LA SIGNORA DELLE CAMELIE @ Teatro Puccini Altopascio: ciò che non si può cambiare bisogna almeno descriverlo

E’ andato in scena al rinnovato Teatro Giacomo Puccini Altopascio LA SIGNORA DELLE CAMELIE con drammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva. Seducente, crudele e complesso, uno spettacolo di assoluto interesse. Ortoleva, premiato nel 2018 alla Biennale di Venezia registi under 30, è stato recensito da Gufetto nella scorsa stagione al Teatro di Rifredi con Dramma Industriale e a Il Moderno di Agliana per La Dodicesima Notte.

LA SIGNORA DELLE CAMELIE: il fluire e la trappola

LA SIGNORA DELLE CAMELIE (Giulia Lenzi ph.)
Scena de LA SIGNORA DELLE CAMELIE (Giulia Lenzi ph.)

LA SIGNORA DELLE CAMELIE… ancora? esordisce il primo attore (Gabriele Benedetti) ad entrare in scena, svelando, mentre passa sul palco dismesso, senza quinte, con oggetti a vista, la scenografia basilare dello spettacolo: la riproduzione esatta, perfetta, realistica, di un palco di teatro, quello di proscenio nel quale la bella Margherita Gautier usa mostrarsi, esibendo la sua bellezza e la sua disponibilità ai giovani uomini che recandosi a teatro possono cominciare a identificarla come amante desiderabile. Il palchetto, perfettamente riprodotto, potrebbe spingerci a sospettare di trovarci davanti a un lavoro realistico, capace di farsi specchio del mondo e della vita come il post Romanticismo francese aveva esortato a fare, abbandonando l’esagerazione passionale e le forti tinte: invece diventa spazio nello spazio, luogo teatrale dove Margherita vivrà, sempre, la sua avventura, dilatandosi a camera da letto, a casa di campagna di Bougival, cornice che può ingrandirsi quasi all’infinito senza perdere mai la propria rigidità di prigione. E in fondo, questo è il tema del difficile, complesso lavoro che abbiamo davanti: come la fluida avventura della nostra vita, l’amore fiammeggiante, il desiderio, lo sconforto, le tappe più o meno desolate della nostra biografia, dilatabili in reiterati cerchi, possano e debbano ridursi a quattro pareti incrollabili, se dalla vita passiamo alla letteratura.

Il doppio piano de LA SIGNORA DELLE CAMELIE di Ortoleva

Quando dal fluire dell’esistenza e dalla preziosa instabilità di ciò che avviene e si rinnova desideriamo fare testo letterario, l’incantesimo è crudele. Gabriele Benedetti incarna con la sua voce non solo e non tanto l’autore, come scopriremo alla fine del dramma, non solo il narratore e la voce che fuori dalla vicenda (parzialmente: entrerà, ad un certo punto, nel palchetto di Margherita, svelandosi come padre di Armando e convincendola inflessibilmente ad abbandonare l’amante in nome del buon senso borghese) tira le fila, ma proprio il burattinaio, il dramaturg, lo scrittore, che si incarica non solo di svelare il non detto, quello che provano i personaggi, ma di celebrare l’onniscienza, fornendo informazioni che creano sfondi e incalzano e fanno precipitare azione e spiegazione dell’azione verso il loro acme. La sua voce ironica e trascinante, crudele e profonda, mette ad abitare lo spettacolo in una dimensione specifica, e gli spettatori hanno la sensazione di vedere ciò che avviene in scena attraverso il filtro del racconto, la paratia porosa della scrittura. Ma, contemporaneamente, la profondità della recitazione degli interpreti, tutti, invita al tuffo vertiginoso dell’immedesimazione, e il doppio piano richiesto allo spettatore, il salto incrociato del doppio genere di apprezzamento che veniamo chiamati a sentire aumenta, se ve ne fosse bisogno, gli incroci vertiginosi di un testo complesso e di fascino difficile e irresistibile.

trailer LA SIGNORA DELLE CAMELIE regia di Giovanni Ortoleva

LA SIGNORA DELLE CAMELIE: il cast fra vivere e recitare

Gli interpreti, tutti, si muovono con originalità e padronanza nei confini del loro ruolo: Anna Manella è una Margherita spettrale e sensuale, capace di essere seduttiva senza mai perdere in alterigia, dominatrice eccelsa senza smettere di essere ferita: il suo duetto con Alberto Marcello, un Armando appassionato e giovanilmente inconsapevole, funziona senza inciampi, almeno tanto quanto funziona la scala di somiglianze e differenze vocali e visive che la unisce e la contrappone alla Prudenza di Nika Perrone, suo vicinissimo contrario. In coppia con Armando c’è l’amico Gaston, Vito Vicino, che oltre a funzionare da specchio, alleato, antagonista parziale di Armando, funziona splendidamente da compagno di Prudenza: in un primo momento fornendo una personale versione della seduzione e della consumazione dell’attrazione, poi, uscendo con leggerezza fuori dal recinto del naturalismo e del realismo, formando con lei un vero piccolo coro, ritmando in perfetto sincrono le battute, con crudele leggerezza, con malvagia ironia, con una brillante crudeltà che forse costituisce uno dei momenti più sorprendenti del dramma.

LA SIGNORA DELLE CAMELIE: fa male la letteratura?

LA SIGNORA DELLE CAMELIE (Giulia Lenzi ph.)
Scena de LA SIGNORA DELLE CAMELIE (Giulia Lenzi ph.)

Sorprendente, assolutamente, si delinea il finale: dal limite del palchetto, prigione, ring, letto d’agonia, in questo momento evidente confine tra vita e morte, Margherita si abbandona alla fine, ma la sua uscita dall’esistenza viene accolta da applausi e incitamenti e lei – dolorante, livida, bellissima – ri-muore a se stessa, riprova, fornisce un’altra versione, cade e si riprende, burattino senza riposo – LA SIGNORA DELLE CAMELIE ancora, e ancora… La metafora della letteratura, forse, della scrittura, che irrigidisce e ripropone la storia, e la morte non è mai morte – ma non si tratta di una eternità positiva, exegi monumentum, ma di una coazione a ripetere dolorosa infinita e imperfetta. Fa male la letteratura, forse? Evviva la vita, e non la gelida forma, forse? E anche l’arte, forse, se riuscisse, in qualche magico modo, a rinunciare all’imbalsamazione, a riprodurre l’ondata, l’imprevisto, il fuoco – eppure come riprodurlo, se non producendo un contenitore eterno? Qualsiasi fatto d’arte che faccia pensare questo è sicuramente poco confortevole, ma di un infinito valore: qualsiasi ricerca che si inoltri in simili sentieri, attraverso tappe simili è un viaggio che va proseguito, qualsiasi sia la meta.  

Visto al Teatro Puccini Altopascio (LU), 9 gennaio 2025   

LA SIGNORA DELLE CAMELIE

liberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio
drammaturgia e regia Giovanni Ortoleva
con Gabriele Benedetti, Anna Manella, Alberto Marcello, Nika Perrone, Vito Vicino
produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Elsinor, Tpe Teatro Piemonte Europa, Arca Azzurra

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