PLPL 2023 – DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN di Shida Bazyar: fare rumore con le parole

Sabato 9 dicembre si è svolto, all’interno della Fiera Più libri Più liberi 2023, l’incontro di presentazione del nuovo libro di Shida Bazyar, edito da Fandango libri.
DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN è stato tradotto in Italia con il contributo del Goethe-Institut; l’incontro è stato moderato da Angiola Codacci Pisanelli, giornalista del Corriere della Sera e dell’Espresso, curatrice di una newsletter, Arabopolis, che tratta questioni inerenti al mondo arabo. Un mondo vasto e complesso del quale conosciamo ancora troppo poco. Ha partecipato alla presentazione l’attivista di origini iraniane Pegah Moshir Pour, che da anni si occupa non solo di diritti umani e digitali, ma di questioni attuali e necessarie che riguardano le seconde e terze generazioni.

SHIDA BAZYAr a Più Libri Più Liberi 2023: chi è l’autrice

Shida Bazyar, nelle parole stesse di Codacci Pisanelli, è un’autrice di grandissimo spessore che ha all’attivo due romanzi profondamente diversi, ma che ruotano entrambi sulla violenza di genere e sul razzismo percepito dalle seconde generazioni.

Nata nel 1988 da una famiglia di esuli e attivisti politici iraniani, ha studiato scrittura creativa e per anni si è occupata di formazione giovanile. Il primo romanzo pubblicato in Italia sempre da Fandango Libri è Fuoco; in realtà, questo è la sua seconda opera: Di notte tutto è silenzio a Teheran presentato a questa edizione di PLPL è il suo primo romanzo, scritto durante gli anni dell’università e che arriva in Italia proprio quest’anno.

In entrambi i volumi, Bazyar si addentra in questioni molto attuali che, pur ambientate in Germania, dove lei e la sua famiglia vivono ormai da anni, riguardano tutto il mondo occidentale.

DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN: tra fuga e accoglienza

Di notte tutto è silenzio a Teheran presentato a PLPL inizia nel 1979, quando un giovane attivista rivoluzionario partecipa alla deposizione dello Scià e spera che con l’avvento di Khomeyni possa instaurarsi un sistema più democratico. Questo si rivela però solo un sogno irrealizzabile, così il giovane lascia l’Iran con la moglie e i due figli e va in Germania.

Dieci anni dopo, in Germania, la terra che li ha accolti e dopo ormai vivono, ognuno di loro racconta la sua porzione di storia: ogni capitolo ha un narratore differente così da permettere alle lettrici e ai lettori di sapere tutto quello che gli altri personaggi non sanno, ricostruendo così la storia nella sua totalità e andando oltre i punti di vista parziali.

DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN: i vecchi e i giovani

Di notte tutto è silenzio a Teheran di Shida Bazyar, presentato a PLPL 2023

Ciò che viene colto in DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN è la percezione del mondo arabo secondo preconcetti e stereotipi tipici della cultura europocentrica.

Certo è che in Bazyar appare chiaro quanto i vecchi siano più rassegnati mentre i giovani continuano ad arrabbiarsi, cosa molto normale e tipica dell’evoluzione umana. La radicalità della giovinezza è la vera ancora contro l’ingiustizia.

Necessario quindi riflettere sulla rivoluzione iraniana che è frutto, come dice la puntualissima Moshir Pour, di un Paese ricco di storia, non arabo, non islamico, con una identità molto forte, con contraddizioni incredibili. Lo Scià era benvoluto per la sua propensione ad occidentalizzare l’Iran al punto che proibì il velo, senza considerare che il velo non è solo un simbolo religioso ma soprattutto parte del costume tradizionale.

Quando Khomeyni arrivò, fu considerato soprattutto dai più giovani un leader che poteva portare una repubblica, così tanto desiderata dal popolo iraniano. Ma anche questo si rivelò un inganno, tant’è che appena preso il potere, Khomeyi eliminò tutti quelli che lo avevano aiutato.

Pegah Moshir Pour sottolinea per questo che in Iran parlare di diritti è nei geni del popolo e che, anzi, spesso sono state le donne a parlare per prime scatenando poi le proteste. Se pensiamo a cosa è accaduto nell’ultimo anno in Iran, quindi, non si può non pensare alle donne che scesero in piazza contro la proibizione del velo da parte dello Scià o alle loro eredi che protestarono in piazza contro il divieto di aborto voluto da Khomeyni. Non si può quindi parlare di rivoluzione solo in riferimento all’oggi, perché la rivoluzione in Iran dura da anni.

FUOCO: il razzismo in Germania

Si passa così a parlare del secondo romanzo di Bazyar, Fuoco: tutto prende origine da una serie di attentati dell’estrema destra in Germania contro le comunità arabe. Nel romanzo, le protagoniste sono tre giovani ragazze che, nel mezzo del fuoco razzista che incendia le strade, continuano a vivere, a truccarsi, a uscire, a bere.

La rabbia di queste ragazze è una rabbia percepita dalle seconde generazioni: i loro genitori, i primi ad arrivare ed essere accolti, si sono omologati al punto che sembra vogliano scomparire nella società che li ha accolti. Ma le seconde generazioni invece vivono con rabbia questa omologazione, sono più combattuti, perché sentono e vivono il razzismo sulla loro pelle, sono immersi in questa società ambivalente e violenta proprio per questa sua innata e ineludibile ambiguità.

FUOCO: parole che bruciano, parole che risuonano

Fuoco, il secondo romanzo di Shida Bazyar

Tutto questo permette di tematizzare in Fuoco un argomento che oggi più che mai riguarda l’Italia: il palese e chiaro fallimento dello Stato nei confronti di queste giovani generazioni.

Come ricorda Moshir Pour, il suo attivismo nasce nel momento in cui scopre di non essere cittadina italiana, pur essendo cresciuta in questo Paese dove è arrivata a nove anni. Questa scoperta porta a una grande consapevolezza: l’Italia, infatti, è immersa nel fenomeno dell’immigrazione da pochi anni rispetto alla Germani e ad altri Stati europei. Le nostre leggi quindi sono ferme agli anni Ottanta, cosa paradossale che dovrebbe immediatamente essere affrontata e risolta applicando, per esempio, lo ius culturae.

In questo senso, tracciando un parallelo tra le opere di Bazyar, i personaggi sono tutti portatori di uno sguardo altro che permette di intuire e approcciarsi a storie, percezioni e riflessioni che ci aiuterebbero a sbrogliare una realtà complessa come quella della migrazione e dell’accoglienza.

Se riflettiamo, i giovani delle seconde generazioni vivono tutti i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti dello straniero pur essendo cresciuti in Europa; al tempo stesso, questa marginalizzazione viene spesso amplificata dalle aspettative delle famiglie di origine che sognano per i loro figli ciò che rischiavano di non avere nella patri di origine.

DI NOTTE TUTTO È SILENZIO A TEHERAN: razzismo inconsapevole e violenza di genere

Viene così messo sotto il microscopio non solo il razzismo palese, che sembra essere sempre più forte nelle nostre società, ma anche il razzismo inconsapevole, quel razzismo culturale diffuso tra le persone comuni e accettato perfino da chi pensa di non avere stereotipi o pregiudizi, come spesso dimostrano frasi come “non sono razzista, ma…”.

Se veramente vogliamo combatterlo dobbiamo fare una rivoluzione copernicana che stravolga il nostro pensiero e le nostre abitudini mentali. Non possiamo cioè guardare ciò che accade nel mondo come se ne fossimo esenti, come se nel nostro mondo non esistessero razzismo, violenza di genera, disuguaglianza sociale ed economica.

Un vecchio detto dice “tutto il mondo è paese”: già prendere atto sarebbe spostare lo sguardo, decentrandolo a sufficienza per cominciare a conoscere e quindi cambiare.

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