La città del fuoco, pubblicato da Astarte,è un romanzo struggente ed evocativo che attraversa gli anni e i continenti per raccontare una vicenda familiare che si snoda in uno dei conflitti più tragici del secolo scorso. Hala Alyan ci regala un libro prezioso sulla forza dei segreti e sulla capacità di ricucire le ferite, quando finalmente si ha il coraggio di accoglierle.
Contenuti
La città del fuoco: storia di una famiglia
I Nasr sono una famiglia di espatriati, Idris e Mazna, i genitori, vivono negli Stati Uniti come i loro primi due figli, Ava e Mimi. La più piccola, invece, Najla, ha scelto di tornare a vivere nella terra delle radici, in Libano. La distanza sembra avere in qualche modo reso possibile per questa famiglia una convivenza pacifica, come spesso accade anche nella realtà. Una famiglia unita, sì, ma divisa in qualche modo da frustrazioni, competizioni, incomprensioni, che si barcamena nell’oggi ma che in qualche modo deve fare i conti con un passato che spinge per emergere e travolgere quella tranquillità fittizia costruita su un segreto che coinvolge tutti. E quel segreto riporta direttamente i Nasr e chi legge al Libano, quella terra devastata da un conflitto terribile e che oggi è di nuovo ingiustamente sotto attacco.

Il Libano, coprotagonista di La città del fuoco
Il Libano è non solo paesaggio centrale del romanzo, ma vero e proprio coprotagonista. Beirut viene magistralmente descritta da Alyan: è una città che ha resistito alla guerra civile che ha devastato il Paese fra il 1975 e il 1990 e che, nel tempo della narrazione, continua a resistere alle tensioni interne. Beirut e il Libano sono terre vive, polimorfe, scrigni preziosi di odori e colori. Alyan ha il dono di restituirci pienamente la vividezza di questa terra, le sue strade, la sua gente, le sue spiagge. Per chi legge è un’esperienza immersiva che ci fa superare i confini materiali e mentali.
La città del fuoco: storia di un ritorno
I Nasr rientrano tutt* insieme in Libano perché Idris ha deciso di vendere la casa paterna, una casa meravigliosa, incorniciata dai mandorli che il padre di Idris ha piantato e curato per tutta la vita. Questo è il motore di tutto, la scintilla che incendia i destini di tutti i membri della famiglia. Ognuno di loro farà i conti con il passato e il presente, con i segreti e le rivelazioni che metteranno a dura prova la loro identità.
La città del fuoco è solo in apparenza una saga familiare, è in realtà un romanzo politico poiché Mazna e Idris portano con sé il dolore della guerra civile e delle sue conseguenze, il trauma e lo sconvolgimento che ne derivano sono ereditati in qualche modo dai figli, come se il trauma fosse intergenerazionale. Non è un caso che Ava, Mimi e Najla siano spiriti inquieti, nonostante siano profondamente occidentali. In qualche modo, il segreto che ha stretto il destino dei loro genitori si riverbera nel loro animo ed è proprio il ritorno alle origini che sembra finalmente mettere in ordine i pezzi.
La città del fuoco: una narrazione per salti
Alyan ci offre uno sguardo ampio e concreto su questa famiglia, ogni capitolo è un addentrarsi nelle pieghe del tempo e dell’animo.
Diventa quindi interessante notare come la struttura del racconto proceda per salti, da un personaggio all’altro, da un anno all’altro, senza però mai risultare macchinosa. Anzi, questa struttura a matrioska consente una comprensione a 360° della storia e, soprattutto, un maggiore coinvolgimento nel momento in cui tutto viene svelato.
Non diremo ovviamente nulla in merito, se non che gli ultimi capitoli sono intrisi di tensione e, contemporaneamente, sono le pagine più struggenti e dolci di tutto il romanzo. Alyan ha il dono di rendere tangibile la fatica immensa che ogni personaggio ha fatto per resistere alla vita, al trauma della diaspora, alla sensazione di non essere mai totalmente a casa.
La città del fuoco: il mandorlo torna a fiorire
Proprio nelle ultime pagine, si assiste a una catarsi potente. Idris accetta il passato e le conseguenze che ha avuto nella sua vita e in quella della sua famiglia.
I mandorli del padre sono ancora lì, che resistono come hanno sempre fatto nel corso degli anni. I mandorli, proprio come la storia dei Nasr e del Libano, sono pura resistenza e pura memoria: la memoria della storia di una famiglia come tante e la memoria della Storia che viene raccontata nei libri.
I mandorli affondano le radici in una terra contesa e distrutta e, comunque, continuano a fiorire.
“La città vuole che ricordi. La città vuole che dimentichi” e forse è in questo movimento che chi non ha più una terra, chi non ha più una casa, chi non ha più nulla resiste.
CASA EDITRICE:Astarte
AUTRICE: Hala Alyan
COLLANA: Azzurra
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
PREZZO: euro 20,00


