INDAGINE SU UN’ARTE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO – SALÒ E LE 187 OPERE DELLA QUADRIENNALE DI ROMA @ Palazzo delle Esposizioni

Venerdì 10 ottobre 2025, presso la Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni in Roma, si è svolta la conferenza stampa per l’apertura ufficiale di Fantastica, la 18° edizione della Quadriennale d’Arte di Roma: “la principale esposizione periodica dedicata all’arte italiana contemporanea” che “racconta la scena attuale dell’arte contemporanea italiana post Duemila”, recita il comunicato stampa.

Ma se un uomo è ciò che fa e non ciò che dice di essere, una Quadriennale sarà, per sua stessa autodefinizione, Fantastica?

Primo indizio: LA FONDAZIONE QUADRIENNALE

La Quadriennale di Roma è una fondazione partecipata dal Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Lazio, Comune di Roma e Camera di Commercio; fin dalla sua prima edizione del 1931 e con cadenza più o meno regolare, promuove la produzione artistica nazionale, segnatamente quella delle ultime generazioni. Rispondendo al proprio compito statutario, essa non si limita a censire le arti visive del nostro Paese, ma ne è specchio e cassa di risonanza.

Secondo indizio: COME SI FABBRICA L’ARTE

I nuovi gotha di consacrazione dei giovani artisti (attenzione: giovani, l’anagrafe è importante) sono i grandi Musei di Arte Contemporanea: spettacolari Kunsthallen e Musei-Monumento dove i nuovi talenti trovano la loro istituzionalizzazione grazie ai critici-sponsor. Il germe di questa operazione risale al 1998, quando presso Christie’s, a Londra, venne venduta la collezione del tycoon della pubblicità Charles Saatchi.

Costui, dopo aver riunito un gruppo di giovani artisti britannici sotto l’etichetta degli YOUNG BRITISH ARTISTS, ha scatenato la febbre collezionistica che ha fatto impennare le quotazioni. La strategia di marketing consiste nel far accedere gli esclusi dai circuiti delle gallerie, alla compra-vendita di un marchio: non è più la qualità del materiale che determina il valore della merce e l’arte non fa eccezione. Il marchio di qualità oggi è passare da uno di questi musei vuoti, privi di collezioni permanenti, ma dediti appunto alla consacrazione del collezionismo.

La filiera di produzione è dunque composta dal critico-sponsor, dal museo-vuoto in cui si espone e dalla banca che finanzia l’operazione col critico e col museo per l’acquirente collezionista. Infatti non si produce solo il materiale “arte” per un soggetto “acquirente”, ma la filiera produce, grazie al critico-sponsor, anche il soggetto per il materiale: quindi la produzione produce consumo. Le operazioni artistiche di Germano Celant per l’arte povera o di Achille Bonito Oliva per la Transavanguardia sembrano lontane come il Giurassico.

Terzo indizio: COME SI STRUTTURA IL PERCORSO ESPOSITIVO DELLA QUADRIENNALE 2025

E infatti, mentre ci si aggira per la Quadriennale, lungo gli allestimenti BRH+ (di Barbara Brondi e Marco Rainò) che orientano le traiettorie secondo i traguardi lungo le architetture del Palazzo, “disegnando i vuoti e stimolandoci a ciò che si percepisce e a ciò che scompare”… si nota che non ci sono i nomi degli artisti vicino alle opere.

Nella miriade di opuscoli e quadernetti consegnati all’ingresso da solerti, ma ignare hostess, non c’è traccia di legenda che colleghi le opere ai rispettivi autori: sono delle pupe, ancora in uno stadio larvale prima di spiccare il volo del successo. Invece i nomi dei cinque critici sono onnipresenti, così come il leitmotiv che sottende alle cinque sezioni in cui è suddivisa l’esposizione.

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Palazzo delle Esposizioni a Roma – sede di Fantastica 2025

Quarto indizio: LA CELEBRAZIONE DELLA SECONDA QUADRIENNALE DEL 1935

Ben cinque critici si occupano di contemporaneo mentre Walter Guadagnini cura una sezione della Quadriennale dedicata alla Seconda Edizione del 1935. In quell’anno, il Presidente onorario della Quadriennale fu Giuseppe Bottai, convinto cattolico, che prima di quell’anno si era distinto come collaboratore alla creazione dei Fasci italiani, era stato uno dei capi dello squadrismo romano, deputato e ministro delle Corporazioni, fu nominato nel ‘35 Governatore di Roma; il Presidente effettivo fu Enrico Di San Martino Valperga, promotore della musica e delle Belle Arti a livello internazionale e, guarda a volte il caso, anche membro del Consiglio di amministrazione della Banca Commerciale Italiana. Il vero deus ex machina della manifestazione fu Cipriano Efisio Oppo, pittore e critico romano, grande sostenitore del fascismo di cui si fece portavoce e, potremmo dire, curatore d’immagine, occupandosi a tempo pieno della vita culturale e artistica del Regime e finendo per aderire alla Repubblica di Salò.

Nel 1932 fu il direttore artistico della Mostra della Rivoluzione Fascista all’interno di Palazzo delle Esposizioni, che verrà liberato in tempo record per ospitare la nuova creazione di Oppo: la Quadriennale, da lui guidata per le successive quattro edizioni. Nel ’45 fu arrestato e a salvarlo fu il vicecomandante di una brigata partigiana e suo ex allievo all’Accademia di Belle Arti, il cui nome era Afro Basaldella.

Al piano superiore, 90 anni dopo, la Quadriennale del ’35 viene oggi omaggiata come “l’avvenimento espositivo più incisivo tra le due guerre”. Fu certamente un’esposizione colossale premiata dall’affluenza di 35.000 visitatori paganti, accorsi per ammirare il confronto tra maestri e artisti più giovani: un fascismo dinamico, si direbbe, attento ai valori primitivi dell’arte italiana, ma anche capace di strizzare l’occhio all’astrattismo, in pieno spirito futurista-razionalista, raccogliendo quello che gli conveniva delle influenze che nel 1934 aveva lasciato a Milano la personale di Kandinsky. Oggi, questa celebre primigenia Quadriennale si specchia, come un Narciso, nell’esposizione inferiore, che invece è il frutto degli ultimi 25 anni di arte contemporanea italiana, geneticamente modificata dalle visioni dei novelli Oppo.

Quinto indizio: LA PARTE CONTEMPORANEA 2000-2025

Luca Massimo Barbero seleziona opere che lavorano sull’autoritratto “ovvero la possibilità di scegliere come rappresentarci o da cosa farci rappresentare” toccando uno dei dilemmi più cari all’occidente opulento, annoiato e malato di ignavia: il problema di come io mi vedo, come mi vedono, come vorrei che gli altri mi vedessero.

Francesco Bonami vorrebbe che questo artista egoriferito stesse ben chiuso in una “stanza solo per se” che poco ha a che fare con le istanze di emancipazione femminile di Virginia Woolf: quì si parla di indipendenza come disconnessione e di autonomia come autodeterminazione.

Emanuela Mazzonis di Palafera si preoccupa delle immagini che sommergono la nostra vita e sceglie artisti in grado di dimostrare la versatilità del mezzo fotografico “quando la fotografia si discosta dalla sua liturgia rappresentativa”. Ad Alessandra Troncone piacciono gli artisti che mettono al centro “il corpo incompiuto” e Francesco Stocchi rievoca il fantasma del surrealismo invitando il pubblico “ad una mostra dal carattere tautologico, che si costituisce nel suo farsi”: “senza titolo” è volutamente priva di tematica per concentrarsi esclusivamente sull’atto creativo.

Di fatto, il mondo grida e l’arte fantastica invitando il pubblico a sognare di un mondo migliore, in un giorno per certi versi reso storico dal “cessate il fuoco” su Gaza… come fa notare doverosamente Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, mentre apre i saluti istituzionali alla Quadriennale.

Sesto indizio: LA CONFERENZA STAMPA DELLA QUADRIENNALE FANTASTICA 2025

E con lui si torna alla nostra conferenza stampa e, per fare un esperimento, vediamo se possiamo spuntare la presenza degli elementi della filiera della Fabbrica dell’Arte, in versione nostrana. Ringrazia tutti Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo (il Museo-Monumento c’è), con cui Quadriennale collabora tentando il salto internazionale grazie alla presenza a Roma delle numerose accademie straniere.

La conferenza viene poi condotta da Andrea Lombardinilo, nuovo presidente di Quadriennale (la fondazione c’è) che ribadisce la forza aggregativa dell’arte e l’importanza di questo linguaggio nell’accompagnare i processi politici internazionali. La presenza di Marta Ragozzino, portavoce di Angelo Piero Coppello – Direttore Generale Creatività Contemporanea – Ministero della Cultura (il finanziatore pubblico c’è), rafforza questa volontà di lavorare in squadra per rendere Roma protagonista della scena culturale internazionale. La Quadratura del cerchio però si ottiene solo con l’intervento di Michele Coppola, direttore delle Gallerie d’Italia, ma soprattutto Executive Director Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo (la banca c’è).

Settimo indizio: PROFUMO DI INTESA

La presenza di Intesa Sanpaolo è obbligata, per senso del dovere – afferma in apertura di intervento Coppola: infatti nelle azioni della Banca rientra anche la nuova edizione di Restituzioni “il più grande programma di restauro al mondo”, perché le Imprese Private Speciali (le grandi banche) concorrono concretamente alla stabilità del Paese e questa stabilità degli investimenti, fondati su prestigio e credibilità, passa anche attraverso l’arte e la cultura.

Intesa Sanpaolo è uno dei principali gruppi bancari in Europa, ha una presenza internazionale strategica con 7,6 milioni di clienti, incluse banche controllate operanti nel commercial banking, in 12 paesi dell’Europa centro-orientale, in Medio Oriente e Nord Africa, ed è anche uno dei più grandi collezionisti.
Le quattro sedi di Gallerie d’Italia – di proprietà del gruppo Sanpaolo – sono collocate in palazzi storici di immenso valore e ospitano collezioni permanenti che annoverano beni archeologici e storico-artistici fino ai capolavori del ‘900: un tesoro inestimabile, patrimonio non pubblico dell’umanità. La filiera – costata 2,6 milioni di euro – è pronta a sfornare l’Arte del futuro e, state sicuri, vi piacerà un sacco.

Il reato: MATERIALE, CONSUMO, MODO DI CONSUMO, SPINTA AL CONSUMO

Si esce dalla sala Cinema di Palazzo delle Esposizioni e il pensiero va a Pier Paolo Pasolini che il 2 novembre del ’75 veniva attirato e assassinato all’Idroscalo di Ostia, mentre cercava probabilmente di recuperare il girato di Salò e le 120 giornate. Era un film prezioso quanto il verdetto di un oracolo.

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Ilaria Paccini

ILARIA PACCINI è una medaglista, scultrice e pittrice. La sua ricerca pittorica si sviluppa su grandi lastre di acciaio ossidato, dipinto ad olio. I suoi progetti espositivi sono spesso off-site e sono occasione per realizzare grandi opere eseguite live-painting. Espone in Italia e all’estero presso siti archeologici e Musei. Una sua opera in alluminio è visibile a New York, presso LaMama ETC di Manhattan. Da un anno collabora come giornalista per Gufetto Press, nella sezione arte.