Fa tappa al Teatro Politeama Pratese la tournée italiana de LA PULCE NELL’ORECCHIO, commedia del 1907 firmata da Georges Feydeau nel libero adattamento di Carmelo Rifici, regista, e Tindaro Granata, coppia alla quale sono affidati anche traduzione e drammaturgia. Una classica e moderna commedia degli equivoci che in questa versione viene catapultata da un tradizionale salotto borghese all’interno di un iper-cromatico ed estraniante circo fatto di colori pastello e cubi di gommapiuma. Tra doppi sensi, fraintendimenti e giocolerie di vario genere, si intrecciano i destini dei singoli personaggi, ognuno alla ricerca di una propria personale felicità fuori dagli schemi preconfezionati della buona società.
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Gli acrobati della vita nella trama de LA PULCE NELL’ORECCHIO
Se ognuno di noi ripensasse al proprio vissuto con tutte le sue peripezie, potrebbe facilmente figurarsi come un acrobata costantemente in equilibrio tra gioie e dolori, amori e passioni, delusioni e soddisfazioni, e capace di saltellare tra questi con un’agilità che solo la sete di vita può dare. Proprio questa sembra la miccia capace di innescare il meccanismo de LA PULCE NELL’ORECCHIO in questo esilarante e complesso allestimento. Se infatti la scenografia su piattaforma rotante è semplice seppur nella sua composizione in fieri, con i suoi cubi di gommapiuma pronti a diventare letti, muri, divani e all’occorrenza pure ammortizzatori per le cadute, l’intreccio è di quelli da perdere la testa, tra equivoci amorosi, gelosie, intrighi maliziosi e scambi di persona. Una trama dall’intreccio che si compone, scena dopo scena, con forte dinamicità, ritmo a tratti forsennato ma sempre con estrema chiarezza grazie ad una macchina registica puntuale che ha saputo giocare abilmente con l’originale di Feydeau.
Da Feydeau a Rifici: l’adattamento de LA PULCE NELL’ORECCHIO

Diverse le libertà che Rifici nel suo allestimento insieme a Tindaro Granata si è concesso: un ensemble di strumenti sempre in scena, suonati all’occorrenza da alcuni degli attori e delle attrici, la traduzione o trasformazione di alcuni nomi per giocare su paradossali doppi sensi – dal Dott. Spacciato allo spagnolo De Histangua che per l’occasione ha una lista di nomi decuplicata rispetto all’originale, come nelle parodie di telenovelas argentine del Trio – fino a personaggi per i quali spuntano improbabili dialetti locali. Pertanto Vittorio Emanuele improvvisamente compare in scena in divisa reale con accento torinese mentre l’inserviente dell’Hotel Feydeau – ancora una libertà sul testo – resta perennemente in equilibrio tra una Cenerentola e la Rosetta di Rugantino, romanesca come il suo colorito linguaggio. In un caleidoscopio di sensibilità l’unica che riesce a parlare a tutti con la sua universalità è la musica: il non più inglese ma americano Rugby, incompreso cliente dell’hotel costantemente alla ricerca dell’amore della sua vita, alla fine riuscirà a trovare il suo posto nel mondo all’ascolto di una celestiale melodia (“This is my place!”).
LA PULCE NELL’ORECCHIO: la commedia dal finale aperto
La trama è di quelle che raccolgono la millenaria tradizione della commedia: mariti gelosi delle mogli fino al desiderio di vendetta, mogli che sospettano fantomatici tradimenti dei propri mariti e decidono di tramare contro di loro, inservienti e camerieri che a loro volta non sono estranei ai sentimenti e alle pulsioni umane, complicando la vita propria e dei propri signori. Tra il salotto borghese della famiglia Chandebise e le stanze dell’Hotel Feydeau, noto per accogliere amanti fedifraghi e nascondere nei propri armadi gli scheletri dei suoi clienti, le vicissitudini dei personaggi si intricheranno e si svilupperanno fino ad un lieto fine dall’amaro in bocca. Non tutti infatti troveranno la felicità che cercavano e le loro aspirazioni non saranno completamente soddisfatte. Una commedia, insomma, dal finale aperto in cui i chiarimenti e le confessioni lasciano insanate crepe di malinconia e di amarezza nelle sensibilità di ognuno. “Vado a cercare la vita mia” dichiara Maria Antonietta, inserviente dell’hotel abbigliata con tanto di corona, dopo essere uscita dal suo sogno ed essere tornata aspramente alla realtà del suo presente. In fondo così ci immaginiamo tutti i personaggi, alla ricerca alla fine di loro stessi e del loro posto nel mondo.
Il cast e la ritmica regia de LA PULCE NELL’ORECCHIO

Nei tre atti dell’originale, che in questo adattamento si sono trasformati in un flusso ininterrotto, grazie anche alla piattaforma rotante sul palcoscenico, il cast, numeroso e variegato (Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo) ha dimostrato grande abilità nel gioco di acrobazie, interventi musicali, passaggi e ritmi che la regia di Rifici ha improntato. Ingressi ed uscite dall’armadio spesso al centro della scena, che diventa alla bisogna una porta attraverso la quale fuggire o camerino per repentini cambi d’abito, sono funzionali ad accelerare i tempi che le entrate dalle quinte richiederebbero mentre la instabile costruzione di gommapiuma consente agli artisti di comparire improvvisamente con ripetuti effetti sorpresa.
L’estraniante circo rotante de LA PULCE NELL’ORECCHIO
A supporto di queste scelte registiche le parentesi musicali, che vedono coinvolti direttamente o indirettamente gli attori in scena, anche musicisti quando serve, sono propedeuticamente inserite per arricchire l’aura fellinianamente circense che aleggia dall’inizio e che si realizza pienamente scena dopo scena. I colori che a malapena si sposano con gli ambienti borghesi di un salotto di primi Novecento o con uno squallido hotel dalla dubbia fama ci estraniano completamente dalla verosimiglianza e ci danno la possibilità di ridisegnare la storia con la nostra immaginazione e guardare alle vicende dei vari personaggi senza costrutti pregiudiziali e giudicanti. Pertanto i due personaggi che sulla carta appaiono i più strampalati – il Dott. Spacciato con la sua doppia vita en travesti e Camillo con la sua tenuta alla Chaplin ed il suo esilarante ed invalidante difetto di pronuncia delle consonanti (“un uomo che ha solamente vocali da offrire”) – finiranno ai nostri occhi per assumere una “normalità” rassicurante che ce li farà sentire ancora più vicini.
LA PULCE NELL’ORECCHIO: un gustoso sovrabbondante adattamento

Il senso di trovare se stessi, i limiti delle bassezze umane – dai più “nobili” sentimenti fino alle loro degenerazioni e ai più biechi ma genuini impulsi sessuali – e financo la potenza della musica come linguaggio omni-comprensibile e la variegata ludicità della vita: come in altri allestimenti firmati Rifici (qui recensiti da Gufetto), ormai siamo abituati che il regista e drammaturgo italiano, professionalmente trapiantato in Svizzera, spinge sempre agli estremi la lettura e la riscrittura dei testi, spremendoli fino all’ultima goccia. E stavolta anche oltre. Il risultato è un succo dal sapore complesso e avvolgente fatto da tanti – forse troppi – ingredienti diversi. Usciamo dalla platea dissetati dal suo lavoro e da quello dell’intera compagnia fatta di artisti che hanno saputo interpretare con grande maestria, e con la complicità costruita con lavoro e professionalità in mesi di prove e repliche. A casa ci portiamo quell’amarezza di fondo dalla quale partire per ricercare pazientemente ogni singolo ingrediente e gustarselo davvero uno ad uno.
Visto al Teatro Politeama Pratese il 15 marzo 2025
LA PULCE NELL’ORECCHIO
di Georges Feydeau
traduzione, adattamento e drammaturgia Carmelo Rifici, Tindaro Granata
con Giusto Cucchiarini, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Ugo Fiore, Tindaro Granata
Christian La Rosa, Marta Malvestiti, Marco Mavaracchio, Francesca Osso, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Carlotta Viscovo
regia Carmelo Rifici
scene Guido Buganza
costumi Margherita Baldoni
luci Alessandro Verazzi
musiche Zeno Gabaglio
assistente alla regia Giacomo Toccaceli
regista assistente Alice Sinigaglia
coaching movimenti acrobatici Antonio Bertusi
coaching clownerie Andreas Manz produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
coproduttore Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello di Roma


