Nel piccolo tempio teatrale del Ridotto del Mercadante, La Cerimonia del Massaggio trasforma una commemorazione in un’indagine sentimentale, in una confessione collettiva in bilico tra desiderio e fede. Un’ora intensa, ironica e sorprendentemente umana.
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LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO nel raccoglimento del Ridotto

Il Ridotto del Mercadante è uno spazio piccolo, raccolto, che sa di club privé. Già dal foyer, tra i tavolini del bar e le scale che conducono in alto, sembra di entrare in un luogo esclusivo, riservato alla programmazione più interessante, quella che sperimenta e stuzzica, e che mi fa sempre venire l’acquolina in bocca quando scelgo cosa vedere. Stavolta ospita La Cerimonia del Massaggio, da un testo di Alan Bennett, nella traduzione di Anna Marchesini, per la drammaturgia di Tobia Rossi e la regia di Roberto Piana e Angelo Curci.
LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO: l’autore e il testo originale
Alan Bennett, artista poliedrico e scrittore originale dalla spiccata sensibilità per gli aspetti umani della società, è capace di scavare sotto la superficie con uno sguardo insieme tenero, ironico e spietato.
I suoi personaggi hanno sfaccettature diverse, come in fondo la vita stessa, e lui sa raccontarle e portarle alla luce, con un linguaggio pulito e per lo più sarcastico, che si “beve” e si assimila come un piccolo ma efficace integratore per la crescita personale, senza dare vere risposte ma seminando dentro di noi una moltitudine di domande necessarie.
Da un’altra recensione di Gufetto, per la quale Salvo Miraglia ha potuto incontrare Roberto Piana, sappiamo che avere i diritti per quest’opera non è stato affatto facile, ma è importante che oggi sia tornato in scena, perché il messaggio di Bennett può essere certamente rivalutato, alla luce del progresso fatto dalla società e dalla cultura italiana in più di 20 anni – sebbene il progresso civile tardi a mettersi al passo.
Il testo originale, nella sua scorrevolezza così godibile, è una riflessione tutt’altro che superficiale sul rapporto della società con l’omosessualità, ma anche su tanti altri aspetti umani, come la solitudine, l’ipocrisia, il “peccato”, l’amore – o le sue briciole – il rispetto, e in qualche modo anche sulla religione, con qualche incursione sul sistema clericale.
LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO: Scenografia, suono, atmosfera

Tutta la scena si svolge in una chiesa di Londra, durante la celebrazione, ad alcuni mesi dal vero e proprio funerale, di Clive Dunlup. In questa versione teatrale, noi stessi che assistiamo, siamo chiamati in qualche modo a rappresentare la folla di “fedeli” accorsi.
La scenografia è la parte forse più notevole: pulpito cilindrico, su una pedana circolare rotante, con tanto di scale che portano in alto, armadio/spogliatoio e confessionale nascosti all’interno. Ai lati, candele e un cavalletto per l’immagine, del molto avvenente defunto Clive, impossibile da ignorare.
Le luci sono ben gestite e accompagnano tutti i movimenti della scena, valorizzandoli e aiutando la nostra immaginazione nell’equilibrio tra il presente e i ricordi, e tra le fasi della “celebrazione” – con tanto viola, in barba alle superstizioni.
La colonna sonora, benché si tratti di una “messa”, è più profana che sacra, e affidata più di una volta ai Queen, che riescono sempre a dare grande effetto di solennità e universalità anche ai messaggi meno mistici e più ironici. Le scelte sono particolarmente adatte, sia nel significato che nell’intensità dei brani, e contribuiscono con evidente attenzione all’atmosfera, che non sappiamo mai se è oggettiva o solo percepita dal protagonista.
La recita nella recita di LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO

Tutto è nelle parole di padre Geoffrey Jolliffe (Gianluca Ferrato), sacerdote anglicano che strizza l’occhio al cattolicesimo, il quale ci riporta occasionalmente e indirettamente le parole di altri personaggi che possiamo solo intuire, ma molto chiaramente, e quasi vediamo, come fossero davvero seduti tra noi e conversassero con lui.
Gianluca Ferrato valorizza il testo rendendo Geoffrey vagamente effemminato – che chiama “patatino” l’arcivescovo di Canterbury – e dai toni sempre allegri, spesso sognanti o ammiccanti. È un prete certamente sopra le righe e si lascia spesso andare ad allusioni e sarcasmo, che rendono così bene lo stile e l’intenzione di Bennett.
Ha un rapporto particolare con il divino. Ci crede sinceramente, si sente davvero in comunicazione con esso. La sua fede è autentica. Ma gli piace che le celebrazioni siano teatrali, forse proprio per guadagnare efficacia, con una certa dose di vanità: “una funzione è una recita” anche se rivolta a Dio, e “i fedeli sono tante cose, ma prima di tutto sono un pubblico”, da conquistare, come un mattatore.
La sua scelta di condurre la celebrazione improvvisando, senza preparazione alcuna, lo induce a diversi scivoloni da cui deve risollevarsi, con più di un equivoco piuttosto comico, che ha comunque l’effetto di evidenziare il peso dell’ipocrisia che pervade le immaginarie navate intere, con speciale concentrazione dalla sua parte.
LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO tra risate, fragilità e interpretazione della fede

L’unico che sentiamo è sempre lui, nelle parole che rivolge al proprio “pubblico” di pseudo-fedeli, ma anche nei suoi pensieri. Attraverso questi pensieri conosciamo diversi aspetti di Clive (apprezzatissimo e a quanto pare largamente rimpianto, massaggiatore), del suo rapporto con le persone presenti, e del rapporto con Geoffrey stesso: scopriamo quindi dettagli dell’intimo del sacerdote da cui, senza drammaticità, emergono le fragilità, le mancanze, le aspirazioni più nascoste.
Si auto-redarguisce spesso per i propri pensieri inopportuni e critici, ripetendosi i precetti più amorevoli della sua religione, come “dobbiamo amarci l’un l’altro”, salvo avere una particolare idea di cosa sia “inopportuno”, e pesare l’indulgenza da auto-concedersi più con i propri sentimenti che con le istruzioni bibliche ed ecclesiastiche.
Non lo vediamo mai struggersi nel senso di colpa, lui è sereno e convinto della propria (buona) fede e ha grande rispetto del suo dio, anche se lo definisce “un tipo un po’ all’antica” e ad un certo punto ammette anche di non averne molta fiducia, visto che, secondo le scritture darebbe una “punizione esemplare a un peccatore candido e occasionale come me, mentre grazia gli habitué”.
Addirittura, dice di averlo sempre considerato crudele, tanto che alla correzione della sua tesina al corso di teologia il suo insegnante commentò quanto si percepisse una certa confusione tra Dio e Crudelia Demon (sostituita a Joan Crowford del testo originale, che però nel 2025 non sarebbe risultata un riferimento efficace).
La società descritta in LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO
La massa di gente famosa davanti a lui è invece chiaramente priva di sentimenti religiosi.
“Per i miei parrocchiani – dice Geoffrey – Dio è poco più di un passatempo: [vanno] in chiesa come altri allevano piccioni o collezionano francobolli. Non credono propriamente i Dio, ma neanche arriverebbero mai a metterlo in discussione”. Ma gli attuali presenti sembrano non essere neanche mai stati in una chiesa, e “non sanno neanche perché i negozi sono chiusi il 25 dicembre” (cosa che sinceramente perplime anche me).
Il sacerdote cerca comunque di seguire per grandi linee il rituale tradizionale di una commemorazione funebre, e lo vediamo arrangiarsi come può per guidare una platea assolutamente non preparata a partecipare (alla recita), e che neanche comprende il senso di ciò che bisognerebbe fare.
Tutto questo tratteggia una società perbenista e superficiale, dove il punto non è la mancanza di fede, ma l’ipocrisia che caratterizza questa celebrazione. Eppure, tutti costoro, accorrendo alla commemorazione del compianto Clive, dimostrano le proprie reali esigenze – più o meno materiali – che il giovane e prestante massaggiatore appagava così professionalmente da meritarsi una tale folla ad omaggiarlo.
LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO: il giallo e la malinconia della morte di Clive

Il dubbio sul motivo della morte di Clive aleggia su tutta la cerimonia, in tutti i presenti – Geoffrey compreso – preoccupatissimi che si sia trattato di AIDS: sentiamo molto bene l’alternanza dei momenti di panico a quelli di sollievo, in un dosaggio delle informazioni che danno una sfumatura quasi di giallo.
Ma lo spettacolo si sofferma anche con la giusta dose di serietà su alcuni momenti particolarmente autentici delle riflessioni di Geoffrey.
Infatti, seppur consapevole che il ragazzo era in fondo solo un mercenario, ad un certo punto ammette “Anche se il signore non mi perdonerà, sono stati comunque soldi ben spesi” perché “Averti sul divano in mutande mentre ti cucino due uova è la cosa più vicina [mai avuta] alla vita con qualcuno che si ama”.
E, pur fermamente convinto di un “aldilà” che ci aspetta, il sacerdote allegro lascia trasparire del timore per il suo destino eterno, dicendo al suo amante “nel posto in cui sei andato nessuno fa domande e quindi non si aspettano risposte. O almeno speriamo sia così.”
Queste frasi non possono non restare impresse, in mezzo a tanta superficialità descritta. Sono in effetti il picco di intensità del testo e chiariscono il messaggio complessivo, che trascende le rivendicazioni di genere e gli orientamenti sessuali: tutti, anche i preti, hanno diritto all’affetto, al romanticismo, all’amore, all’autenticità. Il messaggio arriva con quel senso di empatia, di compassione e di vicinanza che ci attraversa, nonostante il personaggio finora sia stato così discutibile da qualsiasi punto di vista lo si volesse guardare.
Il valore di LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO
Questa messa in scena di La Cerimonia del Massaggio è uno spettacolo divertente – anche se non travolgente – di solo un’ora, ma un’ora densa di contenuto. Un contenuto che, se lo vedrete, vi resterà attaccato senza che ve ne siate neanche resi conto.
E per spiegare quanto sia ancora importante elaborare e interpretare un testo come questo, mi piace usare le parole di Anna Marchesini in una intervista a Gay TV del 2003, quando promuoveva la sua versione teatrale.
Diceva: “Viva l’intelligenza, non soltanto nell’aspetto illuministico, ma come capacità e necessità di un lavoro di un lavoro interiore, che possa anche qualificare l’aspetto etico e morale delle cose. Non è “più morale” e vietare l’aborto oppure vietare l’inseminazione artificiale, eccetera. È morale il riconoscimento dei dati di realtà e la possibilità che nella diversità si sia liberi di scegliere. Io svecchierei proprio il vocabolario dal significato che troppe parole hanno assunto ormai e che diamo per scontato […] Bisogna proprio azzerare, rifare le priorità, rifare il linguaggio. Linguaggio che per me è fondamentale perché mediatore di contenuti, di significati e di valori.”
Visto il 25 novembre 2025
Dal 25 al 30 novembre 2025
Ridotto del Mercadante
LA CERIMONIA DEL MASSAGGIO
di Alan Bennett
regia Roberto Piana, Angelo Curci
traduzione Anna Marchesini
drammaturgia Tobia Rossi
con Gianluca Ferrato
scene Francesco Fassone
costumi Agostino Porchietto
light designer Renato Barattucci
video designer Simone Rosset
produzione Società per Attori
Durata 1h
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