LA GUERRA COM’È @ Teatro della Pergola: l’utopia necessaria di Gino Strada

Tutto il pubblico del Teatro della Pergola in piedi per Elio Germano, nei panni di Gino Strada, accompagnato dalle musiche dal vivo di Teho Teardo, venerdì 6 marzo. Il racconto della guerra vista con gli occhi dei medici e delle vittime civili, ripercorre la vita di Gino Strada, la sua scelta di diventare medico di guerra, di fondare  EMERGENCY e dare voce all’utopia necessaria della messa al bando di ogni guerra senza se e senza ma. Lo spettacolo, reso intenso e magnetico dalle capacità mimetiche di Elio Germano e dalla sua voce perfettamente aderente alla personalità di Strada, diventa un rito laico di cittadinanza, un’occasione, una delle pochissime, in questi tempi oscuri, per dare voce al sentire comune contro ogni forma di conflitto armato.

Articolo a cura di Sandra Balsimelli e Francesca Valente

LA GUERRA COM’È: salvare una persona alla volta 

Elio Germano e Teho Teardo in LA GUERRA COM’È
Elio Germano e Teho Teardo in LA GUERRA COM’È – immagine dal sito di Emergency

Lo spettacolo è tratto dal libro Una persona alla volta di Gino Strada, pubblicato da Feltrinelli nel 2022. Non si può parlare di un’autobiografia, genere che, come dichiara lui stesso nella prefazione, proprio non appartiene al fondatore di Emergency, assolutamente lontano dai riflettori e dall’autocelebrazione; si tratta invece di un racconto di quello che Strada ha capito guardando il mondo dopo tutti questi anni in giro. Diviene evidente nel corso della narrazione quanto la sua vita sia stata indissolubilmente intrecciata alla sua missione, tanto che è impossibile distinguere il dato biografico dalla storia dei conflitti che Gino Strada ha vissuto in tutto il mondo e dal suo impegno nel curare le vittime di guerra. Ed è proprio questo legame che la drammaturgia di Elio Germano vuole esaltare con una scelta attenta dei passi e degli episodi narrati, che asciuga ulteriormente, rispetto al libro, il dato personale.

Cruda e reale: LA GUERRA COM’È

Questo è evidente già a partire dal titolo stesso dello spettacolo, lo stesso del secondo capitolo del libro, quello in cui Strada racconta la sua prima esperienza della guerra, a Quetta in Pakistan, nell’ospedale del Comitato internazionale della Croce Rossa di Ginevra: si tratta dell’episodio che dà avvio anche allo spettacolo, una sorta di epifania sperimentata nel primo incontro con un bambino mutilato da una mina antiuomo, un’arma progettata specificamente per colpire i più piccoli da chi non vede le vittime come esseri umani, li vede soltanto come il nemico, anche se il nemico ha cinque anni. Da questa consapevolezza mostruosa, tutto ha inizio: la scelta di volersi dedicare alle vittime delle guerre ma anche l’impegno a informare la società civile per promuovere un movimento pacifista. E con questo intento lo spettacolo diviene lucido e martellante snocciolare di dati, nelle parole e nelle infografiche proiettate sullo sfondo: non si tratta di fantasie, non si tratta di rappresentazioni ideologiche, ma di numeri che sono persone, che sono armi, che sono morti. Lo spettacolo è anche la storia di Emergency, che, sulla scia del suo fondatore, medico chirurgo d’urgenza dedito alla cura dei feriti di guerra dal 1988, è presente in vari paesi del mondo, tra cui Afghanistan, Iraq, Sudan, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana, Uganda, Palestina, Yemen e Ucraina,  e anche in Italia, offrendo cure gratuite e di alta qualità.

LA GUERRA COM’É: la potente sinergia di Germano e Teardo

Elio Germano e Teho Teardo in LA GUERRA COM’È
Elio Germano e Teho Teardo in LA GUERRA COM’È – – immagine dal sito di Emergency

La drammaturgia si colora di un’incredibile aura di evocazione e di presenza, grazie alla voce di Elio Germano, capace di restituire con esattezza e intensità emotiva il timbro, la cadenza, le inflessioni tipiche che tutti ricordiamo del fondatore di Emergency. L’attore è in piedi davanti ad un leggio immacolato, come la scena che, a poco a poco si tinge di un rosso liquido, rosso come il sangue, rosso come il logo di Emergency, che campeggia a lettere giganti nelle immagini riflesse sui pannelli e sugli effetti video che fanno emergere sullo sfondo immagini delle vittime e della distruzione portata dalla guerra, senza tuttavia cadere nella pornografia del dolore a cui spesso indulge l’informazione contemporanea.

Elio Germano e Teho Teardo: strumenti del messaggio

Germano si muove pochissimo, oscilla la testa, leggermente curvata verso l’altro, lo sguardo serio e penetrante, le sue parole sono lucide, ventate di ironica amarezza e vibrante passione per la giustizia. In sincronia col crescendo della narrazione, il sound design di Teardo avvolge la platea in suoni elettrici, cupi e rarefatti, li mescola al suono acqueo di una brocca di vetro trasparente tinta da gocce di colore rosso in cui è immerso un microfono.
La sinergia dei due artisti, che hanno realizzato insieme diversi spettacoli con modalità simili (come Paradiso XXXIII e Il sogno di una cosa, recensito da Gufetto), esalta e fonde parole, musica e immagini, che abitano potenti il palcoscenico: lo spettacolo è da loro definito, intervistati per il programma di sala: un tentativo di restituzione e di amplificazione sulla scena delle parole di chi la guerra l’ha vista per davvero e se ne è occupato per anni. Non serve altro per dire quello che va detto: la scarna struttura del monologo, le parole asciutte e precise, i pochi gesti, le immagini, i suoni che sembrano muovere le corde più profonde del nostro essere umani. In quest’atmosfera sospesa e compressa, ripercorriamo le scelte e l’impegno di Strada e il suo accorato appello a ripudiare la guerra senza esitazione, quasi senza fiato, fino ad esplodere in un applauso fragoroso che costringe il teatro a riaprire il sipario dopo diversi minuti di applausi.

EMERGENCY: r1pud1a la guerra

L’impegno di EMERGENCY contro la guerra
L’impegno di EMERGENCY contro la guerra

Le scelte registiche si connotano di un’asciutta e scarna puntualità, ispirata con evidenza allo stile sobrio del personaggio narrato. Non si tratta di commuoversi o di sciogliersi in autoassolutorie manifestazioni di compassione e ammirazione. Si tratta di prendere atto di verità così ovvie e atroci da essere imbarazzanti: la guerra, ricorda Strada/Germano, è sempre guerra contro i civili, che da tempo ormai costituiscono la parte prevalente delle vittime in scenari di conflitto. Le vittime non combattenti, una ogni dieci all’inizio del Novecento, sono oggi diventate nove su dieci. Dunque, paradossalmente, nei conflitti di oggi è statisticamente provato che è più sicuro essere un combattente che un civile. Dietro ad ogni guerra ci sono logiche aberranti di profitto, commercio osceno di armi, investimenti faraonici in politiche di distruzione, una piccola porzione dei quali basterebbe, da sola, a costruire luoghi, strumenti e dispositivi di cura, a potenziare l’istruzione, il lavoro, la dignità di vita di milioni di persone. Non esiste una guerra giusta: quando essa è combattuta contro persone inermi, quando il business intorno contribuisce ad affamare i popoli del mondo. La stonatura tra quanto questi spunti siano autoevidenti e quanto invece si discosti la realtà da questo sentire condiviso si approfondisce ad ogni parola, senza tuttavia declinare verso il pessimismo o il fatalismo. C’è da fare, si può e si deve fare qualcosa per arginare la distruttività e la negligenza dei nostri sistemi, nei territori sconvolti dalla guerra, ma anche nel nostro Paese, dove Emergency combatte contro un altro genere di conflitto, quello sociale che crea emarginazione e violazioni dei diritti altrettanto gravi.

Abolire la guerra: un’utopia urgente

Il teatro ripudia la guerra- immagine dal sito di Emergency
Il teatro ripudia la guerra- immagine dal sito di Emergency

L’intento dello spettacolo non è diffondere paura e impotenza, ma anzi suscitare una reazione per farsi portavoce tutti insieme di un’istanza di cambiamento che la ragione e la pietà umana non possono non sostenere. Oggi l’avventura dell’uomo su questo pianeta è ad altissimo rischio di interrompersi e l’assurdità è che rischia di estinguersi per sua stessa mano. L’abolizione della guerra è un progetto indispensabile e urgente se vogliamo che l’avventura umana continui.
Non possiamo aspettare che siano i Parlamenti del mondo, che hanno sempre votato a favore della guerra, ad agire, dobbiamo essere noi cittadini a farlo, attraverso un movimento come quelli che hanno portato all’abolizione della pena di morte, della schiavitù o della segregazione razziale: l’abolizione della guerra è un’utopia irrinunciabile, intesa non come sogno irrealizzabile ma come progetto che può diventare realtà. Immaginare nuovi obiettivi e poi raggiungerli è lo schema ricorrente nella storia degli uomini e delle donne di questo pianeta. Immaginare oggi la fine delle guerre diviene ancora un imperativo ancora più categorico in questi giorni che sembrano precipitare verso un conflitto sempre più diffuso e globale, in cui assistiamo impotenti al nascere di nuovi teatri di guerra che sempre più ci circondano.

LA GUERRA COM’È, tratto dal libro Una persona alla volta di Gino Strada, di e con Elio Germano, Teho Teardo

Visto il 5 marzo 2026, al Teatro della Pergola, Firenze

LA GUERRA COM’È

tratto dal libro Una persona alla volta di Gino Strada
di e con Elio Germano, Teho Teardo
disegno luci Alberto Tizzone
fonico Francesco Fazzi
scene Andrea Speranza
video Gianluca Meda/Filippo Rossi
produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, Argot Produzioni 
in collaborazione con Emergency

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