LA LOCANDIERA @ Teatro della Pergola: una nuova Mirandolina tridimensionale

Antonio Latella dopo Chi ha paura di Virginia Wolf? torna a Firenze al Teatro della Pergola con attesissima messa in scena di LA LOCANDIERA da Carlo Goldoni, con protagonista sempre Sonia Bergamasco, produzione del Teatro Stabile dell’Umbria. Un classico del teatro del Settecento, reso moderno: non solo nelle scelte registiche di scena, costumi, musica e linguaggio, ma soprattutto nella nuova visione del personaggio di Mirandolina, scaltra, sensuale, ma anche pura e fragile.

LA LOCANDIERA: Un classico non classico

LA LOCANDIERA, Ludovico Fededegni e Sonia Bergamasco (foto di Gianluca Pantaleo)
LA LOCANDIERA, Ludovico Fededegni e Sonia Bergamasco (foto di Gianluca Pantaleo)

Una cucina in acciaio con una pentola in ghisa fumante e sullo sfondo le ante scomposte di un armadio da casa dei nonni: è qui che si muove Mirandolina (Sonia Bergamasco), la locandiera, protagonista dell’opera più famosa di Carlo Goldoni. Nel suo locale si avvicendano avventori apparentemente dissimili fra loro: il Marchese di Forlimpopoli (Giovanni Franzoni), nobile decaduto, squattrinato che non vuole rinunciare agli agi della sua classe sociale, e il Conte d’Albafiorita (Francesco Manetti) che si è arricchito e per questo ha potuto comprarsi il titolo. C’è poi un cliente diverso dagli altri, il Cavaliere di Ripafratta (Ludovico Fededegni), giovane ricco e avverso alle donne. Alla locanda si intrecciano i destini degli avventori con Mirandolina, a cui tutti sembrano cadere ai piedi, ma lei reclama la sua libertà. L’unico che non ne rimane affascinato è proprio il Cavaliere, a causa della sua misoginia, ma Mirandolina ha intenzione di fargli cambiare idea ed è da qui che la commedia prende il via. Non mancano le beffe, arriveranno anche in scena le due commedianti (Marta Cortellazzo Wiel e Marta Pizzigallo) che si fingono ricche dame a mettere scompiglio; insieme alle messinscene, ma anche l’amore struggente che fa vibrare il cuore.

LA LOCANDIERA: un Settecento rimodernato

Sonia Bergamasco in una scena de LA LOCANDIERA (foto di Gianluca Pantaleo)
Sonia Bergamasco in una scena de LA LOCANDIERA (foto di Gianluca Pantaleo)

E’ molto comune oggi non buttare via niente ma piuttosto rimodernarlo: ridare splendore svecchiando oggetti, mobili antichi, che sarebbero destinati al macero. Anche questa operazione è stata fatta con LA LOCANDIERA di Goldoni che, per carità, è un’opera ancora molto apprezzata, ma per alcuni aspetti questa Firenze di metà Settecento potrebbe apparirci distante. Forse per questo motivo è stato scelto di renderla più contemporanea negli oggetti e nelle ambientazioni (curate da Annelisa Zaccheria), a partire dalla cucina ipermoderna con microonde e pentole fumanti, alle sigarette elettroniche, passando per le chitarre elettriche e le email da mandare. Il linguaggio è quello autentico, originale, ma questo nuovo ambiente dà brio e freschezza a tutta la commedia, come quando le foto in bianco nero vengono colorate. Non solo, quindi, non toglie niente alla musicalità del testo, ma anzi lo rende più accattivante. Il simbolo di questa felice unione è quando sul finale si accavallano e vengono remixati insieme Eminem e Mozart (a cura di Franco Visioli).

LA LOCANDIERA (foto di Gianluca Pantaleo)
LA LOCANDIERA (foto di Gianluca Pantaleo)

Anche per i costumi (curati da Graziella Pepe) è stata fatta la stessa valutazione: nella prima scena troviamo il Marchese e il conte in tuta e golf a collo alto, siamo lontani dai costumi pomposi e abbondanti caratteristici del Settecento, qui vince la quotidiana semplicità. Mirandolina ha sempre indosso abiti bianchi, scelta non casuale, come l’evoluzione della sua mise: tutti i sui abiti sono bianchi e splendenti, si parte da una maglietta lunga messa a mo’ di vestito, in seconda battuta una camicia sempre lunga, per poi arrivare ad un completo panna. Questo climax vestiario accompagna la formazione di Mirandolina, che sta vivendo un’esperienza di crescita.

LA LOCANDIERA: il cast

Felicissima la scelta di Sonia Bergamasco nella figura di Mirandolina, è in grado di dare al personaggio al tempo stesso leggerezza e solidità, riuscendo ad essere delicatamente sfrontata. Tutti gli attori giocano un ruolo fondamentale nella riuscita della commedia, appare ben coordinato il duo Franzoni-Manetti (il Marchese e il Conte) a rappresentare l’alter ego l’uno dell’altro, facendo risaltare i gesti plateali con grande ironia e godibilità. Nel gioco delle coppie hanno un ruolo fondamentale anche Marta Cortellazzo Wiel e Marta Pizzigallo che interpretano le due commedianti: il loro intreccio riesce ad innescare una forte e divertente connessione. Ludovico Fededegni riesce nel farci immedesimare in una figura che crediamo estinta, quella del misogino, a cui lui dà colore e uno spessore delicato, quasi commovente.

LA LOCANDIERA: una Mirandolina sensuale e pura

LA LOCANDIERA, Ludovico Fededegni e Sonia Bergamasco (foto di Gianluca Pantaleo)
LA LOCANDIERA, Ludovico Fededegni e Sonia Bergamasco (foto di Gianluca Pantaleo)

Mirandolina è spesso considerato un personaggio divisivo perché interpretata talvolta come moderna, ma anche scaltra, disonesta e spregiudicata. Latella ci conferisce una nuova immagine e fa fare un nuovo percorso alla protagonista: all’inizio sembra una bambina spersa e piano piano, nel corso dell’opera, inizia a delinearsi la sua personalità, certamente forte e sicura, ma che mantiene intatta la sua purezza. Consapevole del proprio corpo e sensualità decide deliberatamente di usare la sua intelligenza per ammaliare il Cavaliere (“Mi caschi il naso se domani non l’innamoro”). Non appare come una mera calcolatrice, anzi lei stessa rimane vittima delle proprie trame, spaventata da sentimenti che sembrano troppo più grandi di lei e che decide di inibire, una Mirandolina tridimensionale, non più piatta. Latella quindi riesce a darci una versione fedele, ma al tempo stesso svecchiata di quest’opera.

Visto il 7 novembre, Teatro della Pergola Firenze

LA LOCANDIERA

di Carlo Goldoni
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Marta Cortellazzo Wiel, Ludovico Fededegni, Giovanni Franzoni, Francesco Manetti, Annibale Pavone, Gabriele Pestilli, Marta Pizzigallo
drammaturgia Linda Dalisi
scene Annalisa Zaccheria
costumi Graziella Pepe
musiche e sonoro Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistente alla regia Marco Corsucci
assistente alla regia volontario Giammarco Pignatiello
produzione Teatro Stabile dell’Umbria

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