LA SCUOLA DI BALLO @ Teatro Fabbricone: intervista al regista Enrico Torzillo

Al Teatro Fabbricone di Prato va in scena un testo raro di Carlo Goldoni LA SCUOLA DI BALLO per la regia di Enrico Torzillo a capitanare un gruppo di giovani, talentuosi attori diplomati all’Accademia Silvio d’Amico. Ancora produzione Teatro Metastasio in prima nazionale. Lo spettacolo, contemporaneo e eterno, presenta molti aspetti di cui è stimolante parlare in un confronto col giovane regista.

LA SCUOLA DI BALLO: il mondo è verde

LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto
LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto

Susanna Pietrosanti: Comincio dalla domanda che veramente mi è più pressante: il verde, il verde strano e meraviglioso che riveste tutta la scena e le luci della performance. Che cosa simboleggia? Perché questa scelta?
Enrico Torzillo: Io ho una passione per la monocromia, lo confesso, penso che il teatro debba essere comunque molto, molto più bello della realtà, che sia ora di finirla con la simulazione della vita offerta in teatro quando ci sono altri mezzi che invece la richiedono, la televisione, il cinema… Basta naturalismo in teatro, dove andiamo invece per fare una potente esperienza estetica. Quando mi sono avvicinato al testo sono stato colpito dalla acredine, dalla polemica, dal senso di bile profonda che Goldoni mostra in tutto il lavoro, una rabbia profonda per le modalità con cui l’arte si incarna, per le modalità di produzione, diremmo oggi. E come rappresentare questa rabbia, questa lotta contro l’oscurità fatta con passione, con vigore? Nello spettacolo, comunque, c’è anche il nero, ma il verde predomina – verde bile e insieme verde speranza.

Una scelta registica suggestiva

SP: Mi ha coinvolto molto questa scelta, che è così suggestiva, così condizionante. È alienante, quasi fumettistica…
ET: Mentre riflettevo ai canoni della messa in scena, ho notato che per i bambini il male è verde. Le facce verdi dei cattivi Disney, le anime verdi nell’Ade: pure il male è più bello della realtà, ecco.
SP: Del resto, il verde ha un’aura complessa, complicata. È anche un colore vitale, quasi passionale: gli amanti elisabettiani con le maniche verdi…
ET: è anche un colore seduttivo, sì, e si trascina dietro anche questo retroterra.

LA SCUOLA DI BALLO: nella gabbia e nella danza delle rime

LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto
LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto

SP: Un altro aspetto infinitamente intrigante è quello relativo alle terzine in cui il testo è completamente scritto. Come è stato recitarle? Confrontarsi con la presenza di un metro così tradizionale, una gabbia, contemporaneamente un superamento? Uno stimolo?
ET: La rima effettivamente è stata un centro nevralgico. Non si tratta di un semplice testo in rima: Goldoni volle scrivere sette opere metateatrali, e questa è dedicata a Tersicore la Musa dell’arte della danza, e incredibilmente gli endecasillabi in cui è stata redatta sono stati composti a imitazione del Pas de Deux, fornendo un’armonia incredibile al lavoro. La musicalità imbeve tutto il testo, tanto è vero che io, che adoro il musical, ho fatto scrivere proprio vere canzoni dal testo di Goldoni, riportando in gioco e esaltando la struttura musicale della terzina. E poi, tradizionalmente molti vedono Goldoni, ecco, un autore ‘vezzoso’: in realtà, il lato oscuro di Goldoni traspare proprio dalla ‘vezzosità’ della musica, che fa un controcanto, un contrasto potente.

SP: Immagino che la gestione della terzina non sia stata semplicissima per la compagnia che ha dovuto renderla sul palco…
ET: All’inizio abbiamo tentato di dimenticarla, di rendere contemporanea la recitazione lasciando che la terzina non venisse più di tanto messa in evidenza. Poi è stato inevitabile, e anche divertente, fare una scelta specifica. Così, i personaggi che vivono stabilmente dentro l’accademia di danza di Monsieur Rigadon usano fluidamente la terzina, viene loro naturale, fluisce: quelli che invece arrivano dall’esterno devono ricercarla, costruirla. Si esalta, così, proprio uno dei temi base del lavoro: l’incomunicabilità, che sta dietro a molto Goldoni, autore incredibilmente più complesso e meno inoffensivo di quanto si crede.

LA SCUOLA DI BALLO: ovvero fascino e pericolo della didattica

LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto
LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo foto di Manuela Giusto

SP: Molti sono, con evidenza, i temi che la performance è capace di fare affiorare. Uno su cui avete concentrato la ricerca?
ET: La didattica. La scuola come luogo di luce e ombra, di costruzione, sì, declinata meta-teatralmente, una dialettica forma/contenuto che fa slittare, poi, il testo e quindi la performance anche verso la categoria del romanzo di formazione: Monsieur Rigadon, sotto certi aspetti, evoca i personaggi di Dickens.
SP: Un altro dei temi che traspaiono dal testo è la dialettica maestro/allievo, che poi è una gemmazione dal mega tema antico/moderno. Come è stato per un gruppo di giovani professionisti, capitanati da un giovane maestro, compiere questo viaggio?
ET: Molto stimolante, perché il gruppo che compone il cast crede profondamente nella tecnica, nell’eccellenza della preparazione, nella formazione e nella sua importanza: come Goldoni e la sua bile verde nei confronti della concretizzazione pratica dell’arte, anche noi abbiamo voluto lanciare un grido ironico in quella direzione.

SP: Risparmio allora la domanda relativa a cosa ritiene che sia ancora fruibile di questo testo di Goldoni ai giorni d’oggi…
ET: L’intero testo è infinitamente moderno. Contemporaneo. Le dinamiche sono condivisibili nella situazione odierna e, come sempre succede con i grandi autori, hanno un valore insieme immediato ed eterno.

LA SCUOLA DI BALLO regia di Enrico Torzillo – teaser

LA SCUOLA DI BALLO

di Carlo Goldoni
regia Enrico Torzillo
con Eleonora Bernazza, Riccardo Di Cola, Paolo Madonna, Domenico Pincerno, Michele Ragno, Maria Grazia Trombino
adattamento Enrico Torzillo
coreografie Giulia Avino
composizioni originali di Jacopo Carta
sound design Riccardo Ranzani
costumi Maria Vittoria Perillo
light design Massimo Galardini
produzione Teatro Metastasio di Prato, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”

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