LA MUSICA di Marguerite Duras: il dialogo dell’addio torna in libreria

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Un testo breve e vertiginoso in cui l’amore si dissolve nella parola: la ripubblicazione de LA MUSICA per L’Orma Editore restituisce uno dei dispositivi sentimentali più radicali della letteratura del Novecento.

Si tratta di un testo che ha avuto molte vite: dal teatro al cinema, un romanzo in cui tutto accade nella parola, nel confronto. Vediamo allora quali sono gli aspetti della scrittura di Marguerite Duras attraverso un confronto fra le sue opere precedenti intorno al nucleo tematico dell’Amore e ci chiediamo: che ruolo ha oggi la Duras nel nostro presente e perché vale la pena di leggerla ancora?

La trama di la musica: un dialogo sull’orlo della separazione

In LA MUSICA, due ex coniugi si incontrano in una stanza d’albergo per firmare i documenti del divorzio. Il loro matrimonio è ormai concluso, ma ciò che resta tra loro non è soltanto un residuo burocratico: è una materia emotiva ancora viva, inquieta, capace di riemergere attraverso il linguaggio.

La vicenda narrativa è ridotta all’essenziale. Non ci sono azioni spettacolari né svolte drammatiche nel senso tradizionale. Tutto accade nella parola. I due protagonisti parlano, si interrogano, si sfiorano con frasi che oscillano tra confessione, recriminazione e nostalgia.
È un confronto che non mira alla riconciliazione, ma alla comprensione di ciò che è stato. In questo spazio minimo – una stanza, una notte, due voci – Marguerite Duras costruisce un dispositivo narrativo di straordinaria tensione emotiva: il racconto di un amore che non riesce a terminare nemmeno quando tutto è già finito.

Un testo che è già teatro, cinema, musica

Copertina di LA MUSICA - Margarite Duras

Pubblicato originariamente nel 1965, La musica appartiene a quella zona di confine dell’opera durassiana dove letteratura, teatro e cinema si sovrappongono fino a diventare indistinguibili. Non è un caso che il testo abbia avuto una vita plurima: opera teatrale, film e poi libro.
Questa ambivalenza formale costituisce uno dei suoi tratti più affascinanti. Il dialogo è costruito con una precisione quasi musicale: pause, ripetizioni, variazioni di tono diventano elementi di spartito strutturali del racconto.

Il titolo stesso non è metaforico.
La “musica” evocata da Duras non è quella delle note, ma quella del linguaggio: il ritmo delle parole, il ritorno ossessivo di certe frasi, l’eco emotiva che si produce tra due persone incapaci di smettere di parlarsi.
In questo senso, il testo anticipa molte delle sperimentazioni che caratterizzeranno la produzione successiva dell’autrice, culminando in opere come Hiroshima mon amour, dove la parola diventa materia cinematografica.

La scrittura di Marguerite Duras: sottrazione e vertigine

La grandezza di Marguerite Duras risiede nella sua capacità di lavorare per sottrazione. La musica è un testo breve, quasi rarefatto, eppure la sua densità emotiva è sorprendente.
Le frasi asciutte, paratattiche, spesso frammentarie.
I silenzi hanno lo stesso peso delle parole. Il dialogo non procede per spiegazioni, ma per avvicinamenti successivi, come se ogni frase cercasse di toccare qualcosa che resta irrimediabilmente fuori dalla portata del linguaggio.
È qui che la scrittura durassiana raggiunge una delle sue forme più pure: un minimalismo che non è mai povertà espressiva, ma concentrazione estrema di senso.

Le opere di DURAS a confronto

L’amore, nella sua visione, non è un sentimento consolatorio. È una forza che sopravvive alla relazione stessa, una traccia che continua a esistere anche quando i protagonisti hanno scelto di separarsi.

Da L’amante al cinema: la memoria come dispositivo visivo

Il confronto con un altro suo volume, L’amante appare inevitabile. In quel romanzo, premiato con il Goncourt nel 1984, Duras trasforma la propria adolescenza nell’Indocina coloniale in un racconto di formazione attraversato dal desiderio, dalla memoria e dal potere.
La versione cinematografica diretta da Jean-Jacques Annaud, L’amante, ha reso visivamente iconica quella storia, accentuandone la dimensione sensuale e l’impatto estetico. Il film, con le sue immagini opulente e quasi pittoriche, ha portato sullo schermo il mondo durassiano trasformandolo in un affresco visivo di grande fascino.

Eppure, proprio il confronto tra queste opere permette di comprendere la specificità di La musica. Là dove L’amante esplora la memoria attraverso la narrazione e il paesaggio coloniale, La musica restringe radicalmente il campo: elimina lo spazio, riduce il tempo, e lascia che la relazione si manifesti esclusivamente attraverso il dialogo.

Come LA MALADIE DE LA MORT: LA PROSPETTICA DURASSIANA SULL’AMORE

Al di là di L’amante, un altro nucleo durassiano che abbiamo approfondito criticamente è la trasposizione scenica di La Maladie de la mort (1982), recensita sulle pagine di Gufetto Press in occasione della sua messa in scena al Teatro Argentina.

In questo spettacolo, liberamente tratto dall’omonimo testo di Marguerite Duras e adattato da Alice Birch per la regia di Katie Mitchell, la memoria non è più soltanto un dispositivo narrativo interno, ma diventa un’esperienza visiva e sensoriale in tempo reale: la scena si costruisce simultaneamente su più piani, dove il corpo, lo sguardo e il linguaggio dialogano in un set che fonde teatro e cinema. Se in L’amante la memoria è un paesaggio da attraversare, e in La musica si concentra nel solo scambio dialettico, in La Maladie de la mort essa è un effetto del corpo stesso — un luogo di insondabilità e di sospensione tra desiderio e incapacità di amare. Come abbiamo notato nella recensione, la messinscena mette in scena la “malattia” come un contratto tra due solitudini, un rito notturno che rivela l’incomunicabilità radicale tra i sessi. In questo senso lo spettacolo incarna, ancor più della pagina letteraria, un dispositivo visivo della memoria: non si tratta di ricordare per ricostruire, ma di rivivere costantemente l’assenza e il vuoto dell’altro attraverso lo sguardo, il corpo e lo spazio teatrale.

Il fantasma dell’amore: da Lol V. Stein alla dissoluzione del legame

La riflessione durassiana sull’amore come esperienza destabilizzante trova un’altra espressione magistrale in Il rapimento di Lol V. Stein. In quel romanzo, la protagonista è segnata da un trauma sentimentale che la priva della possibilità stessa di vivere l’amore in modo lineare.
Lol V. Stein diventa una figura quasi spettrale, sospesa tra presenza e assenza, incapace di ricostruire una continuità emotiva. Anche qui il linguaggio procede per ellissi, per lacune, per ritorni ossessivi.
La musica sembra collocarsi nello stesso orizzonte tematico, ma con un dispositivo ancora più radicale: non racconta l’origine del trauma amoroso, bensì il suo epilogo.
È il momento in cui l’amore non esiste più come relazione, ma continua a vivere come eco linguistica, come traccia emotiva che resiste alla separazione.

LA MUSICA – edizione de L’Orma: perchè restituire Duras al presente?

La nuova pubblicazione di La musica da parte di L’Orma Editore si inserisce in un progetto editoriale coerente: riportare in libreria testi fondamentali del Novecento con un’attenzione filologica e grafica che ne valorizzi la contemporaneità.
L’Orma ha dimostrato negli ultimi anni una particolare sensibilità nel recupero di opere brevi ma decisive, spesso capaci di dialogare con il presente in modo più incisivo di molti romanzi contemporanei. In questo senso, LA MUSICA appare una scelta particolarmente felice.
Il libro restituisce al lettore italiano un testo che, pur nella sua apparente semplicità, rappresenta uno dei momenti più radicali della riflessione durassiana sul linguaggio e sull’amore.

Un classico della conversazione sentimentale

A distanza di decenni dalla sua pubblicazione, LA MUSICA conserva una sorprendente attualità. In un’epoca in cui le relazioni sembrano consumarsi con rapidità e superficialità, il testo di Duras invita a rallentare lo sguardo, a soffermarsi su ciò che resta dopo la fine.
Non c’è pathos melodrammatico, non c’è nostalgia consolatoria. C’è piuttosto la consapevolezza che alcune relazioni non si esauriscono mai davvero: continuano a esistere nella memoria, nella lingua, nei silenzi condivisi.
È forse questa la vera “musica” evocata dal titolo: il suono impercettibile che rimane tra due persone quando tutto il resto è già stato detto.

Perché leggere La musica oggi?

Rileggere oggi Marguerite Duras significa confrontarsi con una delle scritture più influenti del Novecento europeo. Il suo modo di trattare il dialogo, il tempo e il desiderio ha influenzato non solo la letteratura, ma anche il cinema e il teatro contemporaneo.
LA MUSICA rappresenta una porta d’ingresso ideale nella sua opera: un testo breve, essenziale, ma capace di condensare molti dei temi che attraversano tutta la produzione durassiana.
La nuova edizione di L’Orma Editore offre dunque l’occasione per riscoprire un’opera che, nella sua apparente semplicità, continua a interrogare il modo in cui parliamo d’amore, di memoria e di perdita.
E proprio in questa discreta intensità, nella capacità di trasformare una conversazione in un campo di tensione emotiva, risiede la modernità inesauribile di La musica.

La Musica – edizioni l’orma

Marguerite Duras
Una straordinaria opera inedita su un amore spogliato di tutto
Brossura con alette
febbraio 2026
156 pagine   
isbn 9791254761519
traduzione di Cristina Eléni Kontoglou

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Simone Romano

Mi occupo di scrittura e critica culturale, con un’attenzione particolare per la narrativa contemporanea e il mondo editoriale. Il mio percorso professionale nasce tra cinema e teatro, dove ho lavorato come aiuto regia e assistente alla regia, esperienze che hanno affinato il mio sguardo alla costruzione delle storie, ai personaggi e ai linguaggi della scena. Accanto al lavoro sul set e dietro le quinte del palcoscenico, ho coltivato una costante passione per la letteratura, sviluppando nel tempo un’attività di lettura critica e di racconto dei libri, degli autori e delle case editrici indipendenti. Per Gufetto Press scrivo di narrativa e cultura editoriale, tra recensioni, interviste e approfondimenti, con l’idea che ogni libro sia anche una forma di scena: uno spazio in cui parole, immagini e immaginazione continuano a incontrarsi.