Santo Genet da Genet per la Compagnia della Fortezza di Arianna Frattali @ Edizioni ETS: un discorso segreto su un unicum teatrale

Santo Genet da Genet per la Compagnia della Fortezza, di Arianna Frattali, appena uscito per le Edizioni ETS, è un saggio cospicuo e multiforme.

Di significativo spessore, è in grado di collocare saldamente la performance oggetto di studio e l’intera ricerca di Armando Punzo e della Compagnia della Fortezza entro coordinate storico – culturali finalmente indiscutibili.

Vengono indagate, nel capitolo omonimo, le radici della ricerca e della sperimentazione della Compagnia, sottolineandone la discendenza dal Nuovo Teatro, da cui la messa in crisi di ogni concetto di centro, sia esso edificio teatrale, predominanza testuale o centripetazione della regia.

Dalle radici alla disseminazione, compiendo una precisa ricostruzione della storia del genere teatro in carcere, da un lato, ed esaminando la straordinaria capacità della Compagnia della Fortezza di spostarsi dallo spazio carcere per repliche in teatri istituzionali, dall’altro.

E già la collocazione del fenomeno Armando Punzo (metà santo per la volontaria reclusione, metà genio per il progetto visionario di un teatro stabile in carcere, come lui stesso si definisce) e dell’attività miracolosa e irripetibile del gruppo è un risultato infinitamente meritevole.

Ma il saggio evita un’espansione solo erudita e una mira solo storico – concettuale e affonda l’indagine nell’area più complessa e più sfuggente, il metodo di lavoro del regista e del gruppo, definendo e caratterizzando “un linguaggio performativo liminare volto al rispecchiamento (obliquo) di una visione del teatro e del mondo capace di capovolgerne gli assetti istituzionali”. Esemplifica ed esamina il metodo/non metodo di Armando Punzo e dei suoi performer, il rapporto eretico con gli autori rappresentati (che in sé non esistono e fanno solo da medium, da reagente in direzione dell’emersione dell’umanità dell’interprete: non a caso si usa  da, non di , evitando un’autorialità invadente).

Anche del metodo variegato e cangiante del regista si opera la creazione di un albero dotato di riconoscibili radici e metodologiche suggestioni e rimandi possibili (la crudeltà artaudiana, per nominare una sola categoria), mentre se ne discutono i gangli di fascino e di architettura (la lingua, ad esempio, architettura verbale: “la verbalità stessa costruisce una realtà altra”, in direzione infinitamente antimimetica).

Il capitolo che opera la collocazione dell’operazione di Armando Punzo nell’area del teatro post drammatico, sulla scia di Hans- Thies Lehmann e Erika Fischer – Lichte, esaminando il concetto base di corporeità, è un’operazione di lucido sforzo e di impeccabile capacità di far virare l’arte in atto nella categoria esatta a cui appartiene, riflettendo su nuovi confini sempre flessibili, ma infinitamente fruttuosi per orizzontarsi in un posizionamento di coordinate critiche e culturali che il regista e il gruppo meritano appieno.  

E proprio questo logos ordinatore, lucido e profondo, da un lato, e la capacità di riferire, invece, l’ondulazione irreggimentabile di questo metodo (il testo guida, racconta Arianna Frattali, Genet in questo caso, ma altri autori in altri,  viene frammentato, rielaborato, contaminato con testi diversi, regalato a personaggi diversi, collegati alla storia dalla loro esistenza di attori- detenuti. Oppure, altrove: non esiste un copione, riferisce l’autrice, perché il tessuto della fabula cambia replica per replica, o sera per sera, o attimo per attimo – un teatro che scorre, che fluisce…) sono l’equilibrio instabile, incrollabile di questo saggio.

Più performativo di quanto si sospetti nonostante lo spessore inattaccabile delle risorse e delle conoscenze, questo saggio si costruisce nello stesso fuoco sinestetico dello spettacolo analizzato, riuscendo a trasmettere, nell’analisi lucida e colta, un discorso segreto, un tuffo verso l’inconoscibile, verso un metodo creativo le cui coordinate sono afferrate e discusse, senza per questo prevederne né limiti né esiti. Nell’equilibrio tra analisi e sistemazione, logos, da un lato, e abbandono percettivo, , dall’altro, sta il valore impeccabile di questo libro: splendido saggio, e non solo.                    

EDITORE: Edizioni ETS

AUTORE: Arianna Frattali

COLLANA: Narrare la scena

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PREZZO: 18,00 euro

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