All’interno del Festival Internazionale delle Ombre di Poggibonsi (direzione artistica Marcella Fragapane), che ha annoverato negli anni tra i suoi protagonisti intellettuali di assoluta levatura (uno fra tutti, Mario Luzi) e compagnie di ricerca di alto livello, va in scena, in un luogo teatrale di assoluta suggestione quale il Cassero della Fortezza, LE BAKKANTI del Teatro di Napoli, su drammaturgia di Denise Diaz Montalvo. Vincitore del Premio Leo de Berardinis e finalista alla Biennale College, un testo contemporaneo capace di scuotere gli spettatori per forza e impatto.
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LE BAKKANTI da Schechner ad oggi
Sono questi, con evidenza, gli anni de Le Baccanti, mai così frequentemente in cartellone come adesso. Nessuna meraviglia, in fondo: Dioniso, il dio ambiguo, il dio sempre in cammino, ha l’abitudine di manifestare le proprie epifanie in epoche inquiete. Già Richard Schechner e il suo gruppo lo avevano dimostrato: “Dionysus in 69 è roba forte, ma chiunque vuole capire che direzione sta prendendo il teatro contemporaneo dovrebbe vederlo”: così il «New York Times» commentava quello che si poneva come libero adattamento e re-interpretazione radicale delle Baccanti, combinando il testo euripideo con esercizi dal ‘teatro povero’ di Grotowski, un rituale della popolazione Asmat della Nuova Guinea, materiali e improvvisazioni elaborate dai membri del gruppo. Prodotto di un momento storico di accelerata e convulsa transizione socio-culturale, segnata dall’opposizione forte tra establishment da un lato e controcultura giovanile e movimenti per i diritti civili dall’altro, la performance aprì la strada a numerosi tratti distintivi della sperimentazione teatrale dell’epoca: partecipazione del pubblico, progettazione e utilizzo ‘ambientale’ dello spazio scenico, decostruzione del testo letterario, struttura drammaturgica aperta, nudità dei performer, rotazione dei ruoli.

LE BAKKANTI: tentazione e rischio della reinterpretazione
Anche queste contemporanee Bakkanti sono senza dubbio figlie dell’ondata d’urto di quei tempi, di un’avanguardia ora fattasi prevedibile, forse, ma sempre coraggiosa e potente. Le tre attrici vivono una notte di rottura di limiti, fra danze, estasi raggiunta in vario modo, incontri seducenti e pericolosi, autoanalisi crudele, una specie di ondeggiante viaggio di tappa in tappa verso la conoscenza, gestito fra musica insistente, elettronica, house, techno, potere del corpo, seminudo e semisvestito, esibito nella sua bellezza, intensità e sofferenza. Chissà, forse così facevano le seguaci di Dioniso per arrivare all’estasi, nessuno può dirlo. Questo, però, anche nel suo valore di viaggio iniziatico, è forse l’unico tratto che collega la trama della performance al testo euripideo, a parte l’accenno iniziale a Penteo che ha proibito raduni e feste scatenate e il divieto del quale viene appunto infranto. Sebbene sia legittimo reinterpretare e attualizzare, – e anzi la tragedia greca vive di nuove interpretazioni e il testo cammina nel tempo mutando pelle -, ecco, la limitatezza della ripresa di uno dei drammi più dolorosi, strazianti e ambigui di Euripide a questo solo link riduce molto il campo d’azione e sembra quasi di assistere a ciò che Penteo immaginava delle Baccanti; come se fossimo noi nel cervello del sovrano che si fa una personale proiezione di cosa sarebbe potuto avvenire durante i baccanali, quali sarebbero stati gli abbandoni erotici e i rapporti scandalosi tra le partecipanti, e lì si ferma, senza entrare personalmente in rapporto col dio, con la fascinazione, il sangue e la vendetta, valore assoluto e destabilizzante della tragedia.

LE BAKKANTI e la messa in scena della teoria
Più presente, invece, e molto avvertibile, l’influenza delle teorie di Judith Butler, sul diritto plurale e performativo dell’apparizione molteplice dei corpi nei raduni collettivi: “è la persistenza del corpo, nella sua esposizione, a mettere in discussione la legittimità statale, e lo fa proprio attraverso una specifica forma performativa. Tanto l’azione quanto la gestualità esprimono un significato e parlano, sia in termini di azione, sia di rivendicazione; l’una non è separabile dall’altra”. La teoria della filosofa americana si incarna con successo nei corpi vivi e potenti delle attrici, la scena di resistenza alle forze dell’ordine faticata e angosciata è forte e significativa, e qui lo spettacolo funziona magnificamente per parlare col corpo di una teoria radicata nel corpo, un doppio salto mortale di ottima efficacia, una “alleanza dei corpi” che dal titolo di un saggio innovativo diventa azione teatrale. Prima di virare, sorprendentemente, verso una citazione di “A Silvia” di Giacomo Leopardi, inserita come una pugnalata in un tessuto drammaturgico che non permetteva di evocarla e che conclude il viaggio iniziatico delle tre protagoniste in una nota di delusione cosmica (“questo è quel mondo?”) e fa terminare, anche, imprevedibilmente, lo spettacolo.
Visto al Cassero della Fortezza (Poggibonsi) il 13 giugno 2025
LE BAKKANTI
di Denise Diaz Montalvo
con Sofia Russotto, Irma Ticozzelli e Val Wandja
musiche Silvia di Furia, Samuel Almeida da Silva
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale


