L’AMICO RITROVATO @ Teatro delle Arti: ancora risuona l’eco dell’orrore

Con L’AMICO RITROVATO il Teatro delle Arti di Lastra a Signa (FI) celebra la Giornata della Memoria nel venticinquesimo anno dalla sua istituzione in Italia in ricordo della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz per mano dell’Armata Rossa. Tratto da uno dei più iconici romanzi sul tema della Shoah, primo di una trilogia firmata da Fred Uhlman e proposto negli ultimi anni anche in altri adattamenti, questo spettacolo è frutto del lavoro drammaturgico di Ciro Masella, anche regista ed attore, sul palco insieme a Filippo Lai. Una storia senza tempo che trova però enormi e rilevanti affinità col tempo presente, sempre più attraversato da rabbiosi venti di intolleranza. Stasera in replica al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino.

L’AMICO RITROVATO: il romanzo di Uhlman

L'AMICO RITROVATO - locandina dello spettacolo
L’AMICO RITROVATO – locandina dello spettacolo

Il romanzo del 1971 e tradotto per la prima volta in Italia nel 1979, è sicuramente tra i più celebri e più rappresentati. In breve: Hans e Konradin sono due inseparabili amici e compagni di classe, il primo ebreo figlio di una famiglia medio-borghese, l’altro rampollo di una nobile ad aristocratica famiglia tedesca. Le loro diversità sociali non sembrano affatto un ostacolo fino a quando l’ascesa del nazionalsocialismo in Germania li pone su due schieramenti inevitabilmente opposti: l’uno il perseguitato, l’altro persecutore, nonostante Konradin non condivida la visione della madre (“non sono responsabile di quello che pensano i miei genitori”), matriarca della famiglia. Sarà quella foto di Hitler, a suo modo di vedere nuova stella del firmamento politico germanico mandata da dio, speranza di rinascita e rassicurante alternativa allo Stalin sovietico, in casa del nobile ragazzo, a dividerli definitivamente. Hans sarà mandato in via precauzionale negli Stati Uniti mentre i suoi genitori preferiranno il suicidio all’eliminazione per mano delle SS. Sarà da avvocato ormai adulto oltreoceano che Hans scoprirà che il suo inseparabile amico d’adolescenza è stato giustiziato perché complice nel tentato attentato al Führer. Un modo per ritrovarsi ormai dalla stessa parte anche se in mondi incompatibilmente diversi.

Drammaturgia e scenografia della messa in scena

Ciro Masella e Filippo Lai sul palco per la messa in scena de L'AMICO RITROVATO
L’AMICO RITROVATO – la coppia Masella/Lai in scena (foto di Leonardo Giannini dalla pagina Facebook del regista)

Con il suo lavoro di adattamento Ciro Masella sceglie una forma narrativa estremamente rispettosa, in cui si mantengono la tecnica del flashback e la narrazione interna. Questo non impedisce però che il personaggio di Hans, interpretato dallo stesso Masella, entri ed esca dalla storia stessa con grande agilità, alternando momenti di racconto presente estremamente intimi, tra la malinconia e la nostalgia, con passaggi dialogici in cui è accompagnato da Filippo Lai nei panni di Konradin. Gli ingressi di quest’ultimo sul palco sono spesso improvvisi con passaggi dalla tenebra alla luce repentini e precisi, proprio come frammenti di memoria che tornano a galla in un flusso di ricordi, commistione di cronaca ed emotività. Le luci (curate da Max Mugnai) sono calde, avvolgenti, a tratti crepuscolari contribuendo a ricostruire l’intimità tra i due ragazzi e ad isolarli da quel contesto violento che si sta costruendo intorno a loro. La loro amicizia è più forte di tutto il resto, anche di quella Stoccarda del 1932-33 dove gli episodi di antisemitismo si moltiplicano sotto gli occhi soddisfatti o quasi indifferenti, e pertanto comunque complici, dei più. Anche nel momento della rottura, della confessione, il sentimento è davvero troppo forte per spezzare il loro legame per sempre. Neanche la morte di uno dei due e la distanza geografica riusciranno veramente nell’intento.

La fluidità spazio-temporale della messa in scena

Ciro Masella e Filippo Lai sul palco ci regalano una prova attoriale coinvolgente e convincente, capace di creare col pubblico una sintonia emotivamente profonda. La scenografia è statica, con un fondale a pannelli dalla marezzatura metallica che ben si sposa con la scrivania e la panchina, che ai lati opposti separano fisicamente l’ora dallo ieri, il qui dal là. Gli attori si muovono con disinvoltura tra le due dimensioni spazio-temporali mentre Konradin è l’unico che scompare e riappare a tratti dall’oscurità del fondo. Un gioco di passaggi efficace e molto fluido affidato per la maggior parte alla mimica e alla pura recitazione, con pochi ma efficaci inserti sonori.   

L’AMICO RITROVATO: l’eco dell’orrore nella luce della speranza

L'AMICO RITROVATO - La coppia Masella/Lai
L’AMICO RITROVATO – La coppia Masella/Lai sul palco (foto di Leonardo Giannini dalla pagina Facebook del regista)

Tutto l’orrore della Shoah è qui, sul palco come sulla carta, solo evocato: c’è un prima ed un dopo e c’è l’insensatezza di un legame fatto di umanità, di complicità, spezzato improvvisamente da un’ideologia. Da un giorno all’altro il tuo vicino diventa il tuo nemico perché al potere serve nascondere le proprie nefandezze dietro ad uno spauracchio. Hans lo ha incarnato per Konradin e quando quest’ultimo se ne accorgerà, proverà a riscattarsi diventando egli stesso vittima del sistema che ha contribuito ad alimentare. Non c’è però, né potrebbe esserci, condanna nel ricordo di Hans, che sul finale ritrova alle sue spalle il calore dell’amico mai dimenticato, mentre la candela, quella della speranza, che in apertura si era spenta, torna ad accendersi nel buio che gradualmente inghiotte la scenografia prima dei meritati applausi.   

Visto al Teatro delle Arti (Lastra a Signa, FI) il 27 gennaio 2026

L’AMICO RITROVATO

traduzione, adattamento e regia Ciro Masella
con Ciro Masella, Filippo Lai
scena Aldo Zucco
luci Max Mugnai
costumi Chiara Lanzillotta
produzione Le Parole di Hurbinek / Mana Chuma / Uthopia
residenze artistiche GiaHurbinek / Mana Chuma / Uthopiapopolare d’arte; Catalyst; Teatrodante Carlo Monni; Teatro Manzoni – Calenzano

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Leonardo Favilli

Più che un critico, un appassionato di teatro che ha iniziato a raccontarlo dopo una pluridecennale esperienza da spettatore attento. Lo faccio dalle pagine della redazione fiorentina di Gufetto sempre alla ricerca di luoghi ed esperienze che vadano anche oltre la platea.