LA FESTA @ Teatro India: l’arte che non si è fatta dottore di Leonardo Manzan

All’interno della stagione 2025-2026 del Teatro India di Roma, Leonardo Manzan porta in scena LA FESTA fino al 17 maggio: uno spettacolo che intreccia la vicenda della Georgia con una riflessione sul teatro, inteso forma di resistenza della memoria democratica. Tuttavia, le buone interpretazioni degli attori si fondono con la cifra stilistica del regista  pur senza raggiungere una compattezza del tutto convincente.

LA FESTA – la Drammaturgia di Manzan

LA FESTA porta anche la firma di Rocco Placidi, storico collaboratore di Manzan. Insieme hanno costruito un testo che va ben oltre la metafora del banchetto: non si tratta solo di un brindisi che ne ricorda altri, ma di una riflessione sul senso stesso del palcoscenico, che esiste unicamente perché qualcuno lo calca. Quel palco è “il paese delle meraviglie”: distante dai palazzi di Bruxelles; eppure, abbastanza vicino da sentirne l’eco. Si chiama Georgia, e racconta di una nazione che ha visto sfumare il sogno europeo mentre un regime falsamente democratico prendeva forma sotto gli occhi di quegli stessi attori che oggi ne denunciano i crimini.

Manzan racconta tutto questo insieme alla storia di una compagnia il cui teatro è chiuso da oltre 500 giorni, in una struttura narrativa che dialoga con i suoi lavori precedenti: da Glory Wall a Cirano, fino al più recente Faust. Se nello spettacolo vincitore alla Biennale Teatro del 2020 il punto di partenza era l’autocensura, con LA FESTA quel concetto si trasforma. Ciò che in Glory Wall Manzan aveva tentato di immaginare, la Georgia lo sta vivendo adesso: l’illusione del palcoscenico si fa realtà quotidiana.

Lo spettacolo non rinuncia a gag, canzoni e passi di danza, e gli attori vi si prestano con naturalezza. Rimane però la sensazione di un testo troppo denso di parole, incapace di trovare un equilibrio tra un linguaggio scenico rodato ma ormai familiare e una sperimentazione che sarebbe forse necessaria per evitare che una storia così urgente scivoli nel didascalico.

LA FESTA - manzan teatro india
LA FESTA – manzan teatro india

Interpretazioni e ambientazione de La Festa

Il vetro è insieme scena e metafora: il tintinnio dei bicchieri accompagna il divertito imbarazzo degli spettatori mentre sorseggiano il vino offerto dagli attori; i cocci sparsi sul pavimento separano visivamente le due metà della sala. Un’immagine che evoca la fragilità dei sogni, la loro capacità di spezzarsi, e la difficoltà di raccogliere i pezzi per andare avanti — o anche solo per tornare indietro.

La responsabilità dell’artista è un tema che attraversa tutta la carriera di Manzan, ma forse è proprio nella fragilità del vetro che il regista trova stavolta una risposta: quando un teatro rischia di perdere tutto, i suoi ospiti non si fermano a piangere — perché farlo significherebbe perdere anche sé stessi.

I tre interpreti georgiani — Giorgi Baratashvili, Zurab Papuashvili, Anna Tsereteli — mostrano una solida professionalità, calcando la scena e le proprie emozioni con piena sicurezza. Il pubblico esce dalla sala partecipe e sorridente, colpito dalle loro parole e dalla speranza che portano con sé per il collega imprigionato dal governo, una speranza che non si spegne nemmeno dopo aver varcato l’uscita. Paola Giannini invece, presenza ricorrente nelle opere di Manzan, interpreta la turista occidentale con la bravura che le è ormai riconosciuta dalle sue precedenti prove attoriali.

Infine, resta aperta, per chi segue il percorso di Leonardo Manzan, una domanda dopo la visione di quest’opera: nella Georgia il regista ha trovato risposte ai quesiti sullo stato di salute del teatro che si porta dietro da anni? Nel “paese delle meraviglie” ha incontrato una realtà viva con cui misurarsi, un luogo in cui lo spazio scenico è finalmente un mezzo, e non il fine?

Forse si scoprirà nel prossimo spettacolo. Chissà.

la festa – CAST E DATI ARTISTICI

di Leonardo Manzan e Rocco Placidi
regia Leonardo Manzan
con Giorgi Baratashvili, Paola Giannini,
Zurab Papuashvili, Anna Tsereteli
musiche composte ed eseguite da Irakli Getsadze

disegno luci Javier Delle Monache
costumi David Gevorkov

suono Alessandro Scorta
assistente alla regia e traduzione in georgiano Irina Bagauri
aiuto regia Federico Gariglio

Il vino utilizzato durante lo spettacolo è offerto dalla casa vinicola georgiana Mtevino 

foto di Manuela Giusto

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, ERT-Emilia-Romagna Teatro Fondazione, TPE – Teatro Piemonte Europa, Georgian New Theater

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Leonardo Chiaventi

Laureato in archeologia alla Sapienza, vado nei teatri per capire quell' attualità che nei banchi di scuola non ho mai studiato. Scrivo per diletto con la speranza di farne un lavoro.