolo.

LIDODISSEA: Il rischio di appoggiarsi a un classico

Affrontare l’Odissea significa misurarsi con un archetipo, con una storia già plasmata nella coscienza collettiva. Il rischio più grande? Confidare che la forza intrinseca del mito possa bastare. In effetti, è facile lasciarsi sedurre dalla grandezza di Omero, dalla sua capacità di rimanere attuale senza bisogno di mediazioni. Il rischio è quello di rifugiarsi nella sua universalità e lasciare che sia il testo a parlare, invece di interrogarsi su come trasformarlo in una materia viva, in una visione che non sia semplicemente un riflesso di un paradigma eterno, ma un’urgenza del presente.

LidOdissea riesce a evitare questa insidia grazie a una scrittura che intreccia con intelligenza la parola epica alla quotidianità più sciatta e disillusa, facendo del confronto tra l’eroismo antico e il vuoto contemporaneo il fulcro del racconto. Il viaggio di Ulisse qui si rifrange nelle vite di personaggi in vacanza in uno stabilimento balneare, tra sdraio sgangherate e l’eco lontano di una grandezza ormai svanita. La trasposizione, proprio perché ancorata a un contesto di estrema ordinarietà, riesce a dare al mito una nuova prospettiva, un cortocircuito che illumina il contrasto tra la tensione epica del viaggio e il disincanto dell’oggi.

la scrittura che “salva” lo spettacolo…

Se c’è un’ancora di salvezza per LidOdissea, è proprio nella parola scritta. La drammaturgia di Berardi e Casolari non si limita a sovrapporre mitologia e contemporaneità, ma le fa collidere in un cortocircuito che, nei momenti migliori, restituisce l’amarezza di un mondo che ha perso il senso dell’attesa, della lotta, del desiderio. Omero diventa un prisma attraverso cui leggere l’inquietudine di un presente disorientato, senza eroi e senza dèi, che si consuma in una deriva senza meta.

L’elemento più interessante della scrittura è la capacità di far coesistere il sublime e il triviale senza forzature. La lingua alterna registri con naturalezza, lasciando che la sacralità della parola omerica si infranga contro il linguaggio quotidiano, asciutto e crudo, senza perdere intensità. È qui che lo spettacolo trova la sua maggiore efficacia: nella tensione tra il mito e la sua decadenza, nella distanza tra l’eroe che cerca di tornare a casa e l’uomo contemporaneo che fatica perfino a immaginare una meta. In questo senso, LidOdissea funziona meglio quando si affida al testo, e meno quando lo sovraccarica di elementi visivi e interpretativi ridondanti.

…in un’immaginazione che si smarrisce

Se la scrittura regge il cuore dello spettacolo, la regia ne appesantisce il respiro. La scelta di un’ambientazione volutamente dimessa è un’intuizione interessante: rifiutare il decoro, mostrare il quotidiano nella sua nudità, trasportare l’Odissea in un luogo che non ha nulla di epico, se non l’eco di una grandezza ormai perduta. Tuttavia, questa intuizione viene svilita da una regia che non sembra fidarsi della forza evocativa del testo e sente il bisogno di riempire ogni spazio, di moltiplicare segni e sovraccaricare il visibile. L’allestimento, anziché creare un vuoto in cui la parola possa riverberare, si fa denso, ingombrante, quasi eccessivamente narrativo.

La direzione attoriale segue la stessa tendenza: gli interpreti spesso insistono su una gestualità marcata, su toni che amplificano l’intenzione invece di lasciarla emergere naturalmente. Il risultato è un teatro che, pur nella sua ambizione di sottrarre, finisce per aggiungere troppo: troppi dettagli scenici, troppe didascalie emotive, troppi segnali che, invece di rafforzare il senso, lo disperdono. Il mito, nella sua potenza evocativa, avrebbe richiesto un gesto più essenziale, più asciutto, capace di lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore. Qui, invece, l’immaginazione viene quasi soffocata da un eccesso di intenzione.

LIDODISSEA: la musica al servizio del mito- Omero al femminile: l’aedo cieco come guida

L’elemento più affascinante dello spettacolo è la figura dell’aedo cieco, qui declinata al femminile con una speciale “maestra di verità”, Silvia Zaru. Un’intuizione potente, che incarna l’eredità della parola tramandata, la memoria che si fa voce, respiro e canto. In un contesto carico di interpretazioni eccessivamente enfatizzate e didascaliche, la sua presenza è puro ossigeno, lascia spazio all’ascolto, restituendo alla narrazione una sacralità che altrove si perde tra il troppo dire e il troppo mostrare.

Il rap: un’inclusione mancata

A un certo punto di questo potpourri scenico, fa la sua bizzarra comparsa anche un segmento rap. Una scelta che, da un lato sarebbe potuta risultare stucchevole, e dall’altro avrebbe potuto rappresentare un’ulteriore declinazione del linguaggio teatrale in chiave contemporanea, ma che è risultata poco curata nell’esecuzione, seppur in fondo funzionale, configurandosi come uno dei pochi momenti davvero comici dello spettacolo. Tuttavia, più un esercizio di stile che un’integrazione organica al racconto, un’occasione mancata per dialogare con le sonorità e le poetiche urbane.

BERARDI E CASOLARI agiscono tra denuncia e autocommiserazione

Se il teatro è lo specchio della società, LidOdissea tenta di riflettere la condizione di chi vive in un sistema abilista, ma rischia di cadere nella trappola della lamentazione. Il confine tra denuncia e pietismo è sottile, e qui si sfiora pericolosamente il secondo. La cecità diventa un tema totalizzante, enfatizzato in maniera quasi opprimente, tanto da spostare la percezione dalla riflessione politica alla commiserazione. Il rischio è che lo spettacolo non porti alla normalizzazione dell’inclusione, ma induca nel pubblico quella pietà sterile che è l’ultima cosa di cui si ha bisogno.

Accessibilità: un diritto, non un’eccezione

Uno degli aspetti più encomiabili di LidOdissea è l’attenzione all’accessibilità. Grazie al supporto del MiC – Direzione Generale Spettacolo, la performance è stata resa fruibile anche per persone con disabilità visive e uditive, attraverso audio-descrizioni e sovratitoli.

Eppure, se ne avverte il limite: perché un’attenzione così necessaria deve ancora dipendere da progetti speciali, invece di essere la norma? I teatri dovrebbero farsi carico di questa inclusività senza necessità di bandi dedicati, perché il diritto alla cultura non può essere un’eccezione, ma una prassi consolidata.

LIDOdisseA è un viaggio senza Itaca

LidOdissea è un esperimento teatrale che oscilla tra intuizioni brillanti e scelte poco calibrate. La scrittura regge il peso del racconto, ma la regia e le interpretazioni lo appesantiscono, privandolo del respiro che una storia epica meriterebbe. Se l’intento era portare a una riflessione, il testo ci riesce; se l’obiettivo era scuotere le coscienze sul tema della disabilità e di una Odissea contemporanea, il rischio di autocommiserazione è dietro l’angolo. L’Odissea, paradigma eterno, sopravvive alla sua stessa trasposizione, ma l’Ulisse di questa messinscena sembra vagare senza ancora aver trovato il proprio approdo.

LIDOdisseA -CAST E DATI ARTISTICI

testo e regia Gianfranco Berardi
e Gabriella Casolari con la
collaborazione di César Brie
con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Ludovico D’Agostino, Silvia Zaru
elaborazioni musicali Ludovico D’Agostino
disegno Luci Mattia Bagnoli
assistente alla regia Viola Lucio
costumi Giada Fornaciari
decorazioni di scena Sara
Paltrinieri organizzazione
Benedetta Pratelli
Produzione IGS APS, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia, Manifatture Teatrali Milanesi – MTM Teatro, Accademia Perduta – Romagna Teatri SCRL, Comune di Bassano del Grappa.
Con il sostegno del MiC – DIREZIONE GENERALE SPETTACOLO e del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro.

Vuoi collaborare con la redazione di Gufetto-Teatro su ROMA, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI… O NELLA TUA CITTÀ?

poltrone teatro

Gufetto cerca collaboratori!

Gufetto forma REDATTORI esperti di scrittura in ottica SEO, e CRITICI di Teatro, Arte, Libri e Musica, in erba.
La collaborazione a titolo formativo è gratuita e permette l’accesso ad un percorso di visione critica scelto dalla Redazione di Gufetto in base alle proprie capacità.

Vuoi scrivere di teatro? Vuoi metterti alla prova e dedicare il tuo tempo alla scrittura critica?
Scrivici a gufettomag@gmail.com

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF