La PRIMAVERA DEI TEATRI 2026 apre dal 26 maggio a Castrovillari: ecco cosa vedremo!

L’anno scorso fu un’edizione fra le più interessanti del panorama teatrale italiano: PRIMAVERA DEI TEATRI il “Festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea” torna per la XXVI edizione dal 26 al 31 maggio 2026 a Castrovillari (CS), presentandosi come un luogo di “esposizione e di interrogazione” del presente.

Il festival dedica questa edizione a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi, figure che hanno condiviso con Primavera dei Teatri “visione, tensione etica e responsabilità culturale”, contribuendo a definirne l’identità come “spazio vivo di relazione, pensiero e comunità”.

Un’edizione scoppiettante, sotto la direzione di Dario De Luca e Saverio La Ruina che porterà in scena 35 eventi tra teatro, danza, residenze artistiche, prime e anteprime nazionali, musica, incontri, workshop e mostre creando “un campo di forze in cui le pratiche sceniche non illustrano il mondo, ma lo attraversano mentre accade”..

  • Perché Castrovillari rappresenta una meta da frequentare e cosa vedremo in questa edizione?
    Alcuni appunti da chi l’anno scorso ha visto la scorsa edizione con occhi sgranati e col cuore in mano.

FESTIVAL DI CASTROVILLARI – PRIMAVERA DEI TEATRI, perché andarci?

L’anno scorso la PRIMAVERA DEI TEATRI ci regalò spettacoli intensi e sempre più suggestivi, complici le location scelte per la messa in scena, la suggestività del Teatro Sybaris, ricavato nelle scuderie del Protoconvento Francescano, il primo convento realizzato in Calabria nel 1221. E ancora nel Teatro Vittoria, restaurato e restituito al pubblico con grande successo in pieno centro città e ancora il piccolo Teatro San Girolamo oltre agli altri spazi che ospiteranno reading, laboratori, presentazioni di ogni genere, come Spazio Agorà, il Castello Aragonese, il Giardino Emi’s Bakery, la Sala Varcasia.     

Nel tempo in cui viviamo, dominato da violenze, ribaltamenti della legalità internazionale, guerre e shock energetici e culturali, la PRIMAVERA DEI TEATRI cerca di individuare quelle fratture del contemporaneo che tanto ci riguardano.

Ed in effetti, guardando il programma troviamo riflessioni fra le più variegate: il senso di sospensione, i conflitti con il corpo, il rapporto fra malattia e morte.

Cosa vedremo a LA PRIMAVERA DEI TEATRI 2026?

La programmazione di PRIMAVERA DEI TEATRI 2026 insiste sulla dimensione processuale del lavoro artistico: residenze, anteprime, restituzioni e scritture sceniche, incontri, libri e mostre “che si espongono nel momento esatto in cui ancora non sono definitive”, trasformando la città in “luoghi di ascolto e di produzione di senso”.

  • Fra i lavori, tanti presenti segnaliamo solo alcune che più di tutte contiamo di vedere: il 26 maggio le compagnie Drama Teatro, Principio Attivo Teatro portano in scena  Nervo Vago ispirato al racconto Dimensioni di Alice Munro una storia di evitamento del dolore e trasformazione di sé.
26 maggio – programma

Il festival si apre come un attraversamento simultaneo di tre nuclei di ricerca. Al Teatro Sybaris la restituzione della residenza di Principio Attivo Teatro e Drama Teatro con Nervo Vago porta in superficie una scrittura scenica che lavora sulla fragilità percettiva del presente, mettendo al centro il dispositivo attoriale e la sua instabilità. Al Teatro Vittoria la restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con Scented Panther prosegue questa indagine nei territori del corpo, tra esposizione e costruzione di immaginario. Al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale, Luna Cenere con Agape apre un lessico coreografico che interroga la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la danza dentro una dimensione politica dello stare insieme.

  • Mercoledì 27 maggio, interessante fra gli altri, lo spettacolo UNTITLED#22 dedicato alla controversa figura della fotografa  Francesca Woodman, e ancora il Teatro delle Ariette 2024 arriva in scena con NOI SIAMO UN MINESTRONE con il loro inconfondibile modo di fare teatro attraverso il cibo e la condivisione. C’è anche il reading di  Frankenstein a cura di Filippo Andreatta da noi visto in CURON/GRAUN al Teatro Verdi.
27 maggio – programma

La giornata si articola come una mappa mobile. Al Castello Aragonese la restituzione della residenza di Maria Chiara Pederzini con Carmen si misura con la riscrittura del mito, lavorando sulle sue stratificazioni simboliche e corporee. Al Teatro Sybaris Rossella Pugliese, autrice e interprete, presenta PapàVeri sempre in piedi, una partitura scenica che affonda nella materia opaca del legame filiale, tra colpa, rimozione e un bisogno ostinato di riscatto, mentre al Teatro Vittoria Maiali rosa volanti di e con Giulia Carrara attraversa il quotidiano come dispositivo di deviazione e slittamento. Al Teatro San Girolamo – in anteprima nazionale – Daniela Vitale con Untitled n°22 insiste su una pratica coreografica che si sottrae alla nominazione definitiva. Il lavoro di Teatro delle Ariette, Noi siamo un minestrone, porta il discorso sul terreno della convivenza: un’esperienza condivisa in cui la scena si costruisce come gesto alimentare, relazione diretta e comunità temporanea.

28 maggio – programma

La giornata insiste sulla disseminazione. Teatro delle Ariette torna con due repliche di Noi siamo un minestrone, spostando il teatro nella dimensione del tempo lungo e della prossimità fisica tra artiste, artisti e pubblico. Al Teatro San Girolamo Bambole da Collezione di Erika Fusini — prima nazionale — vede protagonista una compagine tutta al femminile di artiste giovanissime: autrice, regista e cinque attrici lavorano insieme su una grammatica dell’identità esposta e costruita, mentre al Teatro Vittoria Giuseppe Provinzano e Giuseppe Massa con Sutta Scupa propongono –
in prima nazionale – un nuovo allestimento a distanza di vent’anni, attraversando le tensioni della lingua e della memoria. Filippo Andreatta con Nuvolario/Elena – in anteprima – apre una riflessione sul dispositivo scenico come architettura percettiva e ambientale. La giornata si chiude al Giardino Emi’s Bakery con il concerto di Marco Russo, che riporta il suono dentro la trama del festival come ulteriore forma di scrittura.

  • Venerdì 29 maggio Saverio La Ruina presenta KR70M16 – NAUFRAGO SENZA NOME che abbiamo già visto al Teatro Goldoni di Firenze. E ancora la fiaba dark NADA DEL AMOR ME PRODUCE ENVIDIA da Santiago Loza, il testo è inedito per l’Italia che racconta la storia di una sarta nell’Argentina di Evita Peron.
29 maggio 2026

Il rapporto tra forma e dissoluzione diventa centrale. Al Teatro Vittoria Mario Perrotta, autore, regista e interprete, presenta — in prima nazionale — Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, lavorando sulla reiterazione come dispositivo critico dell’identità. Al Teatro San Girolamo Scena Verticale presenta KR70M16 – Naufrago senza nome di e con Saverio La Ruina e con Dario De Luca, Cecilia Foti, musiche Gianfranco De Franco, costruendo una stratificazione di segni, memoria e presenza che insiste sulla responsabilità della testimonianza. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale – Roberto Rustioni con Nada del amor me produce envidia, con protagonista Silvia D’Amico, continua questa linea di disarticolazione del discorso sentimentale presentando per la prima volta in Italia il testo di Santiago Loza, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo argentino le cui opere, acclamate nei principali festival internazionali, intrecciano cinema e teatro in un linguaggio originale. La giornata si apre e si chiude nel suono con il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery, controcampo ritmico dell’intero programma.

  • Sabato 30 maggio, VORREI MORIRE NON SO COME FARE di Roberto Scappin e Paola Vannoni, vincitore del Premio “Dante Cappelletti” 2025 sulle interazioni fra malattia e morte e la fiaba calabrese Le Tre Cicoriane di Dario De Luca portata in scena da Scena Verticale.
30 maggio 2026

La scrittura scenica si fa esplicitamente politica nella sua forma quotidiana. Al Teatro San Girolamo, Scena Verticale presenta in prima nazionale Le Tre Cicoriane, spettacolo che completa la trilogia sulla fiaba calabrese di Dario De Luca, mantenendo una tensione costante tra radicamento territoriale e costruzione drammaturgica, e affrontando, in filigrana ma con incisività, il tema della violenza di genere. Al Teatro Vittoria, in prima nazionale, i Quotidiana.com con Vorrei morire non so come fare (Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”) sviluppano una scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e disincantata. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale – Ivonne Capece con Casa di bambola rilegge il classico attraverso una lente di frattura contemporanea, insistendo sul dispositivo attoriale come campo di crisi. Anche qui il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery torna come elemento di continuità sonora, quasi a segnare una respirazione collettiva del festival.

  • Domenica 31 maggio, a chiusura del Festival, segnaliamo RIGETTO, in anteprima il secondo capitolo, dopo Affogo, della Trilogia dell’odio di Dino Lopardo su due sorellastre intrappolate in un vuoto emotivo ed esistenziale che si manifesta attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo. E infine chiude PRIMAVERA DEI TEATRI, Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri portano in scena SCEMI DEL VILLAGGIO un progetto teatrale che vuole riscoprire la città ed il territorio e il nostro rapporto conflittuale con gli spazi sociali, dai paesi di provincia, alle metropoli e ai luoghi di villeggiatura.
31 maggio 2026

La giornata conclusiva si apre con una concentrazione dei processi. Alla Sala Varcasia la restituzione della residenza di Cecilia Foti con La Questione dell’imbuto si colloca dentro il farsi stesso della scrittura scenica, rendendo visibile il suo statuto instabile. Al Teatro San Girolamo Ateliersì con Armande sono io! — progetto che intreccia drammaturgia, regia e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière — con ideazione e regia di Fiorenza Menni, lavora sulla costruzione dell’identità come spazio plurale. Al Teatro Vittoria Dino Lopardo, autore e interprete, con Rigetto, in anteprima nazionale, porta il discorso su una soglia di resistenza corporea e linguistica. Al Teatro Sybaris il duo Fettarappa/Guerrieri con Scemi del Villaggio — in anteprima nazionale — chiude il percorso attraversando la figura del disallineamento come possibilità critica e politica dello sguardo.

Scopri la Primavera dei Teatri 2026

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Antonio Mazzuca

Giornalista, Editore e Direttore responsabile di Gufetto Magazine Appassionato di teatro, arte, cinema e serie tv. Scrivo per Gufetto dal 2014. Un Gufetto piccolo che pensa in Grande.