LE FIGLIE DI BERNARDA ALBA @ Festival InDivenire: iconografia di suoni

Durante l’ottava serata del Festival InDivenire, la compagnia Ri.te.na Teatro ci propone una rilettura di “La casa di Bernarda Alba” di Garcia Lorca, o meglio una versione condensata di quello che si spera possa diventare un lavoro più ampio e completo.

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L’articolo è stato prodotto nell’ambito del Laboratorio di Visione di Teatro realizzato da Gufetto.

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FABIO DI GESTO al Festival Indivenire: universalizzare un linguaggio

Nei pochi minuti di messa in scena c’è tutto. il suono è la grammatica principale di questa regia e la sinergia fra le 5 attrici è la chiave per consegnarlo al pubblico. Bisbigli e sussurri, il battere dei piedi, canti e gemiti raccontano alla perfezione l’atmosfera quasi dittatoriale della casa di Bernarda Alba, che non c’è, ma la si percepisce come presenza sovrastante.

La stessa parola, in questo caso in dialetto Napoletano, diventa un suono che si mescola agli altri, e che riesce a restituire umori e sensazioni delle protagoniste, pur rimanendo di vaga comprensione lessicale. non a caso fra i crediti figura un Drammaturgo Musicale: Tommaso Grieco, sicuramente di fondamentale importanza per rendere il suono il vero linguaggio di questa rappresentazione.

BERNARDA ALBA: le figlie o la casa?

Le cinque attrici pur avendo caratteristiche fisiche e tratti caratteriali totalmente diversi, respirano insieme e sono un unico corpo in movimento: anche nei momenti in cui entrano in contrasto fra loro si ha la sensazione di vedere una macchina di energie in perenne ascolto, giustificando alla perfezione il cambio del titolo da “la casa” a “le figlie di Bernarda Alba”.

La casa, come la madre, allo stesso tempo rimane una protagonista imponente, opprimente, quasi come un piccolo regime dittatoriale che schiaccia la libertà delle figlie e si palesa non solo nei riti a volte quasi militareschi che le figlie eseguono, ma negli oggetti che sono fondamentali nella narrazione.

Ogni oggetto non è mai solo quello che vediamo, ma viene manipolato trasformandosi in altro, in racconto, in gesto poetico, ma soprattutto politico. ognuna utilizza, un ventaglio o dei ferri da cucito a suo modo, ma è sempre l’imprevisto, la rottura delle regole che cambierà il corso della storia.

LE FIGLIE DI BERNARDA ALBA: può diventare uno spettacolo?

Durante il confronto con il pubblico è emerso il grande lavoro di ricerca che c’è dietro, ma anche la difficoltà nel montare questo studio in soli 8 giorni, per cui, risulta chiaro che alcuni passaggi narrativi siano frettolosi o poco organici, specialmente quello finale dove tocchiamo temi come il sacrificio se non addirittura il martirio, in un tempo che sicuramente avrebbe bisogno di più ampiezza e respiro.

Per cui ci si augura che questo studio possa un giorno diventare uno spettacolo più strutturato e che non vada a perdere o a snaturare questa ricerca universale del linguaggio.

LE FIGLIE DI BERNARDA ALBA: dati artistici

di RI.TE.NA. TEATRO

drammaturgia musicale TOMMASO GRIECO

con Maria Paola Pesapane, Francesca Fedeli, Daria D’amore, Maria Teresa Battista, Noemi Apuzzo

Costumi Rosario Martrone

Scenografia Maria Teresa D’alessio

Che cos’è il Festival Indivenire? – tutte le recensioni di Gufetto

Il Festival organizzato ideato da Alessandro Longobardi con la direzione artistica di Giampiero Cicciò presenta ogni sera 1 o 2 studi di massimo 30 minuti presentati da alcune compagnie e collettivi teatrali scelti attraverso un bando.

Ogni sera fino al 7 maggio il pubblico può votare lo studio più promettente e soprattutto, dibattere con la Compagnia a fine spettacolo per comprendere il significato della messa in scena e le scelte stilistiche.

Il Festival viene recensito da tutti i redattori di Gufetto nell’ambito del progetto di formazione interna alla visione e alla scrittura critica col supporto dei Redattori-Gufetti senior.

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