Un libro incredibile, vertiginoso e terribile. Terzo della trilogia che la scrittrice Maylis Besserie ha dedicato all’Irlanda, La balia di Bacon edito da Voland è un romanzo che racconta la storia del celebre pittore, dall’infanzia ferita alla mostra che consacra insieme il giorno delle sue maggiori perdite e quello del successo finale.
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Due voci per un unico racconto: La balia di Bacon
Un racconto biografico? Assolutamente no. La costruzione è complessa ed efficace. Si alternano due voci, la prima quella della Nanny, la balia del titolo, che si prende cura dell’artista da bambino, ancorandolo al reale, salvandolo dalle ferite inflittegli quotidianamente dalla violenza del padre (lo fa frustare dai suoi stallieri per allontanarlo dall’incipiente omosessualità) e dall’indifferenza della madre: e questa è una voce di dolcezza, una voce di sapori teneri, di calore, di affetto.

L’altra voce, senza nome, connessa a una specie di Du Stil oraziano (si rivolge costantemente a un interlocutore, un ‘tu’ che forse è il lettore) è certamente quella di Bacon stesso, perché ci precipita nei meandri della creazione, nelle onde colorate delle immagini che si affollano e si spintonano per risalire dalla creatività alla tela.
Le due sezioni si contrappongono e si intersecano, e non solo a livello di fabula, con la Nanny che accompagna l’artista anche nella sua vita di adulto, un lare di famiglia che cerca di sostenerlo in ogni modo e che fa da testimone innocente e stralunato delle varie tappe della sua affermazione: ci sono grandi temi che migrano da una sezione all’altra e costituiscono una campata incrollabile a sostegno del romanzo.
La violenza, ad esempio, che trasmigra dall’area biografica a quella artistica: è la linfa acida che sostiene la creatività di Bacon, anche e soprattutto dopo averne modellato e distorto la biografia: e come se una lezione che il nostro corpo, la nostra età bambina ha appreso non fosse mai cancellabile, riemergesse in sussulti inattesi e inauditi, ecco che la tentazione della distruzione riemerge in Bacon che non si limita a modificare, al limite a rifiutare, le opere che non lo entusiasmano più, ma le distrugge, le colpisce col rasoio, applicando su di loro la violenza distruttiva che ha conosciuto da bambino.
UN GIOCO SULL’EKFRASIS: LA BALIA DI BACON
In realtà, l’intero romanzo è una riflessione, un esercizio di stile, sull’ekfrasis: ed ammirevole e incredibile l’autrice che è riuscita a progettarlo e attuarlo. In ambedue le voci è in gioco una scommessa sulla rappresentabilità, su quale medium artistico funzioni con più efficacia, se la pagina scritta e le parole nere che adunandosi sul foglio aprono mondi, oppure l’immagine dipinta e le sue capacità infinite di catturare e sconvolgere.
Sarebbe facile riconoscere l’ekfrasis nella parte animata dalla voce di Bacon, che ‘dipinge’ ciò di cui parla, come avviene con l’incipit, così perfettamente crudele da essere perturbante: “Quando monologa, la bocca di Jessie Lightfoot si schiude a malapena – squarcio sottile su muso di topo.
Non propriamente bocca, più un frego, una fessura da salvadanaio, un’increspatura carnosa risucchiata all’indentro. Difficile prevedere cosa ci entrerà, cosa ne uscirà. “ Agli antipodi dall’oggettività, visione personale dell’artista, deformata e potente, questa è la scrittura ekfrastica che tutti prevediamo.
La voce della Nanny, però, non rinuncia alla scommessa ekfrastica, solo la camuffa con artifici più segreti, e invece di fornirci una visione dal di dentro, personalizzata, forse deformata, traccia quadri che potrebbero dipingere pittori realisti, descrittivi fino a diventare imbarazzanti (ad esempio la descrizione iniziale degli stivaletti bucati che riversano sui tappeti dell’atrio “tutto il fango d’Irlanda”).
L’ekfrasis è presente, solo più segreta, solo meno facilmente identificabile: già lo spazio dato alla descrizione lo conferma: nel romanzo contemporaneo, la grande assente è la descrizione, vista l’inutilità di essa in un secolo di immagini fin troppo facilmente reperibili.
Le descrizioni qui, però, servono a due cose: a rendere comprensibili le emozioni e i pensieri e la quotidianità di Jessie, e a competere, arte contro arte, con la voce pittorica e aggressiva della sezione animata da Bacon.
LA VIOLENZA E LA BELLEZZA: LA BALIA DI BACON
Che altro è, inoltre, questo romanzo complesso, talvolta perturbante, talvolta disperato e divertente? Una riflessione sulla creatività, sul genio.
L’avevano già iniziata i pensatori della Grecia classica: bellezza è terrore. Quello che troviamo bello ci fa tremare.
Violenza e distruzione sottostanno alla bellezza? In questo caso sì.
Anche la tenerezza, anche la cura e l’amore? Sotterraneamente sì.
Non sappiamo che cosa nutre la nostra sopravvivenza, e quel qualcosa nutre, in maniera uguale e opposta, anche la nostra arte. Sappiamo solo che siamo caduchi, e che in fondo rimane, sempre, “un mucchio d’ossa/ e qualche dente”: ma non solo. Anche la grande arte che siamo riusciti a rendere viva, che siano colori e sangue e emozioni su tela, oppure colori, sangue e emozioni su pagina. Ambedue.
Casa editrice: Voland
Autrice: Maylis Besserie
Collana: Amazzoni
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo: euro 19,00


