Dove ricomincia la città . L’Italia delle periferie. Reportage dai luoghi in cui si costruisce un Paese diverso@PiùLibriPiùLiberi: Inchiesta sui luoghi dell’abitare ai margini, tra esperienze di conflitto e riscatto.

Nella giornata di apertura di Più Libri più Liberi, con Gufetto assistiamo alla presentazione del libro di Francesco Erbani Dove ricomincia la città. L’Italia delle periferie Reportage dai luoghi in cui si costruisce un Paese diverso, edito da Manni Editori.

Insieme all’autore sono intervenuti Giovanni Caudo, professore di urbanistica presso l’Università Roma Tre e la giornalista Sarah Gainsforth.

In questo articolo:

  1.  Il metodo di ricerca
  2.  Comprendere il movimento che anima i luoghi
  3. Le spalle larghe della periferia, basteranno?

Il metodo di ricerca

Come il titolo anticipa, il punto di forza del lavoro di Erbani sta sicuramente nel metodo di indagine utilizzato, quello del cronista che attraversa, in senso letterale, la realtà che intende descrivere e di cui, solo dopo una diretta osservazione, restituisce la rappresentazione.

L’incontro dell’autore con i luoghi raccontati si arricchisce delle parole e delle esperienze di chi quei luoghi li abita, così la periferia si affranca dalla sua immagine stereotipata, immobile, e scorre tra le pagine di questo libro rivelandosi nella sua dimensione socio economica oltre che spaziale.

Si affronta, inevitabilmente, il tema della speculazione edilizia e della tumultuosa espansione urbanistica che caratterizza le città del nostro Paese e ha interessato in particolar modo gli anni 70, ma ancora oggi non si arresta. Il progressivo e costante cambiamento dell’assetto urbano disegna i contorni di una periferia che è oggetto mobile, capace di spostarsi e orientarsi diversamente rispetto al suo centro.

Un argomento essenziale, su cui ci si sofferma durante la conferenza e che rientra nell’analisi del libro, riguarda i quartieri di edilizia pubblica, rispetto ai quali ci si chiede cosa non abbia funzionato e perché. Nati sotto una spinta fortemente riformista, dovevano essere un’occasione di riscatto per le città, che però, nella maggior parte dei casi, è stata tradita. La responsabilità dell’isolamento e frammentarietà organizzativa in cui languono queste realtà, spesso, viene attribuita all’architettura. Un esempio eclatante è quello del quartiere Laurentino 38 di Roma, in cui le alte palazzine sono collegate da Ponti i cui spazi avrebbero dovuto essere destinati a servizi e infrastrutture, ma che sono stati rapidamente occupati perdendo la loro funzione.  Unica soluzione attuata: l’abbattimento, nel 2008, di tre degli undici ponti.  Soluzione che, come prevedibile, non ha comportato sensibili cambiamenti sul territorio interessato.

Appare, dunque, lecito chiedersi, sono davvero i progetti a non aver funzionato? Non c’è dubbio, a parere di chi scrive, che in alcuni casi visioni architettoniche autoreferenziali o eccessivamente utopistiche, come ad esempio il complesso residenziale Corviale a Roma, nato dall'idea di realizzare un frammento completamente autonomo di città, abbiano favorito l’emarginazione dei residenti dei quartieri periferici, ma non si può non essere d’accordo con la riflessione dell’autore, secondo cui il problema è l’utilizzo che degli spazi viene fatto.

L’architettura, da sola, non può farcela, c’è bisogno della conoscenza e di una profonda attenzione nei confronti di chi deve vivere quei luoghi immaginati sulla carta.

Comprendere il movimento che anima i luoghi.

Per questo, nel suo viaggio dentro l’Italia, Erbani entra nella città attraverso le persone, c’è sempre lo sguardo di qualcuno a guidare il lettore nella comprensione del tessuto urbano. La volontà è quella di dare voce a tutto ciò che avviene in quartieri che sono vittime di uno stigma, ascoltando quello che lì si muove ed accade, cercando un germe per far ricominciare la città. Nelle parole dei testimoni di questo reportage il disfattismo lascia posto alla speranza data dal concretizzarsi delle iniziative. Dove i grandi progetti sono falliti, subentrano i residenti, le associazioni, le autorganizzazioni che lavorano per ridare senso nuovo alle cose che lo hanno perso.  Divengono reali ipotesi diverse per vivere gli spazi, vengono gestite biblioteche ci si occupa della povertà educativa, si combatte e, a volte, si perde anche per ottenere quanto necessario, ma qualcosa si muove sempre , in un flusso continuo di vite e di azioni.

Le spalle larghe della periferia, basteranno?

Il racconto di queste realtà restituisce loro la dignità perduta, senza rovesciarne l’immagine ma introducendo nuovi elementi.

Fa notare Caudo che, in realtà, l’autore parlando della periferia parla soprattutto della città, come intreccio tra le persone e lo spazio, in continuo divenire. Dove Ricomincia la città è un libro che consiglia quali lenti inforcare per guardare i luoghi abitati, indica un metodo con cui studiarli e suggerisce quali possono essere le possibilità di cambiamento. Dalle storie raccontate emerge con forza la definizione della città come risoluzione di un conflitto all’interno di un contesto sociale. Ed è il modo in cui viene risolto questo conflitto che costruisce la città.

Ma è reale la possibilità di un cambiamento se la periferia è costretta a portare da sola il carico di questa costruzione, in una quotidiana pratica di resistenza di fronte all’assenza della partecipazione dei soggetti pubblici alla cura degli spazi? Una domanda questa che si fa strada quando Erbani chiarisce che da parte delle realtà attive sui territori vi è un costante tentativo di dialogo con le istituzioni, soprattutto quelle di prossimità, ma nella gran parte dei casi quest’ultime non si concedono neanche all’elementare ascolto.

Non c’è dubbio, allora, che le periferie siano incubatrici di trasformazioni non solo fisiche, ma anche culturali e sociali, ma finché la loro voce resterà una lontana eco resta concreto il rischio che la loro complessità sia oggetto solo di improvvise, quanto momentanee, attenzioni grazie, magari, ad una serie uscita su Netflix, per poi tornare ad essere croce e delizia esclusivamente di chi le abita.

 

 

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