LA COSMICOMICA VITA DI Q @ Teatro della Pergola: dal Big bang all’ultima notte della Terra

Al Teatro della Pergola LA COSMICOMICA VITA DI Q, liberamente tratto da “Le cosmicomiche” di Italo Calvino con la regia di Luca Marinelli – anche protagonista in scena – e Danilo Capezzani. Lo spettacolo ripercorre, attraverso un viaggio nella memoria, la storia di Qwfwq, paradigma del genere umano e dell’intero universo. Marinelli e la sua compagnia giocano con l’immaginario fantastico delle Cosmicomiche, appropriandosene per offrirne una lettura personale, originale e al tempo stesso rispettosa dello spirito calviniano.

Articolo a cura di Sofia D’Andrea, Michele D’Ambrosio, Francesca Valente

LA COSMICOMICA VITA DI Q: raccontare l’invisibile

Luca Marinelli interpreta Trevor ne LA COSMICOMICA VITA DI Q - foto di Anna Faragona
Luca Marinelli interpreta Trevor ne LA COSMICOMICA VITA DI Q – foto di Anna Faragona

Si possono mettere in scena gli ineffabili racconti calviniani delle Cosmicomiche? È quello che tenta Luca Marinelli in questo spettacolo: mostrare l’invisibile, l’inizio del tempo e un immaginario futuro attraverso l’intrecciarsi di due diversi piani narrativi. In un’intervista in occasione del debutto al Festival di Spoleto, il co-regista Danilo Capezzani ha raccontato come l’idea dello spettacolo sia nata come una nuova Cosmicomica. Nella sua opera Calvino parte infatti da una teoria scientifica legata all’universo, alla sua origine o a specifici fenomeni astronomici, trasformandola nello spunto per un racconto fantastico che rielabora il dato scientifico di volta in volta in chiave poetica, avventurosa o picaresca. Allo stesso modo, nella scrittura della drammaturgia, Vincenzo Manna, insieme a Marinelli e Capezzani, ha costruito una storia-cornice ispirata alla teoria dell’inversione della magnetosfera, un fenomeno ciclico in cui i poli magnetici Nord e Sud si scambiano di posizione ogni centinaia di migliaia di anni. Lo spettacolo si apre nella notte di Capodanno del 2035, quando l’inversione sta per verificarsi, annunciando la fine del mondo: in questo scenario apocalittico si muovono personaggi inizialmente irriconoscibili tratti da alcune Cosmicomiche di Calvino, tra cui Trevor, conduttore di un popolare show televisivo, destinato a rivelarsi Qwfwq.

Tra memoria e oblio LA COSMICOMICA VITA DI Q

I costumi senza tempo di LA COSMICOMICA VITA DI Q - foto di Anna Faragona
I costumi senza tempo di LA COSMICOMICA VITA DI Q – foto di Anna Faragona

Il protagonista dunque vive in un futuro non troppo lontano, tanto però affine al nostro presente, in un’imminente fine del mondo, temuta e auspicata, in un’inutile ricerca di senso di quanto è stato: il suo passato, ormai dimenticato, è quello di Qwfwq, il personaggio calviniano, patriarca vivente dall’epoca delle nebulose, c’è sempre stato, testimone del mondo prima ancora del suo formarsi. Ma Trevor ha dimenticato, ha perduto la memoria del mondo: la forma umana tende a dimenticare, è incline all’oblio. Q ripercorre la propria storia attraverso i ricordi degli amici che hanno condiviso con lui quelle esperienze: ne scaturisce una narrazione corale, in cui gli attori incarnano e danno voce di volta in volta a diversi personaggi multiformi e indefiniti, riconoscibili dagli abiti dai colori sgargianti, attraversando epoche e culture.

Una vita senza tempo

La distanza dalla Luna ne LA COSMICOMICA VITA DI Q - foto di Anna Faragona
La distanza dalla Luna ne LA COSMICOMICA VITA DI Q – foto di Anna Faragona

Sulla scena si susseguono così alcuni dei racconti di Calvino, rappresentati come frammenti della  memoria di Q che pian piano viene ricostruita: in un’atmosfera sognante assistiamo all’allontanarsi progressivo della Luna, alla comparsa dei colori, all’estinzione dei dinosauri, al Big bang. Il sipario argentato sul palcoscenico diviene terra, cielo, mare, con un’enorme luna brillante che scende dall’alto. La vita di Q è senza tempo: da prima dell’origine dell’universo fino ad un immaginario futuro, il protagonista viaggia tra le pagine calviniane. Il vero protagonista è unicamente il tempo ineluttabile che apre e chiude porte in un affastellarsi di quadri teatrali. Prende vita l’idea di un mondo distopico fatto di corsi e ricorsi ma pur sempre destinato ad un inesorabile oblio.

Il nulla dietro di noi

Atmosfere apocalittiche in LA COSMICOMICA VITA DI Q - foto di Anna Faragona
Atmosfere apocalittiche in LA COSMICOMICA VITA DI Q – foto di Anna Faragona

“Perché non smettiamo di essere l’epilogo di una storia iniziata prima di noi?” dice Q, imprigionato in una realtà che non sembra avere senso. E proprio questo vuoto di significato lo spinge ad ascoltare, a ricercare il passato, nella tragica consapevolezza che il presente non esiste se non in funzione di ciò che è stato e di ciò che sarà. Le imprese di Q, pur nella loro apparente memorabilità, conducono a un sentimento di non appartenenza e di perdita di significato: rivelano come non si possa coincidere soltanto con la propria storia, né continuare a vivere all’interno di una catena di vincoli e obblighi verso i padri. Esiste infatti una più ampia e immaginifica memoria dell’universo, da quando tutto era in un punto, così vicino da non avere un’identità, a un presente esasperato da un codice linguistico affatto assertivo, incerto, in cui anche i ricordi svaniscono. Non resta che scoprire, montalianamente, il vuoto alle nostre spalle, il nulla dietro di noi. 

LA COSMICOMICA VITA DI Q: utopia o distopia?

Un viaggio nella memoria ne LA COSMICOMICA VITA DI Q - foto di Anna Faragona
Un viaggio nella memoria ne LA COSMICOMICA VITA DI Q – foto di Anna Faragona

Su questo baratro i personaggi ballano, in scenografie scoppiettanti e superbe, tra cabaret e metafisica, con parodie di un mondo televisivo in cui si susseguono sullo stesso piano intermezzi parodici, scienziati violenti, improbabili presidenti rock, in una sequenza non-sense a tratti disturbante e alienante. La scena volutamente ridondante si alterna al buio, buio pesto, e al vuoto dei primordi, di quegli inizi in cui ancora tutto doveva essere qualcosa. Il futuro è sovraccarico, l’ordine è solo toppe a colori, l’umanità è immemore di sé: non resta che un grande spettacolo, un brindisi di fine anno, un continuo e caparbio tentativo di costruire storie. I dialoghi più intensi, più umani paradossalmente, sono quelli che Trevor ha con Chico, una macchina, un’intelligenza artificiale: sarà questo assistente vocale il dono che Q lascerà a una bambina smarrita, al futuro. In un riavvolgersi del tempo sino al suo mitico inizio, la fine del mondo tanto annunciata appare come una catarsi: se il futuro non può che essere rappresentato se non attraverso una distopia, la palingenesi diviene l’unica possibile utopia. Lo spettacolo si chiude così con un ritorno all’origine dell’universo: la cosmicomica vita di Q sembra ricominciare, anziché finire, in un percorso che effettivamente lo riporta al principio di tutto.

Visto il 28 gennaio 2026, al Teatro della Pergola, Firenze

LA COSMICOMICA VITA DI Q: credits

liberamente tratto da Tutte le Cosmicomiche di Italo Calvino
drammaturgia Vincenzo Manna
con Luca Marinelli
e con Valentina Bellè, Federico Brugnone, Barbara Chichiarelli, Fabian Jung, Elena Radonicich, Gaia Rinaldi
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Anna Missaglia
musiche originali Giorgio Poi
suono Hubert Westkemper
ideato e diretto da Luca Marinelli
co-regista Danilo Capezzani
aiuto regia Giulia Bonghi
produzione Società per Attori, Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi

Luca Marinelli su LA COSMICOMICA VITA DI Q
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