IO CASANOVA (Sonzogno editore). Intervista ad Ida Amlesù

Ida Amlesù è un personaggio poliedrico. Scrittrice, traduttrice, slavista, cantante lirica. Due lauree con lode: una in lingue e Letterature Europee e una in Letterature Europee e Americane. Milanese, nata nel 1990, ha all’attivo già diverse pubblicazioni: Perdutamente (Nottetempo) 2017; Cinema di Babele (FVE) 2022; Julie (Sonzogno) sempre nel 2022. Ha collaborazioni con diverse testate, tra cui The Collector, Nazione Indiana e Nuovi Argomenti.

La incontriamo per parlare del suo nuovo romanzo “Io, Casanova”, un rocambolesco viaggio sullo sfondo in un esoterico e alchemico Settecento libertino dove il famoso Giacomo Casanova si alterna con la figura di Anna, una giovane serve con un talento molto particolare. Tra Costantinopoli e Venezia, da Ancona fino a Parigi, tra esorcismi, misteri, avventure tra calli e serragli, pagina dopo pagina i lettori verranno coinvolti in intrighi alla ricerca di una serie di dipinti su cui in molti vogliono mettere le mani.

  • Da dove nasce questo romanzo, chi è il Casanova descritto nel romanzo e chi è Ida Amlesù?

“Io Casanova” il romanzo, come nasce e a che genere appartiene

“Io, Casanova” è un libro che ha una genesi molto particolare. Intanto la copertina è nata prima del romanzo (di norma avviene il contrario). Come è successo e quanto ha influenzato la stesura del testo?

La vera risposta è “perché non ne stanno parlando tutti gli altri?”. Giacomo Casanova è una moltitudine in forma umana; troppo per il suo tempo, troppo perfino per il nostro, è un ingegno multiforme di omerica memoria, è un campo aperto in cui si gioca la battaglia fra bene e male, un intero cosmo e un intero caos.

Sempre parlando di genesi, nei ringraziamenti citi Patricia (Chendi n.d.r.)  “Sei stata tu a volere che il romanzo nascesse”.  Vorresti svelarci come è nato il progetto di questo romanzo? Come sei arrivata a voler parlare di Giacomo Casanova?

Patricia era una persona eccezionale, credeva molto in me e nella mia scrittura: ha seguito tutti i miei progetti in Sonzogno, e insieme avevamo trovato una strada per ridare profondità a un personaggio reso bidimensionale dal peso del tempo. Purtroppo, è venuta a mancare qualche mese dopo l’inizio di questa travagliata stesura (ben due volte il manoscritto è stato buttato e riscritto da capo), perciò ho vissuto la creazione del testo come un’esperienza spiritica – cercando di rievocarla attraverso le parole. Spero di esserci riuscita.

È un romanzo che rimanda a titoli come “Il talento di Mr. Ripley” di Patricia Highsmisth e anche “Fanny” di Erica Jong, ma tu citi anche Poe, Pushkin e Leroux. Ogni libro è un Frankenstein fatto di altre opere. Tra le tue note dichiari che non è una biografia e nemmeno esattamente un romanzo storico. Chi ha letto e chi leggerà il libro, in effetti, troverà un’eterogenea quantità di elementi letterari, un “melting pot” narrativo molto ben strutturato.

Questo romanzo è figlio di molti altri; ho sempre avuto un debole per gli imbroglioni, perciò citare Ripley è doverosissimo, ma anche l’Orlando di Woolf, le “donne terribili” di Dostoevskij, la Fosca di Tarchetti, il gotico e il fantastico alla Berlioz… C’è tanto Shakespeare, c’è tanto Dumas, c’è persino Stephen King: Anna è Annie di Misery. Il fantasma dell’opera si sente forte e chiaro, come la Dama di picche; le citazioni, fra le pagine, sono infinite.

Come definiresti il genere di questo romanzo e a che tipologia di lettore è indirizzato?

Per quanto riguarda il genere… Il giorno in cui in Italia smetteremo di parlare di genere e cominceremo solo a parlare di libri (buoni e cattivi, al massimo) sarà un giorno magnifico; dal momento che non è oggi, posso soltanto dire che è dello stesso genere delle Notti Bianche e dei Racconti di Poe e di Jane Eyre, qualunque genere sia; oppure che sono io stessa il mio genere, o che il mio genere è il caos. Quella che preferite.

IO CASANOVA, ida amlesù: chi è il vero protagonista?

Casanova non è il solo protagonista di questa vicenda. Viene affiancato da Anna che per buona parte del romanzo è un suo doppio.

Chi è veramente il Casanova di cui hai scritto?
Questa è un’ottima domanda; peccato non avere una risposta! A parte gli scherzi, come accennavo per me Casanova è più di una persona, è un universo – e come tale contiene mondi, e ha un cuore che batte a diversi ritmi (due cuori, forse, come un Signore del Tempo). Anna non è Casanova più di quanto Casanova non sia Anna. Come due sosia, un’ombra e un corpo – entrambi convinti d’essere corpo, e che l’altro sia un’ombra che li insegue – vivono le due metà della stessa vita, riempiendo ciascuno gli spazi vuoti dell’altro.

Nel romanzo parli di pittura, di Opera, di alchimia, ma anche di rapporti umani e traumi, di intrighi e potere. Lo scenario che hai tratteggiato è ricco di suggestioni e di dettagli precisi. Perfino le descrizioni di pietanze e costumi sono davvero dettagliate.

Quanto studio preparatorio c’è prima e durante la stesura di un romanzo come questo?

Preferisco studiare durante, e non prima; mi piace lavorare un materiale caldo, che ancora palpita. Fra le varie fonti, oltre alla Storia della mia vita e alla Storia della mia fuga dai piombi, un testo importante è stato “Il cuoco galante”, ricettario del tardo Settecento. In genere lavoro su un romanzo circa un anno, a ritmi molto serrati (6-8 ore al giorno, tutti i giorni, senza sabati né domeniche). Non è facile conciliarlo con l’altro lavoro, quello che mi sfama, per non parlare della vita normale degli esseri umani, ma credo che la scrittura sia sempre una questione di abnegazione, alla fine.

Ida Amlesù
Ida Amlesù

IO CASANOVA – l’ambientazione, fra Venezia, Costantinopoli e Ancona, risponde ida amlesù

Parliamo di geografie? La Laguna di Venezia, e poi Costantinopoli, ma anche Ancona. Descrivi questi luoghi con precisione e grande poesia, ma sono luoghi che non hanno più quell’aspetto. È molto difficile trovare nei romanzi storici una tale quantità di dettagli urbanistici e topografici tanto accurati.

Creare un’ambientazione realistica è davvero così importante nella riuscita di un romanzo come “Io, Casanova”?

No, in questo libro non era così importante, a differenza di Julie, per esempio, che è documentato fino allo sfinimento. Mi bastava che fosse accurato e corretto, ma credo che la Venezia e la Costantinopoli del romanzo siano luoghi del sogno, non solo del lettore, ma di Casanova stesso – fondali di teatro che danno un’impressione di profondità al dramma in atto, ma che potrebbero essere sostituiti da un giro di funi e carrucole teatrali da un momento all’altro, senza troppo danno. È più l’atmosfera che conta: muri fatti d’ombra, luci bluastre, fiaccole, per non parlare della mia immagine preferita, Venezia terra sospesa su dei colonnati sottili, come le case delle fiabe russe sulle loro zampe di gallina – e i colonnati a loro volta poggiano su delle statue di donna addormentata nell’acqua…         

E concludo con la sfida più scomoda di tutte: convinci i nostri lettori che sono arrivati fino a qui a leggere “Io, Casanova”.
È difficile scrivere qualcosa di convincente senza dare l’impressione di voler tirare acqua al proprio mulino, comunque per chi non fosse già appassionato credo che questo libro unisca due pregi oggettivi: si legge facilmente, ma ha piani di interpretazione pressocché infiniti – è il lettore a dover dire “Basta, per me questo romanzo si ferma qui”.

Io, Casanova – ida amlesù

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Simone Romano

Mi occupo di scrittura e critica culturale, con un’attenzione particolare per la narrativa contemporanea e il mondo editoriale. Il mio percorso professionale nasce tra cinema e teatro, dove ho lavorato come aiuto regia e assistente alla regia, esperienze che hanno affinato il mio sguardo alla costruzione delle storie, ai personaggi e ai linguaggi della scena. Accanto al lavoro sul set e dietro le quinte del palcoscenico, ho coltivato una costante passione per la letteratura, sviluppando nel tempo un’attività di lettura critica e di racconto dei libri, degli autori e delle case editrici indipendenti. Per Gufetto Press scrivo di narrativa e cultura editoriale, tra recensioni, interviste e approfondimenti, con l’idea che ogni libro sia anche una forma di scena: uno spazio in cui parole, immagini e immaginazione continuano a incontrarsi.