Torna sul palcoscenico del Teatro delle Arti di Lastra a Signa L’ASSAGGIATRICE DI HITLER per la regia di Sandro Mabellini e drammaturgia di Gianfranco Pedullà e Rosella Postorino. Tratto dal romanzo della stessa Postorino Le Assaggiatrici vincitore del Premio Campiello 2018 e del Prix Jean-Monnet 2019 e di cui è uscita proprio quest’anno anche una trasposizione cinematografica con il film di Silvio Sodini, lo spettacolo si ispira alla storia vera di Margot Wölk e racconta il triste destino di Rosa Sauer, una delle dieci donne reclutate nel pieno della seconda guerra mondiale per diventare assaggiatrice dei pasti di Hitler al fine di verificarne l’eventuale avvelenamento. È così che assistiamo ad una rappresentazione quanto mai drammatica, dove ogni pensiero ed ogni gesto delle due attrici Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani si mescola in una sorta di rimbalzo tra volontà di sopravvivenza, senso di colpa e redenzione, dove il cibo in un attimo diventa al tempo stesso alleato e nemico.
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Omaggio a Gianfranco Pedullà

Un dovuto e doveroso pensiero va prima di tutto a Gianfranco Pedullà, Direttore Artistico del Teatro popolare d’Arte di Lastra a Signa, ancora in gravissime condizioni dopo un incidente stradale dello scorso luglio. Gianfranco de L’ASSAGGIATRICE DI HITLER ha firmato la drammaturgia insieme alla Postorino stessa, la quale ha lasciato per lui e per gli spettatori un messaggio audio trasmesso prima dell’inizio della rappresentazione. La redazione di Gufetto si stringe tutta attorno a Gianfranco ed al Teatro, tante volte sulle nostre pagine: vi mandiamo i nostri pensieri e la nostra vicinanza.
L’ASSAGGIATRICE DI HITLER: racconto di un drammatico destino

Tutto potrebbe far pensare ad un racconto di fantasia, dove in un mondo distopico si esplora e si analizza la condizione di un gruppo scelto di donne rinchiuse in una prigione e costrette come lavoro ad assaggiare i pasti del loro carceriere per verificarne l’eventuale avvelenamento. Ma così non è. Il premiato romanzo di Rosella Postorino Le Assaggiatrici si ispira purtroppo alla vicenda realmente accaduta nella Seconda guerra mondiale a Margot Wölk (Rosa Sauer nel romanzo), scelta, insieme ad altre, per diventare una delle assaggiatrici dei pasti di Hitler. Si svela così un’ulteriore nuova ferita di uno dei capitoli più bui della storia del XX secolo, epoca in cui la disumanità faceva da padrona. Nasce l’urgenza quindi di far conoscere questa storia e di dare voce alle torture subite dalla protagonista nel corpo e nell’anima. L’ASSAGGIATRICE DI HITLER è tornato lo scorso 30 ottobre a calcare il palco del Teatro Popolare d’Arte di Lastra a Signa, luogo stesso in cui è stato concepito e prodotto, aprendone così la stagione 2025/2026.
La regia e le scelte stilistiche

La regia di Sandro Mabellini è puntuale ed incisiva con la scelta di non attribuire un personaggio fisso alle due attrici protagoniste sul palco (Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani) ma di far sì che ognuna di loro impersoni a rotazione Rosa, il marito Gregor, una delle SS o una delle altre nove donne condannate al medesimo destino. Una nota di merito va a questa scelta capace di creare dinamicità e che sollecita la continua attenzione del pubblico, impotente e commosso di fronte a questo dramma; nonostante la durata di quasi due ore e la scelta di un intervallo, che fa riemergere lo spettatore per soli pochi minuti da un bagaglio emotivo non banale per poi rituffarcisi subito dopo.
La scenografia, costumi e colori

Il racconto freddo e crudo de L’ASSAGGIATRICE DI HITLER si traduce sul palco nella scenografia di Giovanna Mastantuoni, con i suoi colori grigi e metallici, dove spiccano al centro un tavolo apparecchiato verticale e rovesciato, due scheletri di sedie ai lati senza imbottitura, ed infine, in secondo piano, delle finestre chiuse con inferriate ad emulare gabbie fisiche e psicologiche. Sono volutamente rossi i costumi di Veronica Di Pietrantonio, colore simbolo per eccellenza e che mai come in questo caso salta agli occhi creando uno stridente contrasto con tutta la scena. Il rosso rappresenta da sempre la violenza sulle donne ed il sangue da loro versato, ma in questo caso si deve connotare anche nella sua accezione positiva, come rosso-resistenza, come lotta tra il senso di colpa per accettare addirittura uno stipendio da questa terribile mansione e la volontà di sopravvivere, lotta per dover considerare il cibo come il Male ma al tempo per la grande volontà di redimersi, ben espressa alla fine dello spettacolo dai due cerini illuminati che le attrici stringono tra le mani.
La musica e la danza ne L’ASSAGGIATRICE DI HITLER
Infine le luci, ora calde ora colorate, accompagnano i vari momenti del racconto insieme alla maestria della fisarmonica e del canto di Marlene Fuochi, che animano questo dramma per tutto il suo svolgimento, supportandolo con note melanconiche e tese, ad evocare il progressivo annientamento di ogni dignità umana. Ma la danza finale della stessa Marlene Fuochi, bellissima e potente, vuole essere un grido di speranza, di possibilità di redenzione anche quando il mondo non sembra far altro che crollare a pezzi. È pura luce nel buio più oscuro. Lo spettacolo rende noto un capitolo della dittatura nazista, da cui è stato tratto anche il recente film di Soldini, con un racconto diviso tra senso di colpa, desiderio di morire e sopravvivere allo stesso tempo, con l’intima speranza di redenzione futura.
L’ ASSAGGIATRICE DI HITLER
drammaturgia: Gianfranco Pedullà e Rosella Postorino
uno spettacolo di: Sandro Mabellini
con Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani
fisarmonica e voce: Marlene Fuochi
scene Giovanna Mastantuoni
musiche Francesco Giorgi
costumi Veronica Di Pietrantonio
produzione Teatro popolare d’arte
Visto a Teatro delle Arti di Lastra a Signa, il 30 ottobre 2025


