Andata in scena al The Square di Firenze (recensito di recente da Gufetto) LA VOCE DEGLI ALTRI di Leonardo Venturi e regia di Massimo Alì, è una commedia che ci riporta in un battibaleno agli anni Novanta, quelli dei Telegatti e dei telefoni cellulari con l’antenna. All’interno di uno studio di doppiaggio Angelo (Roberto Caccavo) e Susanna (Giorgia Tomasi), coadiuvati dal direttore fuori campo Walter (Giulio Mayer), hanno intrecciato la professione con un passato, privato e personale che diventa collettivo perché specchio del carattere agrodolce della vita vissuta. Anche quando si pensa che le responsabilità del passato si siano stancate di rincorrerci, l’irrisolto torna sempre a richiedere il conto.
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I protagonisti fanno il loro ingresso ne LA VOCE DEGLI ALTRI

Infelice, insoddisfatto, scettico nei confronti del proprio direttore e procacciatore di lavoro, Angelo è perennemente alla ricerca dell’occasione professionale perfetta, della svolta che potrebbe finalmente renderlo celebre. Proprio lui che si vanta della sua copertina su TV Sorrisi e Canzoni accanto a Marco Columbro seppur solo poche righe gli siano state dedicate. Non sembra purtroppo neanche questa la volta buona però: il doppiaggio di Fantazoo, una serie animata nippo-olandese, in cui il protagonista è un goffo bue di nome Alvaro, non è certamente quanto Angelo sognasse per la sua carriera. Diventerà però l’occasione per lui di fare i conti col suo passato dove troppe cose sono rimaste in sospeso; ed una in particolare. A scardinare il suo già precario equilibrio è Susanna, attrice prestata al ruolo di doppiatrice, entusiasta di diventare la voce di Camilla, la sprovveduta amica tartaruga di Alvaro, e di altri piccoli personaggi, animali del fantastico mondo di Fantazoo. Quel passato comune che era rimasto irrisolto per Angelo lo è altrettanto per Susanna pur trovandosi, i due protagonisti, agli antipodi.
La svolta inattesa nello studio de LA VOCE DEGLI ALTRI

La convivenza forzata e a tratti claustrofobica all’interno di quello studio diventerà il terreno del confronto grazie alle pause cui Walter, il direttore del doppiaggio perennemente fuori campo, costringe i due personaggi durante la registrazione dei primi quadri – anelli – della serie. Dai primi silenzi, imbarazzati ed imbarazzanti, emergono gradualmente i tratti sempre più nitidi di una storia d’amore che fu totalizzante, di quelle che nell’entusiasmo giovanile ti fanno sentire invincibile, padrone del mondo, capace di tutto. Ma più in alto si vola e più dolorosa sarà l’improvvisa caduta. I due protagonisti come Icaro sembrano essersi avvicinati troppo al sole, cadendo rovinosamente a terra e schiantandosi in punti così lontani da non essersi mai più ritrovati né chiariti. Una fuga davanti alle proprie responsabilità nel bel mezzo di quella irrefrenabile corsa verso un brillante futuro insieme con troppi ostacoli. La realtà li ha costretti ad una doccia fredda in quell’ormai lontano 3 gennaio 1990 che ha cambiato le loro vite.
La vita nel testo e nella regia de LA VOCE DEGLI ALTRI
Scegliendo volutamente di non svelare i retroscena che il testo nasconde, possiamo certamente sostenere che sia la drammaturgia di Leonardo Venturi che la regia di Massimo Alì ci hanno convinto. Venturi ha scritto un testo che sa svelare senza rivelare, che sa costruire sapientemente tessera dopo tessera il mosaico di una storia nella quale ognuno saprà sentirsi più o meno coinvolto, ma dove per tutti la curiosità e la speranza hanno assunto forme diverse. Chi avrà sperato che Angelo e Susanna si riconciliassero, chi avrà sperato che si chiarissero e potessero restare amici, oltre che colleghi, chi avrà magari anche auspicato invece un finale cinicamente risolutivo. Tutti sono destinati a restare delusi in questo testo dove non c’è spazio per il bianco o nero, il vero o falso, il bello o brutto: la storia come la vita è un caleidoscopio di sfumature e di sensibilità e Venturi non si è lasciato vincere dalla tentazione del duello, dello scontro con vinti e vincitori. Nessuno dei due protagonisti alla fine potrà dirsi davvero vittorioso perché, come troppo spesso si dice, seppur con saggezza, in una guerra nessuno esce vincitore.
LA VOCE DEGLI ALTRI: la triade attoriale

Nella loro interpretazione Roberto Caccavo e Giorgia Tomasi hanno saputo inserirsi tra le pieghe del testo e fare propri i personaggi, sia nei momenti più ludici di doppiaggio con improbabili accenti dialettali – romanesco per il bue Alvaro e fiorentino per la tartaruga Camilla, contornati da altrettanto improbabili inflessioni per gli altri animali – sia nei momenti di confronto intimo, lontani da orecchie indiscrete, tranne le nostre. Perfetto ed implacabile sincronizzatore è stato Walter (Giulio Mayer) con le sue entrate ed uscite sempre tempestive e ben raccordate con i personaggi in scena, deus ex machina insieme alla presenza-assenza nello studio a fianco del famigerato Marco, ex di Susanna, capace di scatenare in Angelo uno scatto di orgoglio maschile e di ansia da prestazione, prontamente soffocati da lei. Proprio in certi frangenti in cui la rabbia di Susanna ha fatto la sua comparsa abbiamo percepito un caricamento della voce e della gestualità un po’ sopra le righe ma sappiamo che la rabbia è incontrollabile per sua definizione per cui l’equilibrio dello spettacolo non ne ha comunque risentito.
LA VOCE DEGLI ALTRI: commedia di vita
Quando finalmente si riesce ad ascoltare la voce degli altri, quando si riescono a vestire i panni del nostro interlocutore, si è capaci di evidenziare un punto della nostra personale linea del tempo ma questo punto non è mai tabula rasa da cui ripartire come se prima non fosse successo nulla. Qualsiasi sia la resa dei conti, non si resta mai immutati e ciò che sarà non potrà prescindere da ciò che è stato. Anche Angelo e Susanna ne sono consapevoli: il primo sarà in grado di assorbire i fendenti di lei e fino all’ultimo tutti noi speriamo che saprà in qualche modo discolparsi per concedergli le attenuanti generiche in quello che appare come un processo nei suoi confronti. Ma la realtà è implacabile e alla fine restano la goffaggine di quei cartoni capaci di provocarci sorrisi insieme al groviglio di sensazioni e di sentimenti che, pur essendo ormai dipanati, restano profondamente radicati e in parte irrisolti. Ma la vita continua, nonostante tutto, e come nei cartoni animati anche noi alla fine possiamo trovare la strada per salvarci.
Visto al Teatro The Square (Firenze) il 5 aprile 2025
LA VOCE DEGLI ALTRI
di Leonardo Venturi
con Roberto Caccavo, Giulio Mayer e Giorgia Tomasi
regia Massimo Alì
produzione Teatro a Manovella
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