LA GABRIELLA IN BICICLETTA di Tina Anselmi @ Manni Editori: tra racconto appassionato e testimonianza necessaria

Tina Anselmi aderisce alla Resistenza ancora adolescente, dopo aver assistito all’impiccagione di alcuni prigionieri voluta dai nazifascisti per rappresaglia. Figlia di un padre con idee socialiste e per questo perseguitato come oppositore durante il Ventennio, sceglie di entrare nella Resistenza sotto il nome di Gabriella e diventa presto una staffetta capace e, come lei stessa ricorda, a volte fin troppo spericolata.

Dopo la Seconda guerra mondiale, entra prima nei sindacati e poi in politica. Divenendo nel 1976 la prima donna ministro d’Italia. Ha poi presieduto la commissione di inchiesta sulla P2 ed è stata proposta come Presidente della Repubblica più di una volta.

Morta nel 2016, fino alla fine ha continuato ad affermare che è necessario stare ancora in guardia, perché “le conquiste non sono mai definitive”.

Questo volume pubblicato da Manni quest’anno ha il compito da un lato di ricordarci questa incredibile donna che, come afferma Laura Boldrini nell’introduzione, è stata una madre della nostra Repubblica, grazie alle sue battaglie per la difesa della democrazia e per l’emancipazione e la liberazione della donna; dall’altro, le sue parole ci fanno vivere la Resistenza come esperienza viva.

E forse, oggi più che mai, il suo racconto è importante: proprio quest’anno abbiamo avuto esponenti politici che hanno definito il 25 aprile una festa divisiva, mentre invece dovremmo tutti ricordare che proprio nella Resistenza e nella festa della Liberazione affondano le radici della nostra democrazia e che troppo spesso tendiamo a dimenticare che la nostra libertà e i nostri diritti sono garantiti per tutti in egual misura proprio da quel Paese nato dalle rovine di una dittatura ventennale e da una guerra orrenda e disumana.

Le parole della Anselmi sono meravigliosamente semplici e il suo racconto procede attraverso delle domande che ipoteticamente la nipote le pone.

E se il fascismo è stato un’esperienza drammatica in cui il nazionalismo ha giocato un grande ruolo, è anche vero che a partire dagli anni Quaranta i giovani che lo avevano appoggiato – perché è molto facile imparare e accettare la dottrina seduti a un banco, come la stessa Anselmi ricorda – cominciano a ricredersi e a chiedersi se davvero la risposta a tutto è la violenza. Così, Tina Anselmi ci racconta questa lenta ma inarrestabile presa di coscienza, della nascita dell’antifascismo e dell’accelerazione che le leggi razziali e la guerra hanno provocato nella società civile verso un risveglio e una nuova prospettiva.

Altro aspetto interessante in una narrazione così sentita è il ruolo delle donne, che forse a oggi è sempre stato non sufficientemente evidenziato. La Anselmi, così come molte altre, erano quelle che per mantenere i contatti fra le varie brigate, far circolare notizie e materiali, si facevano chilometri in sella a una bicicletta, ben consapevoli dei pericoli e cercando di mantenere una vita apparentemente normale nonostante il proprio ruolo, così da eliminare sospetti.

La seconda parte del volume raccoglie brevi saggi sulla Resistenza e sul ruolo delle donne. Particolarmente emozionante sono le lettere dei partigiani catturati: quello che colpisce è il coraggio e la forza che traspaiono nelle parole di addio. Nessuno prova sentimenti di vendetta o incita all’odio, ma tutti affermano di avere fatto la scelta giusta, quella di schierarsi e di combattere contro il nazifascismo.

Ed è proprio questo il messaggio più forte che troviamo nelle parole di Tina Anselmi: “per cambiare il mondo bisogna esserci … esserci è una parte costitutiva della democrazia … ecco il motivo per cui non dobbiamo tradire la Resistenza”.

La Gabriella in Bicicletta nasce come spiegazione della Resistenza ai ragazzi e non è un caso che sia un libro leggibile nella sua semplicità e chiarezza. Proprio per questo dovrebbe essere letto nelle scuole, innanzi tutto, nelle università, ma crediamo fermamente che tutti, adulti e ragazzi, dovrebbero leggerlo. Per non dimenticare, per evitare l’indifferenza. Soprattutto in questi tempi in cui si definisce il nazifascismo morto e strumentale la polemica sulle nuove formazioni di destra estrema e sulla loro costante presenza nella vita sociale e politica. È proprio da questa placida e passiva visione della realtà che i disvalori del nazifascismo traggono forza: il fascismo storico è stato sconfitto e condannato, ma, come ricorda giustamente l’editore, aveva ragione Umberto Eco quando parlava di un fascismo eterno che nasce dalle frustrazioni individuali e sociali che possono essere canalizzate dalle forze politiche e indirizzate contro l’altro, il diverso. Per questo, oggi più che mai, l’invito di Tina Anselmi a stare in guardia deve essere ascoltato.

EDITORE: Manni Editori
AUTORE: Tina Anselmi
COLLANA: Fuori Collana
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019
PREZZO: 13,00 euro

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