PLPL2023 – il primo incontro di “Scrittori che parlano di altri scrittori” Mario Desiati e Fleur Jaeggy

Tra gli oltre oltre 600 appuntamenti di Più Libri, più liberi 2023, abbiamo seguito una iniziativa interessante, indicata con la lettera “S” ovvero: “Scrittori che parlano di altri scrittori“, una nuova “formula” proposta dalla Fiera della Piccola e Media editoria per conoscere meglio gli scrittori attraverso il racconto che ne fanno altri scrittori.

Noi di Gufetto abbiamo seguito Mario Desiati che ci ha letto alcuni passi di Fleur Jaeggy, scrittrice svizzera tradotta in diciotto lingue.

tutti gli “Scrittori che parlano di altri scrittori” a più libri più liberi 2023

Un ciclo di incontri che ha visto fra i protagonisti Nadia Terranova che ha raccontato Jane Austen e Gaja Cenciarelli che si è dedicata a Margaret Atwood. Marina Pierri ha raccontato Elena Ferrante mentre Carola Susani ha approfondito Alberto Moravia. Viola Ardone ha letto Julio Cortázar e Teresa Ciabatti Joan Didion, e poi ancora Vanni Santoni su Roberto Bolaño, Donatella Di Pietrantonio su Emmanuel Carrère e Serena Dandini che ha letto Eve Babitz ed ancora, Elena Stancanelli ha approfondito Jean Rhys.

Nel suo incontro coi lettori, Desiati costruisce una piccola passeggiata attraverso tre libri dell’autrice Fleur Jaeggy: il libro d’esordio, Il dito in bocca (1968); I beati anni del castigo (1989) e Proleterka (2001).

Vi accompagniamo per mano in questa passeggiata letteraria…

chi è Fleur Jaeggy?

Fleur Jaeggy - foto tratta dalla pagina del Gruppo FB - https://www.facebook.com/groups/51599214824/media

Nata a Zurigo, cresce in collegio. Negli anni Sessanta si trasferisce a Roma e diventa amica della scrittrice Ingeborg Bachmann. Viene introdotta nel circuito letterario e nel 1968 si trasferisce a Milano dove inizia la collaborazione con Adelphi pubblicando il suo libro di esordio “Il dito in bocca”. Nello stesso anno sposerà Roberto Calasso, editore. Inizia a scrivere libri di successo e, oltre a ricevere numerosi premi, viene tradotta in ben diciotto lingue. Ha collaborato più volte con Franco Battiato alla stesura di alcuni test sotto lo pseudonimo di Carlotta Wieck.

Fleur Jaeggy è una scrittrice di lingua tedesca che ha scritto sempre in italiano, ha attraversato tutto il Novecento con poche (ma importanti) pubblicazioni, che hanno lasciato il segno nel panorama della letteratura italiana moderna.

Il dito in bocca, il linguaggio di Fleur Jaeggy

Esordendo con questo libro, Fleur Jaeggy si propone ai lettori con un nuovo linguaggio, una struttura innovativa e qualcosa che ancora non era mai stato narrato.
Il dito in bocca è un libro sperimentale pieno di personaggi ambiziosamente satirici e carichi di una quantità di significati lasciati, in una certa misura, alla libera interpretazione del lettore. Il mondo di Fleur Jaeggy è privo di tenerezza. E di proporzioni reali.
 Il linguaggio in questo libro (ma così si evolverà anche in quelli successivi) è un composto che avanza per ossimori e contrasti. La poetica è acrimoniosa e suggerisce sempre sottrazioni. Se è vero che ha sempre scritto in italiano, in lei si sente il peso delle vestigia delle sue numerose letture in tedesco. Si sente nella formazione della frase, nell’arroccata presenza della grammatica tedesca, così ferrea, in totale opposizione con la libertà strutturale che suggerisce la lingua italiana nella sua musicale dolcezza.
Ne “Il dito in bocca” questa traccia di tedesco è presente fin dall’incipit, anche per la collaborazione con Bachman che ne curerà l’editing.
La scelta sintattica di Jaeggy è scarificata da un’ortografia essenziale, dove la virgola è un tratto del tutto assente.

La struttura a mosaico ne Il dito in bocca

Il romanzo è composto da varie prime persone. Come se ci fossero vari monologhi e anche una terza persona. Nell’inquadratura letteraria di Jaeggy i vari elementi sembrano slegati di capitolo in capitolo, ma in realtà quando si arriva alla fine del romanzo, si ottiene anche la giusta distanza in termine di tempo, si capirà che la tecnica usata è quella del mosaico. Solo allontanandosi e guardando il romanzo nel suo insieme si potrà vedere chiaramente la storia nel suo insieme, dispiegando la trama come un arazzo.

I beati anni del castigo: una finta biografia di Jaeggy

Ne I beati anni del castigo, la scrittrice si ispira alla sua adolescenza in collegio e dei primi turbamenti a sfondo omosessuale. Qui l’Io narrante è senza nome e da qui inizierà l’opera (a tratti ossessiva) di Jaeggy alla ricerca di uno stile attorno al vuoto, all’assenza.
Fleur Jaeggy usa in maniera magistrale la mancanza di elementi per raccontare.
La coprotagonista un nome ce l’ha, Frédérique (l’amore in Jaeggy ha quasi sempre un nome) e in questo romanzo viene sempre descritta in negativo (“non era alta”, “non aveva la fronte bassa” ecc. ecc.). La scrittrice usa anche una serie di metafore, talvolta crudeli, per descriverla. Omettendo, rappresentando il vuoto, l’autrice va a raccontare molto di queste due giovani collegiali. Uno stile avventuroso, che crea delle sacche informative nei quali i lettori possono giocare riempiendole con la propria fantasia. Questa tecnica funzionerà e il cono d’ombra nei romanzi di Jaeggy da qui in avanti sarà sempre la sintassi.

Proleterka: la nave della vita

Proleterka è una vecchia nave rugginosa dell’ex Jusoslavia che diventa un’imbarcazione per crociere di lusso. I protagonisti sono un signore che zoppica lievemente e sua figlia non ancora sedicenne. Fra padre e figlia c’è un’estraneità totale, e insieme un legame che risale a un tempo remoto e oscuro – e sembra precedere le loro esistenze. Durante il viaggio la giovane cercherà di conoscere il genitore ed esplorerà il mondo attraverso i marinai e gli altri viaggiatori.
Questo romanzo dà l’impressione di fare autobiografia, ma come in tutte le opere di Jaeggy è solo apparenza. Rappresenta una ricerca tra i rapporti generazionali e, come di consuetudine nella bibliografia della scrittrice svizzera, di sperimentazione. Leggendo assistiamo ai cambiamenti della giovane nei confronti della vita, in quell’affacciarsi all’età adulta con tutte le incertezze, ma anche il grande entusiasmo, di quella età.

Perchè leggere Fleur Jaeggy?

Entrare nel suo universo linguistico significa accedere ad analogie ma anche ad antinomie, variazioni di ossimori che uniscono, e spesso mescolano, quantità e qualità, confondendo realtà con sovrannaturalità.

La narrativa di Jaeggy ha sfumature gotiche giacché racconta ciò che tutti desideriamo: ritrovare un po’ dei nostri mali e traumi ed esorcizzandoli attraverso la lettura. E Jaeggy si prende cura dei nostri dolori con fraseggi inconsueti, ma efficacissimi, separando l’italiano dalle sue retoriche e dai tradizionali manierismi per colpire, dove possibile, con il raziocinio della lingua tedesca, denudando il testo e rendendolo carnale, quindi reale, e più accettabile nella sua crudeltà.

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