Il 15 ottobre, presso il MAXXI, gli artisti PAOLO FRESU, IAIA FORTE, FEDERICA DI CARLO E SILVIA GIAMBRONE hanno incontrato il pubblico per parlare, moderati da MARCO MARIA CERBO, de l’arte della diplomazia e diplomazia dell’arte. Un confronto tra artisti appartenenti a generi diversi per discutere gli spazi di azione che la diplomazia può aprire a livello internazionale.
Contenuti
MAECI e MAXXI: LA CULTURA COME STRUMENTO PER IL DIALOGO TRA I POPOLI
Presso la Sala Carlo Scarpa del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, quattro celebri rappresentanti di varie discipline artistiche si sono fatti portavoce dell’esperienza di collaborazione con la rete degli Istituti Italiani di Cultura; ad accoglierli è stata la Presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuela Bruni, ribadendo il ruolo del Museo Contemporaneo come importante laboratorio di riflessione sul dialogo tra i popoli, soprattutto in un momento storico sopraffatto dalla violenza e sordo a qualsiasi appello di pace.
MARCO MARIA CERBO, il Capo Unità per il Coordinamento degli Istituti Italiani di Cultura all’Estero – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale MAECI ha dunque condotto un interessantissimo dialogo con ognuno di loro, toccando intelligentemente non solo il meccanismo con cui è stata organizzata, di volta in volta, l’esperienza artistica all’estero, ma evidenziando soprattutto la sensibilità con cui ogni professionista reagisce di fronte alle difficoltà organizzative, culturali e linguistiche che si aggiungono all’impegno artistico. È questo aspetto che segna concretamente l’importanza dell’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e trova nei “professionisti della diplomazia” dei validi e concreti sostenitori dell’arte italiana.

PAOLO FRESU E LA CONFLUENZA DI CORRENTI SONORE INTERNAZIONALI NEL JAZZ
PAOLO FRESU ha aperto il talk raccontando la propria esperienza internazionale, prima in Francia, dove si è formato, e poi con le numerose collaborazioni professionali alcune delle quali affiancate dal prezioso lavoro organizzativo degli Istituti Italiani di Cultura all’Estero. Per il famoso compositore e musicista jazz potersi esibire fuori dall’Italia è una parte fondamentale del cammino professionale, perché la contaminazione dei linguaggi sonori è alla base del DNA del jazz, il genere musicale di cui Paolo Fresu è un protagonista indiscusso.
L’artista ricorda che non c’è una vera e propria cifra distintiva nel jazz italiano, come lo si poteva riscontrare agli esordi in Louis Amstrong, o più tardi in Miles Davis e Chet Baker, ma questa ibridazione del Jazz di New Orleans, con gli Stati Uniti prima e con il Mediterraneo poi, segna esattamente la direzione in cui procede la ricerca musicale italiana contemporanea.
L’arte della nostra Penisola segue la cultura globale, non potrebbe essere altrimenti, mantenendo quanto basta delle proprie radici locali. Questa confluenza di correnti sonore (Fresu parla giustamente di biodiversità) è l’espressione naturale e più sana attraverso cui si incontrano e suonano musicisti italiani e internazionali.
Fresu racconta della sua esperienza in India, nel 2024, con RITA MARCOTULLI e il percussionista TRILOK GURTU. A Nuova Delhi, in occasione del concerto, è stata organizzata una masterclass con il Conservatorio indiano: questa esperienza, unita alle prove del concerto, è stata profondamente arricchente per ognuno dei musicisti coinvolti e l’IIC ha sicuramente il merito di aver supportato e organizzato l’evento. La musica ha il potere di suggerire il modo con cui è possibile unire sensibilità diverse, senza cancellare le caratteristiche etnico-culturali dei singoli, così come ha la capacità di guardare alla tradizione, senza cadere nella sua sterile ripetizione. Le Istituzioni italiane dovrebbero, afferma Fresu, lasciare maggiore spazio al presente, anche nel momento in cui si misura con la memoria del passato.
IAIA FORTE E LA “VITA MERAVIGLIOSA” A TOKYO
IAIA FORTE, nota attrice cinematografica, teatrale e televisiva, conferma quanto espresso da Paolo Fresu, aggiungendo l’esempio della propria esperienza in Giappone. Iaia Forte racconta la paura del fiasco, la difficoltà e l’impegno nell’affidare alla musicalità della parola e alla giusta intensità del linguaggio espressivo corporeo il compito di tradurre la poesia italiana in modo che fosse accolta e non solo compresa dal pubblico giapponese. “VITA MERAVIGLIOSA” è infatti lo spettacolo con poesie, prose e canzoni tratto dal libro della poetessa italiana contemporanea Patrizia Cavalli e portato in scena a Tokyo da Iaia Forte, con musica di Diana Tejera e che, anche grazie al lavoro dell’IIC, ha avuto in Giappone un enorme successo di pubblico.
FEDERICA DI CARLO E SILVIA GIAMBRONE: L’ARTE DI COMUNICARE
Le due artiste visive sono specializzate in istallazioni ambientali; in questo caso l’incontro tra culture geograficamente e culturalmente distanti è ulteriormente complicato dall’interpretazione del messaggio concettuale: l’arte visuale infatti molto spesso non esprime l’incontro, ma è portavoce di complessità e mancato dialogo.
FEDERICA DI CARLO ha raccontato l’istallazione dell’opera I SEE|I SEE davanti alle Piramidi di Giza. L’esperienza, profondamente stimolante, è stata anche estremamente complessa. Misurarsi artisticamente con le Piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, non è affatto semplice, ma anche da un punto di vista logistico-pratico: l’istallazione ha richiesto un lavoro particolarmente complesso, svolto a stretto contatto con le maestranze locali, per via della temperatura e dei forti venti che soffiano sulla Piana di Giza.
SILVIA GIAMBRONE ha parlato invece di IT TAKES TWO, la performance italo-lituana centrata sulla tensione che avviene nell’attrazione e nella concomitante incomunicabilità di coppia. Entrambe le artiste raccontano anche della difficoltà che l’arte visiva patisce in Italia, rispetto alle aspettative e all’ossequio – anche estero – nei confronti di un grande patrimonio artistico passato, appiattito però sui temi della bellezza classica.
l’arte della diplomazia – IL CONTRIBUTO DEL PUBBLICO
Un incontro tanto stimolante non poteva non coinvolgere profondamente il pubblico, il quale ha espresso diverse domande ed osservazioni. Tra gli interventi, quello di LUDOVICO PRATESI, noto curatore, critico e storico dell’arte, il quale ha richiamato l’attenzione su quello che lui definisce l’anatema del passato e, ricollegandosi all’intervento di Paolo Fresu, ha ricordato come l’Italia rischi di essere un paese imploso sotto il peso dell’enormità di un glorioso passato. Che la tradizione non diventi un alibi: questo è quanto è emerso dalla serata e, dunque, che gli Istituti Italiani di Cultura all’Estero, attraverso l’azione del MAECI, siano pronti a lasciare più spazio possibile alla creatività contemporanea.
Se infatti l’arte italiana del passato è un utile biglietto da visita nella missione diplomatica in quanto trasmette affidabilità, prestigio ed è sinonimo di stile e competenza tecnico-estetica, l’arte italiana contemporanea ha il compito di esprimere la vitalità di questo passato.
L’incontro lascia aperte tante domande e ne sospende una, quella speculare alla diplomazia dell’arte promessa dal talk: e l’arte della diplomazia?
A questo dunque cercheremo di rispondere nella rubrica INDAGINE SULL’ARTE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO dedicando un’intervista proprio a Marco Maria Cerbo.


