LA BOCCA DELL’ANIMA @Taormina Film Festival 2024: Un viaggio interiore in un mondo perduto

Abbiamo assistito alla visione del lungometraggio di esordio del regista palermitano Giuseppe Carleo dal titolo LA BOCCA DELL’ANIMA, presentato in anteprima mondiale alla settantesima edizione del Taormina Film Festival nella sezione Officina Sicilia. Il film prodotto da Favorita Film in associazione con El Deseo e della Regione Siciliana – Sicilia Film Commission, uscirà nelle sale il 26 settembre 2024 distribuito da Artex Film. Tuttavia, la distribuzione non avverrà solo nel territorio italiano ma toccherà anche Stati Uniti, Canada e Regno Unito con il titolo internazionale The Healer.

LA BOCCA DELL’ANIMA: un viaggio nella cultura popolare

Il lavoro di ricerca dell’antropologa Elsa Guggino, confluito nei volumi La magia in Sicilia e Il corpo è fatto di sillabe in concorso con il lavoro di indagine sul campo, finalizzato alla ricerca degli ultimi “maghi”, compiuto dal regista Giuseppe Carleo e dal co-sceneggiatore Carlo Cannella, sono alla base del testo del film LA BOCCA DELL’ANIMA, che traspone l’espressione siciliana “vucca ‘i l’arma” che indica appunto il plesso solare, la bocca dello stomaco indicazione fisica sede di tensioni e blocchi, luogo di incontro/scontro tra il soma e le energie psichiche. Il film come si apprende dalle note di regia: “è un viaggio dentro la magia popolare […] ispirato ad una storia vera e ambientato nella Sicilia rurale del dopoguerra”.

L’anima che si rispecchia nel paesaggio

Giovanni Velasques, stanco e malridotto nel 1949 fa ritorno a Petrasanta, un paese montano delle Madonie, (nome di fantasia, in realtà il film è stato girato a Petralia Soprana), in una fredda giornata invernale nella quale la neve ha ricoperto tutto e il gelo che accompagnerà tutto il film si palesa non solo a livello climatico ma anche nell’interiorità dei protagonisti. Giovanni riporta con sé, dall’esperienza bellica, un blocco emotivo che gli impedisce di riappropriarsi della sua vita di contadino, figlio di contadini. La causa del suo gelo interiore verrà identificato da Mariannina, la maara del paese, che scopre la causa del disagio nell’esistenza nella sua bocca dell’anima della presenza di Enrico Marchese, un suo commilitone deceduto in guerra.

LA BOCCA DELL’ANIMA: storia di un’iniziazione

Il malessere di Giovanni (la quale causa si scoprirà alla fine del film) viene così tramutato in “dono” da Mariannina, la quale attraverso formule rituali verbali e pratiche introduce Giovanni all’arte della magia esercitata per alleviare le sofferenze di una popolazione che a causa di deficit economici e culturali non può accedere a cure psico-fisiche alternative. Avviene così che Giovanni acquisisce uno status in una comunità bisognosa di consolidare un’identità collettiva e credere nell’autorità di una personalità forte, capace, il quale attraverso un’accentuata sensibilità, riesce di farsi da tramite con il mondo sottile.

Poteri antichi contro poteri moderni

La figura di Giovanni Velasques all’apice della sua fortuna si infrange contro i due poteri presenti nel paese in quel periodo storico: la chiesa e la mafia. La trasformazione che subisce Giovanni è a tutti gli effetti un’emancipazione dalla sottomissione pretesa dalla chiesa, attraverso la figura del parroco del paese, e da un potere mafioso arrogante che guarda tutti con un certo paternalismo pregno di superbia. La formula magica “Ti cambio questo dolore e ti faccio santo” recitata nelle “razioni”, presenta in sé caratteri di redenzione non solo personale, ma sembra allargare il suo campo d’azione anche a livello sociale. Un’emancipazione che prende la via della magia, dei saperi tradizionali e che diffida dell’istituzione religiosa, come, del resto, da quella criminale rappresentata dalla mafia e impersonata dalla figura di Don Minicu. In tutto il film si nota la non casuale assenza dello Stato.

LA BOCCA DELL’ANIMA: un’accurata ricostruzione filologica

Ciò che sorprende positivamente nel film di Carleo è la scrupolosa ricostruzione storico-culturale di un mondo passato del quale non rimangono che riflessi e frammenti a testimonianza di importanti tradizioni. Nel film, oltre al filo narrativo principale, si scorgono interessanti e costanti richiami ad un tempo lontano con i suoi riti privati e pubblici, civili e religiosi. Il fare musica nella bottega del barbiere, i canti funebri, le preghiere e i rosari, sono tutte perle che impreziosiscono la pellicola che hanno la funzione di immergere completamente lo spettatore nel flusso narrativo che mostra appunto un mondo arcaico e perduto. Importante a questo scopo è anche l’uso sistematico del dialetto (sottotitolato) che si integra con un paesaggio sonoro realistico dell’epoca dove i suoni diegetici si integrano con un elemento extra diegetico dato da una colonna sonora non ingombrante, ma, che, tuttavia sostiene quel senso di tensione, più o meno evidente, presente per tutto il film.

Una luce che diviene memoria sociale

La condizione misera della popolazione di Petrasanta, che vive isolata su una montagna perennemente innevata, viene evidenziata da una fotografia dal taglio realistico che comunica attraverso interni tendenzialmente bui, freddi, dove il gelo esterno è spesso accompagnato da nebbia; una luce a nascondere che diviene invece manifesta solo quando deve illuminare i contorni ambientali dei due poteri locali, mentre il popolo bisognoso del supporto identitario del mago Giovanni vive in contesti dai contorni oscuri rischiarati solo dai fuochi rituali, proprio da quei piccoli roghi capaci di incenerire sortilegi e maledizioni insieme ai retaggi di un’esistenza misera. L’oscurità nel film cala quindi su un’intera classe sociale che non ha il sostegno di nessuno, che sopravvive tra le prepotenze del potere mafioso e una chiesa “che si preoccupa solo dei morti ma non della sofferenza dei vivi” come dice Giovanni in un bel dialogo a Padre Pino, il parroco del paese.

LA BOCCA DELL’ANIMA: anticorpi contro l’omologazione culturale

L’operazione di Carleo risulta essere complessa, ben strutturata, capace, come è, di riassumere in sé più livelli di significato. Un film denso, che al contempo si mostra estremamente equilibrato, nel quale si narra una storia che origina da quella tradizione popolare che gli studi antropologici del secondo dopoguerra hanno cercato di decriptare e significare. Una storia che raccontando un dramma personale tenta di far luce su una condizione sociale che la maggior parte di noi, contemporanei, possediamo nascosta in memoria nei recessi delle nostre molecole e che tuttavia, seppur viventi in un altro mondo, ci rende ciò che siamo. Un film importante quindi, che resiste alle tentazioni della spettacolarizzazione e delle lusinghe facili per ripiegare su una condivisibile ricostruzione storico-culturale, la quale prende le forme di un documento che ci mostra un passato, duro ma vero, che la tradizione orale ad un certo punto non ci potrà più raccontare per mancanza di protagonisti.

Visto il 19 settembre 2024

LA BOCCA DELL’ANIMA

Regia: GIUSEPPE CARLEO

Sceneggiatura: CARLO CANNELLA, GIUSEPPE CARLEO

Fotografia: LEONE ORFEO

Scenografia: LAURA INGLESE

Costumi: DORA ARGENTO

Musiche originali: PAOLO BRIGNOLI

Montaggio: RICCARDO CANNELLA

INTERPRETI PRINCIPALI

MAZIAR FIROUZI, Giovanni Velasques

MARILU’ PIPITONE, Angela Caruso

SERENA BARONE, Mariannina

MAURIZIO BOLOGNA, Padre Pino

ALESSIO BARONE, Peppe Schifani

SERGIO VESPERTINO, Franco Faraci

CLAUDIO COLLOVA’, Don Minicu

VINCENZO AMATO, Enrico Marchese

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Sergio Battista

Musicista, critico cinematografico e saggista, interessato ad un approccio multidisciplinare delle arti. Nelle sue esperienze intreccia costantemente l'interesse, e la passione, per la musica, la fotografia, la scrittura e il cinema, soprattutto nelle loro interazioni con il potere.