LA CITTÀ INVISIBILE rinnova la magia dell’Isola di Gorgona. Si apre così il nuovo percorso teatrale dopo la Trilogia del mare (recensita interamente da Gufetto) promossa, ideata e prodotta dal Teatro Popolare d’Arte di Lastra a Signa (Firenze) in collaborazione con la Casa di reclusione di Gorgona e la Regione Toscana nell’ambito del progetto Il Teatro del Mare. In una messa in scena itinerante in alcuni degli spazi della Colonia Penale Agricola, il regista Gianfranco Pedullà ha riportato in scena un gruppo di attori-detenuti impegnati con un testo interamente scritto da loro sotto la guida di Chiara Migliorini, attrice e coreografa, e con suoni e musiche curate da Francesco Giorgi.
A cura di Sandra Balsimelli, Sofia D’Andrea, Leonardo Favilli e Francesca Valente
Contenuti
LA CITTÀ INVISIBILE: una seconda opportunità

Come ogni anno l’emozione è palpabile e la magia si rinnova come un’araba fenice all’attracco della motonave nel piccolo porticciolo naturale di Gorgona, dove sembra che il tempo si sia fermato. E forse per alcuni degli abitanti che la giustizia tribunalizia vuole coattamente stanziali sull’isola è davvero così, come se giorno dopo giorno, onda dopo onda, quel mare diventasse un muro sempre più invalicabile verso una nuova vita sulla terraferma che beffardamente si intravede sullo sfondo. Ma se noi ancora una volta riusciamo a sbarcare sulla petrosa Gorgona sappiamo che quella seconda vita potrebbe compiersi, che una seconda opportunità potrebbe esserci per questi abitanti speciali dai quali, anno dopo anno, ci aspettiamo sempre di più. E certamente, neanche stavolta, siamo rimasti delusi.
LA CITTÀ INVISIBILE: da Calvino all’umanità
Innegabile l’ispirazione calviniana dello spettacolo che a tratti è soltanto un pretesto per dare una cornice a un racconto autobiografico a più voci ma che allo stesso tempo prende le mosse dalle carte dei tarocchi, come ne “Il castello dei destini incrociati”. Il sole, l’appeso, la luna, il Papa e l’imperatore, il diavolo, l’eremita, la ruota della fortuna, gli amanti, l’imperatrice, la Papessa, il giudizio, la giustizia, la morte, il mondo: grandi carte disegnate dagli attori della compagnia accompagnano le diverse scene. Ad affiancarle le parole, le battute, gli scambi tra gli attori che, come nel romanzo di Calvino, costruiscono e narrano le loro storie fornendoci indizi, frammenti, tessere che spesso dipingono, negli occhi prima e nel cuore poi, quadri di vita eterogenei ma profondamente umani. Ogni racconto diventa così personale ed universale.
LA CITTÀ INVISIBILE: viaggio di formazione nel borgo

Gli spettatori seguono il dipanarsi delle storie camminando attraverso il piccolo borgo di Gorgona, lungo le strette stradine e le scalinate che attraversano le case colorate. La CITTÀ INVISIBILE tesse la sua trama fatta di parole e immagini richiamate dagli attori, che definiscono coi loro corpi il confine labile tra lo spazio esterno e la geografia interiore evocata, uno spazio psichico transpersonale in cui è impossibile non riconoscersi. Un viaggio di formazione per tutti e per ognuno che si snoda come una processione laica in cui ciascuno interroga sé stesso e scopre qualcosa di sé, per andarsene diverso da come è arrivato.
LA CITTÀ INVISIBILE: tra alba e apocalisse
Ogni carta diventa l’accesso ad una tappa di questo viaggio interiore, in ascolto del sussurro che attraversa le crepe dell’anima. Il coro degli attori, intensi e magnetici, totalmente padroni della scena, ci immerge in un’atmosfera dalle tinte ibride, tra alba e apocalisse, e con loro ci ritroviamo “tutti degli scampati“, almeno una volta, dalla propria fine del mondo, dalle macerie della propria storia, con i desideri, le tentazioni, i “nidi” e i “nodi” della carne, la zavorra dei propri ricordi a cui sembra indissolubilmente connesso “il morbo delle cose mancate”.
Spirito di festa per LA CITTÀ INVISIBILE
Come per gli spettacoli della Trilogia del Mare, anche stavolta Gianfranco Pedullà e Chiara Migliorini hanno saputo affidarsi alle tradizioni linguistiche e culturali degli attori che hanno così arricchito e abbellito la costruzione di questa città invisibile in cui ci sentiamo tutti dei Kublai Khan in religioso silenzio per ascoltare le narrazioni tanto fantasmagoriche quanto pregne di vita vera dei nostri personali Marco Polo. Francesco Giorgi ha trasformato molti passaggi in una festa con le note e gli strumenti accompagnati dai colori dell’isola, perché anche in una Colonia Penale Agricola c’è e ci deve essere spazio per la festa. Come ci ha insegnato anche Tindaro Granata col suo progetto Vorrei una voce (già recensito da Gufetto), la realizzazione della propria sfera emotiva è conditio sine qua non per ritrovare quell’umanità a volte perduta lungo il percorso della vita.
LA CITTÀ INVISIBILE: incontro con la Compagnia

Inscindibile dallo spettacolo, l’incontro con la Compagnia ha permesso di comprendere tutto il profondo lavoro che sta dietro a questa preziosa esperienza che si contraddistingue in primis per l’indiscusso valore artistico: attori di grande presenza e generosità, la regia visionaria e puntuale e il testo, particolarmente significativo quest’anno per l’aderenza al vissuto e per la potenza del variopinto e variegato linguaggio, valorizzato al massimo della sua efficacia espressiva.
Ciò che non si riesce a lasciarsi alle spalle, mentre il traghetto ci riporta verso la “beffarda” terraferma, è però l’autenticità dello scambio umano di chi fortemente crede, a volte controcorrente, nel valore trasformativo di questo teatro di condivisione e ricerca. Lo scambio tra attori e spettatori rinnova il senso di appartenenza ad una comune umanità, capace di evoluzione e riscatto, capace di solidarietà oltre i pregiudizi. Svela un lato della realtà che nessuno racconta tra le tante narrazioni di morte e disperazione a cui spesso ci ritroviamo passivamente assuefatti; svela la possibilità della speranza. E forse mai come in questo momento abbiamo bisogno di credere nella speranza.
Visto presso la Colonia Penale Agricola dell’Isola di Gorgona (LI) il 29 giugno 2025
Il Teatro del mare. La città invisibile
Progetto di teatro carcere
regia Gianfranco Pedullà
musiche Francesco Giorgi
drammaturgia Chiara Migliorini
La produzione è realizzata in collaborazione con la Casa di Reclusione di Gorgona, con il PRAPP di Firenze, con il contributo della Regione Toscana, e il sostegno del Teatro delle Arti e del Comune di Lastra a Signa


