LA GRANDE MAGIA @ Teatro Quirino: il Giuoco di Eduardo

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C’è un grande Teatro che quando vuole perde il sostantivo e trattiene solo il nome per la gente di Teatro e non solo. Quindi ci vediamo questa sera al Quirino è sufficiente specie se la giornata è concitata di impegni e lancette. E di solito è così. Poi c’è un attore, drammaturgo e regista che perde il cognome per la gente di Teatro e non solo… conserva solo il nome di battesimo e d’arte: Eduardo. “La grande Magia” di Eduardo De Filippo ha debuttato il 24 in una serata di marzo e rimarrà su quelle belle tavole sino al 29 marzo per stupire e smarrire il pubblico

La grande Magia: Eduardo irriverente dI sè

Eduardo in questa commedia sembra irriverente del suo stesso Teatro e di quel pubblico che aveva ammaliato e quasi addomesticato per mezzo di quelle tragedie umoristiche (quasi comiche) di vinti. Nel ‘48 decide di provarsi in un percorso nuovo, inedito per lui e scende sempre più nei meandri della scrittura cerebrale e in quel Giuoco (come lui stesso dirà per bocca di Marvuglia e di Calogero Di Spelta). La commedia non venne apprezzata dal quel pubblico di dopoguerra. Non ebbe successo. Gabriele Russo, che qui è regista, apre la scena (non il sipario che invece si svela da subito) con la voce di Eduardo amareggiato dalla risposta del pubblico e ci dice redivivo al Quirino, che bisogna sperimentare e che questo significa andare avanti. Quella che fu un’evoluzione del grande drammaturgo fu invece letta come un’involuzione della sua scrittura e arte. Circa dieci anni prima aveva dato corpo e voce a Ciampa, uno dei personaggi pirandelliani che vivono dentro una illusione e rinnegano la realtà. Quegli echi pirandelliani probabilmente rimasero trattenuti nella fertile penna di De Filippo e presero foglio e forma in quest’opera. Ci sono meravigliose intuizioni. Frasi argute. Dialoghi brillanti. Si scorge chiaro il clima tragico e borghese che tutto inquadra e codifica. Quella legge del numero dove ogni cosa ha un posto e una formula. Un risultato certo e annunciato.

Commedia moderna

Gabriele Russo prima d’essere regista è stato attore. C’è una sensibilità diversa, una maggiore intimità con la scrittura (i copioni per dirla in gergo) quando si è stati dall’altra parte della barricata. Il regista confessa che ha scoperto Eduardo grazie alla tante repliche di Napoli Milionaria con Luca De Filippo. Definisce Alchimista l’autore nelle note di regia perché riesce a dare ad ogni singolo frammento del testo la verità teatrale. “La grande magia” si conferma una commedia moderna. Racconta l’illusione sempre attuale dell’essere umano di lottizzare tutto e tutti ma anche di coltivare le illusioni sino a tornare di nuovo quello di prima e tentare di confinarle dentro una scatola. Di Spelta crede d’avere la moglie dentro una scatola. Ci crede o ci vuole credere. Forse fugge dinanzi alla realtà. La moglie invece è scappata a Venezia con un altro uomo. A sostenere l’illusione e il sogno c’è Otto Marvuglia, che altri non è che un prestigiatore da pochi soldi. Un imbroglione dunque, che fa finta di leggere nella mente degli altri e inventa nuovi numeri fallimentari.

Un altro periodo storico

“La grande magia” può essere riletta. Apprezzata. Siamo oggi in un periodo in cui il Teatro ha sperimentato tante forme. Nuove. Coraggiose. Criptiche. Nel ‘48, il paese si leccava ancora le ferite della seconda guerra e si andava a Teatro soprattutto per ridere. Oggi stiamo attraversando di nuovo un periodo di grande incertezza per colpa dei prepotenti del mondo, ma la guerra è solo un’eco. Un racconto che arriva lontano per mezzo dei giornali e telegiornali. Quindi c’è una sensibilità nuova. Certamente è un testo impegnativo, un ginepraio di parole che spesso torna ridondante su alcune tematiche. Il giuoco di Eduardo bussa spesso sulla stessa nota e viene espresso in varie declinazioni. Si avverte e con fatica un continuo cortocircuito che mischia illusione e realtà, turbando e spaesando il pubblico. Si assiste a una giostra mossa dai personaggi che sono le persone di oggi: a “cavallo” tra realtà e bugia.

Gli attori della compagnia

Attori tutti bravi: fanno uso spesso di intonazioni napoletane e non solo. Il Vernacolo ha sempre una forza dirompente. C’è verità. Scopro e ne rimango ammaliato, della bravura e leggerezza di Michele Di Mauro (Marvuglia). Riesce ad addolcire, mitigare il personaggio del mago rispetto alla scrittura primigenia, restituendoci un vinto, uno sbarcalunario costretto dalla misera esistenza a inventarsi qualcosa per pagare le bollette e non morire di fame anzi per non morire. Natalino Balasso è Di Spelta: sa essere in principio il compassato e lottizzatore di proprietà, il codificatore che tutto vede ma in realtà basta poco per affezionarlo a una scatola che terrà gelosamente al petto come lo scudo di granito e l’unico bene prezioso di quel mondo di prima che è intanto evaporato tra una pozione e l’altra.

Di notevole effetto le scene di Roberto Crea impreziosite dalle luci e contro luci di Pasquale Mari. Giusti i costumi di Giuseppe Avallone.

Info

24.29 marzo

Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Teatro Biondo Palermo

Emilia Romagna Teatro ERT Teatro Nazionale

presentano

NATALINO BALASSO

MICHELE DI MAURO

LA GRANDE MAGIA

di Eduardo De Filippo

e con in o.a.

Veronica D’Elia Gianluca Vesce Christian di Domenico Maria Laila Fernandez

Alessio Piazza Manuel Severino Sabrina Scuccimarra

Alice Spisa Anna Rita Vitolo

scene Roberto Crea

luci Pasquale Mari

costumi Giuseppe Avallone

musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione

regia GABRIELE RUSSO

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.