Il primo spettacolo della IX stagione di Mutaverso Teatro è “La foresta” di I Pesci e Ortika per la regia di Mario De Masi, con Alice Conti e Fiorenzo Madonna, in scena il 25 ottobre presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno.
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La IX stagione di Mutaverso Teatro inizia con “La foresta”

Presso il Piccolo Teatro del Giullare nel cuore di Salerno venerdì 25 ottobre ai nastri di inaugurazione la IX stagione di Mutaverso Teatro, diretta da Vincenzo Albano e curata da Ablativo.
Il primo spettacolo di questa stagione è “La foresta” di I Pesci e Ortika per la regia di Mario De Masi. Prima dell’inizio della performance, Vincenzo Albano ha illustrato la sezione GEOgrafie di questa edizione di Mutaverso, di cui fa parte lo spettacolo in scena: l’idea è quella di esplorare percorsi e scritture di nuovi autori e artisti del territorio campano, “un primo sguardo, lo scorcio di una geo-grafia ben più frastagliata, fatta di tante voci e lingue, specificità e centri” come afferma il Direttore.
“La foresta”: piccole lucciole su una scena buia

Quando il pubblico entra in sala, inizia la festa: nel buio della scena solo fiammelle intermittenti di accendini come piccole lucciole di montagna. Si intravede una scena vuota, corredata solo dall’illuminazione di qualche spot e dalla musica da discoteca. Due ragazzi in abiti colorati e catarifrangenti si allontanano insieme da una festa alla ricerca di qualcosa di più.
Mentre Alice Conti e Fiorenzo Madonna elencano le festività dell’anno, si scartocciano prima in una camminata, poi in un ballo sincrono al rallentatore che li avvicina alla platea spazialmente ma allo stesso tempo li allontana in un’altra galassia, in quanto si muovono come se non avvertissero la forza di gravità. Usando corpo e voce come strumenti di scena, i due festaioli percorrono un corridoio spazio -temporale per raggiungere un non-luogo: la foresta.
Cos’è la foresta?
La foresta, non-luogo per gli abitanti di città, periferia della vita lavorativa, fa da sfondo al vuoto selvaggio e all’incontro di due solitudini.
Cosa rappresenta la foresta? È il luogo simbolico dove si è liberi dalle convenzioni della società e dove nessuno si interessa delle azioni che avvengono, o rappresenta pienamente la società nel buio inconfessabile della propria coscienza e delle indicibili nefandezze? Chi resta nella foresta diventa un emarginato perché essa costituisce solamente un luogo di catarsi e di transizione da uno status a un altro, come era per i riti di passaggio, e non un luogo dove stabilirsi a lungo.
Dal divertimento della festa all’attesa nella foresta

C’è sempre bisogno di una festa: per divertirsi, sballarsi o superare un dolore. Anche se è stato forte, è stato puro ed è stato amore, ora va trovato il rimedio al male avvertito, alla sofferenza stringente. La spirale dei dialoghi tra i due performer diventa sempre più allucinogena, come in uno spettacolo di teatro dell’assurdo, per condurre all’interrogativo sull’avvento di qualcuno che può liberarli dalla crisi e condurli verso una momentanea estasi psichedelica.
La voce e i gesti dei due performer sintetizzano la drammaturgia e portano il pubblico a simpatizzare, in senso etimologico di syn pathos, soffrire insieme, per due tossicodipendenti in cerca di una dose.
“La foresta”: la scrittura scenica e le interpretazioni
Lo spettacolo, vincitore del Premio Antonio Neiwiller 2020, che prende le movenze da un episodio vissuto direttamente da giovani amici del regista, si è sviluppato come scrittura scenica tra i tre elementi della compagnia e sottopone al pubblico più livelli di interpretazione che non riguardano solo un tipo di sostanza stupefacente, ma i lati oscuri della dipendenza in senso ampio, come raccontano I Pesci e Ortika e il regista Mario De Masi durante l’incontro con il pubblico dopo la messinscena.
La foresta
Uno spettacolo di I pesci e Ortika
Regia e drammaturgia Mario De Masi
Scrittura scenica e con Alice Conti, Fiorenzo Madonna
Visto il 25 ottobre alle ore 21:00 presso il Piccolo Teatro del Giullare


