Rodion di Beatrice Simonetti @ Delrai Edizioni: un esordio dirompente tra storia e fantascienza

Delrai Edizioni ha proposto fra le sue uscite il primo romanzo di Beatrice Simonetti, un romanzo ucronico in cui i fatti presentati sono tutti ipotetici e partono da una situazione sconvolgente agli occhi di noi contemporanei: Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e il mondo è spaccato, diviso in due parti nemiche.

Da un lato, la Germania nazista che ha conquistato l’Asia, l’Africa e l’intera Europa, fatta eccezione per la Gran Bretagna che con gli Stati Uniti resiste e tenta di opporsi a un’avanzata inarrestabile.

Fra queste due potenze intercorre qualcosa che rimanda chiaramente alla Guerra Fredda; nonostante una pace, i sospetti e le tensioni si celano dietro gli accordi diplomatici e in entrambi gli schieramenti uno e solo uno è lo scopo: annientare definitivamente l’avversario.

La vicenda raccontata nelle pagine di Rodion prende il via nel 1946 a Tula, cittadina russa diventata un campo di isterilimento dopo la sconfitta e l’occupazione della Russia da parte delle truppe tedesche. Rodion Petrov è un bambino che vive a Tula con la sua famiglia ed è sottoposto alle crudeltà e alle torture da parte dei nazisti, che considerano i russi non uomini secondo le teorie barbare e orrende della razza e che per questo devono lavorare fino a morire per rendere grande la Germania.

Non c’è pietà per i Petrov né per nessun altro a Tula: vengono lasciati morire di fame o di freddo, vengono distrutti nella loro dignità e nella loro umanità. Lo scopo è proseguire l’estinzione delle “razze inferiori” che già ha permesso al nazifascismo di eliminare quasi tutti gli ebrei europei.

I Petrov, oltre a essere russi, hanno un’altra grande colpa: sono membri della Resistenza e per questo diventa ancora più necessario farli morire. La Gestapo entra nella misera casa e senza nessuna pietà spara a Ivan e Sonja, i due genitori; Andrej, il figlio più grande, a letto malato, rimane in balia degli aguzzini ma Rodion, piccolo e indifeso, scappa da una finestra, corre nella neve e stremato finisce sull’uscio di una villetta, addormentandosi quasi congelato.

Tredici anni dopo, nel 1959, il lettore si ritrova a Dresda e conosce Edmund Heyder: basta poco per capire che Edmund e Rodion sono la stessa persona. Quel bambino russo indifeso si è salvato ed è cresciuto convinto di essere un tedesco, un tedesco che deve assolutamente onorare la grande Germania e diventarne un soldato fiero e pronto a combattere per difenderla.

Queste sono le premesse del romanzo di Beatrice Simonetti che ci regala una storia in cui tutto è incentrato sulla ricerca della propria identità.

Edmund non sa nulla di sé eppure qualcosa lo rende diverso da tutti gli altri. Lo dimostrerà il suo comportamento durante il duro addestramento per diventare soldato: lui, un tedesco “puro”, rimane sorpreso dalla violenza e dalla crudeltà dei suoi commilitoni e dei suoi superiori, soprattutto quando si ritrova a prestare servizio in Russia in un campo di isterilimento.

A quel punto scatta in lui una tensione verso la giustizia che lo rende unico rispetto agli altri uomini in divisa. E non è un caso, se ci riflettiamo: Edmund, il tedesco, sta lasciando sempre più spazio a Rodion, quel bambino russo impaurito che sembra essersi nascosto in un’altra vita per sopravvivere. Ma il ritorno nella sua terra natia non può non risvegliarlo.

E se anche fosse un lento risveglio, ad aiutarlo nel ritrovare il suo vero sé intervengono due personaggi incredibili, che la Simonetti descrive e racconta in modo potente.

Il primo è l’Oberfuhrer Meinrad Werner, collega di Tristan Heyder, il presunto padre di Edmund. Conosciamo Meinrad attraverso due linee temporali: il presente, in cui come capo in carica incontra Edmund, suo sottoposto, e fa di tutto per distruggerlo perché sa benissimo chi è, e il passato che svela la sua progressiva discesa all’inferno pur di ottenere riconoscimento e prestigio.

Il secondo è Andrej, il fratello scomparso che noi lettori consideriamo morto fin dall’inizio del romanzo. Andrej è sopravvissuto ed è diventato uno dei capi della resistenza russa, un uomo audace, coraggioso, grandissimo stratega e abile combattente. Ha saputo resistere alle torture di cui porta ancora i segni sul viso e si è temprato nel corso degli anni divenendo una guida fondamentale per i transfughi russi scappati dai campi di isterilimento.

Meinrad e Andrej permettono a Edmund di ritrovare in sé Rodion, di riconoscersi finalmente e scegliere la sua strada dopo aver sopportato sofferenze e dolori che l’autrice descrive in un modo così accurato che il lettore non può non percepirli sulla sua pelle.

Rodion è un romanzo che scorre veloce: il linguaggio è semplice e diretto e questo permette una empatia immediata con tutti i personaggi, non solo il protagonista. In certi momenti, sembra di leggere quasi una cronaca spietata delle meschinità e delle crudeltà che Simonetti ci racconta. E per questo in più di una occasione si ha l’impressione di ricevere dei colpi allo stomaco. Ma il dolore quasi fisico e il profondo fastidio che si prova di fronte ai fatti narrati è il motore stesso che spinge il lettore a immergersi nelle pagine.

La verità è che è difficile staccarsi da Rodion una volta iniziato: non si riesce a smettere di leggere non solo perché Edmund e la sua purezza d’animo ti entrano nel cuore, ma anche perché ogni singolo personaggio o evento ti attraversa e ti lascia addosso sensazioni e immagini che è faticoso scrollarsi di dosso.

Siamo di fronte a un romanzo di formazione forte e crudele che poco spazio lascia alla gioia e alla speranza, ma anzi ci dà l’occasione di porci domande importanti: cosa sarebbe successo se la storia non fosse andata come la conosciamo? Il mondo sarebbe davvero come quello che Beatrice Simonetti dipinge con il suo tratto chiaro e lineare?

Non è un caso che il senso di angoscia che pervade il lettore sia del tutto simile a quello che si può provare di fronte ad altri romanzi distopici, primo fra tutti 1984 di George Orwell. Per tutto il romanzo si ha l’impressione di camminare su un filo sottilissimo, in bilico, con il terrore di scoprire che anche Edmund alla fine diventerà un aguzzino come tutti gli altri.

Ed è proprio a Edmund/Rodion che il lettore guarda costantemente, cercando con lui delle risposte e preservando tutta l’umanità possibile, anche e soprattutto nei momenti peggiori. Sapendo che è proprio dall’umanità che bisogna ripartire per resistere, preservare ciò che c’è di più fragile in ognuno di noi per non cedere a un mondo senza pietà.

EDITORE: Delrai Edizioni

AUTORE: Beatrice Simonetti

COLLANA: Algol

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2018

PREZZO: 16,50 euro

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