L’albero delle parole di Teolinda Gersão @ Voland: una lingua preziosa per una memoria da raccontare

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Teolinda Gersão pubblica con Voland il suo nuovo romanzo, L’albero delle parole, un racconto intenso dove le parole diventano vita che cerca la sua strada o si ammutolisce per sopravvivere, il tutto immerso nei paesaggi meravigliosi e giganteschi del Mozambico.

L’albero delle parole: Gita e la sua storia

Gita è una bambina felice, vive libera e i suoi occhi sono capaci di osservare la realtà interpretandone i segreti. Ha un padre amatissimo, Laureano, un uomo placido, tranquillo, il simbolo stesso della sicurezza. Ha una balia, Lóia, che le insegna a guardare il mondo per scorgerne i segreti, perché tutto nasconde magia e potenza.

E poi c’è la madre, Amélia, una donna distante, sempre intenta a cucire, la casa riempita dal rumore della sua macchina da cucire. Una madre che sembra giudicarla, preoccupata che si avvicini troppo alla cultura africana.

Sì, perché Gita è bianca e sente quanto la madre tema che assimili troppo la cultura del Mozambico, una cultura ben lontana dalle sue radici, che sono tutte in Portogallo.

Gita sente invece una attrazione selvaggia per quel mondo, che chiama casa, per la sua natura imperiosa, per le sue regole che pochi conoscono. Sente che quello è il suo posto. Sente che lì è viva.

L’albero delle parole: quello che Gita non sa

L’albero delle parole è quindi la storia di Gita divisa in tre parti: la prima è quella dell’infanzia, quella in cui conosciamo gli equilibri spesso precari della sua famiglia, conosciamo il suo sentire, il suo modo di vedere il mondo. È l’infanzia immaginifica di una bambina intelligente, curiosa che tale vuole rimanere e che, con le sue forze, si oppone ai desideri della madre.

La seconda parte invece svela tutto quello che Gita non sa, quello che Amélia ha nascosto e conservato in una scatola piena di ritagli e articoli. Ecco allora che il lettore viene trasportato sull’altro lato della luna, dove conosce la storia di Amélia, una donna che parte dal Portogallo per sposarsi dopo aver risposto a un annuncio. Parte perché delusa, amareggiata, perché spera di trovare qualcosa di diverso e invece capisce immediatamente di aver fatto uno sbaglio. Quello che Laureano le offre, quella solidità possente e serena, non fa per lei.

È nella terza e ultima parte che i fili si raccolgono: Amélia alla fine è scappata, con un altro uomo, in un’altra terra selvaggia e Gita ormai adolescente può raccogliere i pezzi della sua storia e incastrarli. E intanto cresce, come una donna libera, che scopre il piacere e l’amore, che scopre la storia del Mozambico, della sua casa, una colonia che vuole l’indipendenza.

Alla fine, Gita e il Mozambico sono lo specchio l’uno dell’altra: entramb* devono camminare saldamente per scoprire come diventare ciò che sono, liber* e dispost* a combattere contro tutto.

L’albero delle parole: una lingua preziosa

Per affrontare questa tripartizione, Gersão mette in campo una lingua costantemente in divenire, che si trasforma a seconda del punto di vista della narrazione. Se nella prima parte tutto è affidato a uno stile immaginifico e poetico che rispecchia totalmente la meraviglia degli occhi di Gita, la seconda parte procede per spezzoni di memoria che si intrecciano al presente, con una lingua adulta ma fredda, scostante, dove tra le righe sembra celarsi la frustrazione del non detto. Nell’ultima parte invece si arriva alla lucidità di chi ha capito, le parole diventano infuse di coraggio e giovanilistica volontà.

Il romanzo scorre fluidamente, con passo lieve, mentre noi che leggiamo siamo avvolti dai paesaggi immensi dell’Africa e sentiamo nascere il desiderio vivo e feroce di una libertà ancora tutta da conquistare, ma proprio lì, a un passo.

CASA EDITRICE: Voland

AUTRICE: Teolinda Gersão

TRADUTTRICE: Chiara Rodella

COLLANA: Amazzoni

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025

PREZZO: euro 19,00

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