KR70M16 @ Teatro Goldoni: la città dei morti senza nome

Con KR70M16 – Naufrago senza nome torna in Toscana Saverio La Ruina proprio nel giorno dell’anniversario della strage di Cutro, la località crotonese dove nella notte del 26 febbraio 2023 persero la vita nel naufragio del loro caicco decine di migranti, alcuni ancora dispersi in mare, che con un intervento tempestivo si sarebbero potuti salvare. Con un testo che ancora una volta riconferma la capacità del drammaturgo calabrese di leggere con efficacia e delicatezza la realtà a partire dai fenomeni sociali che contribuiscono alla sua costruzione, il Teatro Goldoni di Firenze ha così celebrato il triste anniversario e chiuso il festival Avamposti, nell’ambito del quale avevamo già recensito Drago e Il Dio dell’acqua. KR70M16 proseguirà la sua tournée a Milano al Teatro degli Angeli dal 10 al 15 marzo.  

KR70M16: oltre il naufragio

KR70M16 di Saverio La Ruina - gli attori in scena
KR70M16 – gli attori in scena: Cecilia Foti, Dario De Luca, Saverio La Ruina

Un processo ancora in essere per mancato soccorso, l’umana pietà che ogni abitante di questa Terra dovrebbe provare per il prossimo in difficoltà, o magari anche la strumentalizzazione del fenomeno migratorio. Gli spunti e i tagli di lettura che si possono scegliere per raccontare una vicenda come quella del naufragio di Cutro sono molteplici e tutti di facile presa sul pubblico. O almeno potrebbero esserlo. Saverio La Ruina ha ancora una volta scelto di creare invece un lavoro che superi la mera cronaca, sia essa giudiziaria o politica, e che legga al di là dell’episodio specifico, cucendo questa vicenda con la storia dei popoli del Mediterraneo che ieri come oggi si sono imbattuti nelle coste della nostra penisola.        

Nella città sospesa tra la vita e la morte

È già tutto successo in questa località indecifrabile in cui il mare è appena accennato nella scenografia mentre il rumore delle onde a tratti si ode in sottofondo. Sotto un cielo azzurro le bianche lapidi del cimitero appaiono silenziose mentre i loro “abitanti” continuano ad interagire in un limbo immerso nello spazio-tempo dove trova ospitalità anche il guardiano, deus ex machina nel suo regno in bilico tra la vita e la morte. Tra i suoi sudditi c’è anche Karamu, un ragazzino di 16 anni fuggito dal suo paese con la volontà di dimostrare che ha tutte le carte in regola per meritarsi un posto in Europa. E a certificarlo è la sua pagella scolastica che la madre ha sapientemente cucito all’interno del suo giubbotto. Ma ahimè questo non basta per garantirgli una identità in questo nuovo regno dove si è ritrovato dopo il naufragio. Ecco che quindi resta semplicemente per tutti KR70M16, un sedicenne maschio il cui corpo è il settantesimo recuperato sulle coste del crotonese.           

Sofferenze ed umanità a confronto

KR70M16 - locandina dello spettacolo al Goldoni di Firenze
KR70M16 – locandina dello spettacolo al Goldoni di Firenze

Nessuna sorella Antigone o nessun padre Priamo per il corpo di Karamu. Purtroppo, o per fortuna, la madre del ragazzo non sa nulla del tristo destino del figlio, traviato dal senso di angoscia che la mamma sta sicuramente provando. Nonostante questo, il giovane non riesce a sfogare nel pianto la sofferenza della sua fine, in un esercizio di rimozione del dolore. Si chiede pertanto l’aiuto del Dr. Schwarz, un medico ebreo tedesco vittima della Shoah, anche lui abitante di questa città sospesa tra la vita e la morte. Due fini tragiche, due dolori, due storie destinate a scontrarsi con le leggi della storia che ad un certo punto hanno contrapposto ebraismo e islamismo in un dissidio che appare, ancor più oggi, insanabile. Una lotta di sofferenze in cui la supponenza del medico incontra passo dopo passo la giovanile reattività di Karamu, ancora arrabbiato per non poter riavere la sua identità, anche lui ridotto ad una sigla così come gli ebrei erano numeri nei campi di sterminio. Come ad uno specchio le tragedie dei due personaggi si riflettono, si offendono, si confrontano fino a riconoscersi l’una nell’altra, generate da una stessa umanità. Così finalmente il giovane ritrova la scomparsa dimensione emotiva e può versare quelle lacrime che adesso possono confondersi con l’infinito mare che ha inghiottito migliaia di uomini, di donne e bambini, sicario di un’umanità che non sa prendersi cura di sé stessa.         

KR70M16: cast e scenografia

In una città invisibile che sarebbe piaciuta molto a Italo Calvino – un po’ Eusapia, un po’ Laudomia – le vicende dei protagonisti proseguono seguendo l’alternarsi delle giornate tra giorno e notte che le luci ci aiutano a riconoscere mentre tutto ciò che non è corpo – una poltrona, un lettino, una banale cipolla – è solamente uno schizzo disegnato su una lavagnetta, quasi un feticcio del mondo di là. Saverio La Ruina interpreta un Dr. Schwarz molto credibile nella sua supponente arroganza venata di vittimismo (“Che ne sai tu delle mie sofferenze?”), convinto che nessuno abbia sofferto o potrà mai soffrire come lui ed il suo popolo, mentre Cecilia Foti col suo cappellino da cui spuntano delle treccine ribelli è un Karamu dolce, dispettoso e insistente come un qualsiasi adolescente. Entrambi gli attori sono molto lontani dai loro personaggi, come se il passaggio in questa città invisibile li avesse trasformati lasciando solo i caratteri che accomunano le umanità ad ogni latitudine. Ad accompagnare i protagonisti anche la rilevante prestazione di Dario De Luca che è un guardiano notturno in grado di sdrammatizzare con una bontà accogliente e rassicurante.

Da una storia tante storie

La scena di KR70M16 - Naufrago senza nome, di Saverio La Ruina
La scena di KR70M16 – Naufrago senza nome, di Saverio La Ruina

Con il testo di KR70M16 Saverio La Ruina riconferma una straordinaria capacità di scavare nel nostro contemporaneo liberandolo dalle sovrastrutture e ricercandone quei paradigmi che legano le storie degli uomini in ogni spazio ed in ogni tempo. Nonostante la scelta di rappresentare il disprezzo del dolore altrui che parte del popolo israeliano dimostra quotidianamente, il drammaturgo calabrese, come già aveva saputo fare in Polvere o ne La borto, ha spogliato le storie dei protagonisti per riportarle a nudo, capaci così di riconoscersi figlie delle stesse madri. Una lingua universale come lo sono le note di una ninna nanna sulle quali abbandoniamo la città invisibile mentre il cadavere di Karamu sferzato dalle onde sulla spiaggia di Cutro ci appare una danza, potere magicamente poetico del teatro che con una carezza sa strapparci l’anima.   

KR70M16 – Naufrago senza nome – Credits

di e con Saverio La Ruina
disegno luci Dario de Luca
organizzazione Egilda Orrico
amministrazione Tiziana Covello
con Cecilia Foti, Dario De Luca, Saverio La Ruina

Visto il 26 febbraio 2026, al Teatro Goldoni (Firenze)

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Leonardo Favilli

Più che un critico, un appassionato di teatro che ha iniziato a raccontarlo dopo una pluridecennale esperienza da spettatore attento. Lo faccio dalle pagine della redazione fiorentina di Gufetto sempre alla ricerca di luoghi ed esperienze che vadano anche oltre la platea.