L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN @ Teatro Goldoni: nuovi mondi possibili

In PRIMA ASSOLUTA al Teatro Goldoni di Firenze è andato in scena L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN il nuovo spettacolo scritto, diretto ed interpretato da Filippo Renda, all’interno di Avamposti Teatro Festival 2024, la rassegna annuale del Teatro delle Donne (presente Gufetto all’apertura di stagione). Sul palco assieme a lui Antonio Fazzini, con cui consolida la proficua collaborazione, in questo terzo capitolo della Trilogia del Desiderio: una riflessione sul rapporto tra la società odierna, oramai marchiata a vita dal modello capitalista, e la possibilità di esplorare nuovi mondi possibili: un chiaro tributo al filosofo britannico Mark Fisher, scomparso prematuramente nel 2017.

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN: la coppia Fazzini – Renda

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN foto di Alessandro Botticelli
Antonio Fazzini e Filippo Renda in una scena de L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN
(foto di Alessandro Botticelli)

Squadra che vince non si cambia. E così Filippo Renda, autore e regista di questo nuovo spettacolo rappresentato in prima assoluta al Teatro Goldoni di Firenze, chiama nuovamente con sé sulla scena il collega Antonio Fazzini, con cui aveva già precedentemente lavorato ne La donna fatta a pezzi (clicca qui per la recensione). Filippo Renda è Fabrizio, un giovane ragazzo dal disperato bisogno di ritrovare sé stesso, che decide di mettersi in viaggio ed affidarsi alla guida spirituale del Maestro più esperto del mondo taoista (Antonio Fazzini). I due attori funzionano insieme come due pezzetti di puzzle perfettamente compatibili tra loro. Hanno una recitazione brillante, incisiva e soprattutto capace di trasmettere emozione al pubblico. Il testo, il cui titolo ha ispirazione brechtiana (L’anima buona di Sezuan), non è propriamente leggero: seppur con l’utilizzo di ironia e battute nei dialoghi, esso costituisce una denuncia ed un grido di allarme contro la società capitalista in cui siamo intrappolati, che tutto fa fuorché rendere le persone libere, sane e felici.

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN: storia di un Allievo e del suo Maestro

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN foto di Alessandro Botticelli
L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN (foto di Alessandro Botticelli)

Quando improvvisamente si inizia a percepire quel senso di vuoto e di solitudine che porta a depressione e stati d’ansia continui, bisogna reagire e mettersi in cammino: è ciò che fa l’Allievo nel suo viaggio spirituale in Oriente. Il Maestro a cui si affida accetta di essere identificato come tale ma solo perché sono gli altri a chiamarlo così. Il Maestro de L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN è un personaggio bizzarro, che ama la papaya e parla per metafore, assegna compiti singolari, invita a riflettere sulle scelte di vita. In parallelo narra la storia di Lin, una giovane artista in cerca di fortuna, ma decisa a non scendere a compromessi: rifiuta di vendere le sue opere al capitalismo, ma pagherà a caro prezzo la sua resistenza, fino ad impazzire. La luce di speranza sta nella consapevolezza che ciò che è davvero importante è riconnettersi con sé stessi e realizzare di appartenere ad un progetto più grande ed universale.

La regia de L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN foto di Alessandro Botticelli
L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN (foto di Alessandro Botticelli)

Lo stile registico di Filippo Renda è tangibile: si è distinto anche in questo caso per l’adozione della formula del racconto nel racconto e di un sapiente utilizzo delle luci e della scenografia per guidare lo spettatore a distinguere i momenti Maestro-Allievo (luci calde), dai momenti Racconto (pannello rosso, utilizzo degli oggetti di scena e musica in sottofondo). I costumi degli attori hanno un respiro orientale e ci immergono in un’atmosfera onirica insieme a tutto ciò che allestisce il palco. Gli arredi e gli oggetti di scena sono funzionali soprattutto alla narrazione del racconto di Lin, con un effetto provocatorio, a tratti disturbante, proprio per scuotere lo spettatore e metterlo di fronte alle falle del sistema capitalista. Come la scelta di indossare una maschera a forma di testa di maiale per impersonificare la figura dell’impresario, simbolo di violenza sia sugli animali che sulla ragazza; o come il telo trasparente che viene attorcigliato fino a diventare un fantoccio, a rappresentazione del fantasma di Lin. Sono volutamente immagini forti che restano ben salde nella mente del pubblico.

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN: il messaggio al pubblico

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN foto di Alessandro Botticelli
L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN (foto di Alessandro Botticelli)

Lo spettacolo è un tributo al filosofo Mark Fisher, suicidatosi nel 2017, che ha incentrato il suo pensiero sulla condanna del capitalismo. Obiettivo del testo è quello di invitare il pubblico a sedersi, fermarsi a riflettere sulla propria vita, per diventare consapevole di nuovi mondi possibili. Il BHUTAN è narrato come il paese più felice al mondo: di quest’anno anche l’uscita del film C’era una volta in Bhutan – The Monk and the Gun – di Pawo Choyning Dorji. L’occidente sta forse avendo un lento risveglio contro i diktat della macchina capitalista, con ritorsioni importanti sulla salute e sull’ambiente. Negli ultimi anni prolificano centri yoga e meditazione, guide ambientali che propongono trekking nella natura e forest bathing, ristoranti che premiano qualità, biologico e rispetto verso gli animali: tutte attività che incitano a prendersi cura, rallentare, respirare. Ognuno di noi può mettersi in cammino, affidarsi ad un maestro, riconnettersi con il proprio Io più profondo e recuperare il vero significato della vita. Il desiderio de L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN è quello di essere come la fiamma di una candela, piccola e piena di calore. Sta solo a noi la scelta.

Visto il 3 novembre 2024 a Teatro Goldoni, Firenze

L’ANIMA BUONA DEL BHUTAN

Terzo testo della Trilogia del Desiderio
Testo e regia Filippo Renda
Con Filippo Renda, Antonio Fazzini
Luci Laura De Bernardis
Audio Brando Nencini
Foto Alessandro Botticelli
PRIMA ASSOLUTA

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF