KING @ Teatro della Limonaia: affaccio sulla fragile vita di un uomo irlandese

Anche quest’anno il Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino apre la sua stagione con Intercity Festival Dublin II, rassegna annuale organizzata sotto la esperta direzione artistica di Dimitri Milopulos. Il quarto spettacolo (vedi anche il pezzo su LE MADRI, lo spettacolo d’apertura) proposto in cartellone è KING, scritto ed interpretato da Pat Kinevane e prodotto da Fishamble – The New Play Company . Si tratta di un vero e proprio one-man show, con la particolarità di essere proposto in lingua originale ed accompagnato dai sottotitoli in italiano curati da Aikapro.

KING: un one-man show per Intercity Festival Dublin II

Luther ci dà il benvenuto nella sua casa: “welcome to my house” dice, rivolgendosi al pubblico. Il suo nome è un tributo al grande Martin Luther King, eroe della sua nonna Bee Baw. E’ un irlandese di Cork, un uomo gentile e sensibile ma al tempo stesso dalla psiche complessa, profondamente legato alla sua casa che lascia in rare occasioni; una di queste è l’interpretazione di Elvis per racimolare qualche soldo. Deve prepararsi ad un appuntamento galante per il quale ha ormai dato la parola alla sua cara amica Indira, la farmacista, la quale riconosce quanto sforzo gli costi ma che al tempo stesso è sicura di come la conoscenza di Flossy non potrà fargli altro che bene. Pat Kinevane è l’unico attore protagonista di KING, un piacevolissimo one-man show di poco più di un’ora da lui stesso scritto. La produzione è di Fishamble – The New Play Company, punto di riferimento per il mondo teatrale irlandese che ogni anno sostiene, sviluppa e produce spettacoli di rilevanza nazionale in Irlanda.

Pat Kinevane in scena per KING (foto di scena di Maurice Gunning)

Le scelte stilistiche di KING

La peculiarità dello spettacolo, a mio avviso, è stata la scelta del colore: il viola. Se quest’ultimo in Italia è universalmente additato, da evitare in quanto portatore di malaugurio per il teatro (e non solo), sarà stata quindi sensazione condivisa quella di assoluto stupore nel vederlo utilizzato per i costumi e per l’intera scenografia dello spettacolo: dall’asse da stiro, a cui Luther si rivolge come se fosse una bara ricordando il rapporto con il povero padre, al detersivo per il pavimento a base di lavanda. Il profumo che deriva dall’operazione di lavaggio ci inebria e Luther stesso ci invita ad assaporarlo porgendo il mocio verso di noi. E’ rilassante, non a caso Luther lo sceglie, lui che ha iniziato da molti anni a sentire delle “voci” e il cui stato psichico è peggiorato tanto da poterlo tenere sotto controllo solo con innumerevoli pillole. L’allestimento del palco rappresenta una stanza della sua casa, di una intimità quasi tangibile, grazie anche alle dimensioni contenute del teatro, che ci aiuta a raccoglierci intorno a lui. Il protagonista la cura con dedizione, è il suo rifugio sicuro, la pace fuori per chi ha la guerra dentro.
Luther ripercorre i rapporti con suo padre, sua nonna e sua madre, e non ha paura a mostrarci la sua fragilità ed i suoi stati d’animo. Ci mostra gli strumenti di cui si è dotato per farvi fronte come ballare il tango, a cui le persone si avvicinano per affrontare una perdita, come diceva sua madre. E la musica argentina, insieme alle luci calde e soffuse, si fa così non solo cornice ma anche co-protagonista insieme all’attore, il quale ne esegue piccoli stacchi coreografici con grande intensità e precisione, a testimonianza di uno studio approfondito sulla propria fisicità.

KING: note alla recitazione ed il messaggio dello spettacolo

Ulteriore nota di pregio dello spettacolo è il mantenimento della lingua originale (con sottotitoli in italiano), scelta dovuta anche alla provenienza dell’attore-autore. Seppur in alcuni punti seguirlo è risultato impegnativo (per chi non è abituato all’accento irlandese e per la non totale visibilità dei sottotitoli nei momenti in cui l’attore copriva il pannello, già abbastanza annebbiato dai vapori usati in scena), tuttavia ne vale assolutamente la pena perché solo così è possibile apprezzare la completa capacità recitativa dell’attore, che non si può non definire impeccabile, sia per il ritmo alto tenuto durante tutto lo spettacolo, sia per la modulazione della voce. L’affaccio sulla vita di Luther ci ha ricordato che non bisognerebbe mai vergognarsi delle proprie debolezze e dei propri stati d’animo, perché sono entrambi frutto dei nostri traumi passati. Ma anche che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere come gestirli, senza dimenticare di prendersi sempre cura di chi ci accetta e ci accoglie così come siamo.

Visto al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino il 29 settembre 2024

KING

Fishamble: The new play company
scritto e interpretato da Pat Kinevane
regia Jim Culleton
musica e sound design Denis Clohessy
luci Pius McGrath
costumi Catherine Condell
trucco Zoe Clark
dramaturg Gavin Kostick
coreografie Kristina Chaloir e Julian Brigatti
foto Maurice Gunning

Prima nazionale, in inglese con sottotitoli in italiano

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