INEQUILIBRIO FESTIVAL 2026 @ Castello Pasquini: il teatro indaga il giudizio sociale

La ventinovesima edizione di Inequilibrio Festival al Castello Pasquini di Castiglioncello conferma la vocazione della rassegna di Armunia a leggere il presente attraverso linguaggi differenti: Antonella Questa e Gogmagog portano in scena due spettacoli che interrogano immobilità sociale, precarietà e crisi dell’etica. Dopo il reportage dedicato alla danza, la prosa con OFFRO IO di Antonella Questa e L’IMPERATIVO CATEGORICO di Gogmagog pone una domanda: quale spazio resta all’umanità quando il valore delle persone sembra misurarsi solo in termini economici e produttivi?
Leggi anche il reportage sulle performance ad Inequilibrio Festival.

OFFRO IO di Antonella Questa: il tribunale invisibile delle classi sociali

Antonella Questa in OFFRO IO, in scena a Inequilibrio Festival
Antonella Questa in una scena di OFFRO IO, a Inequilibrio Festival 26

Più che il denaro, il vero protagonista di OFFRO IO è il giudizio: lo sguardo con cui una comunità, assegnando a ciascuno un’etichetta da cui sembra impossibile emanciparsi, decide chi appartiene e chi resta per sempre fuori posto nella gerarchia economica.

Matilde, sessant’anni, portinaia in un elegante condominio del centro, conosce perfettamente quella sensazione. Ha trascorso la vita prendendosi cura degli altri, tra lavoro silenzioso, conti accurati prima di ogni spesa e desideri continuamente rimandati. Poi arriva un Gratta e Vinci vincente: ma la fortuna non cambia davvero la sua posizione nel mondo.

Al centro della scena campeggia un unico elemento: un grande lingotto d’oro che cambia continuamente funzione, diventando seduta, tavolo, piedistallo e vasca da bagno quando la protagonista s’immerge nell’oro sulle note di Dancing Queen. È un’immagine volutamente kitsch che rende evidente il carattere illusorio della ricchezza.

Antonella Questa in OFFRO IO, in scena a Inequilibrio Festival
Antonella Questa in OFFRO IO, in scena a Inequilibrio Festival

Antonella Questa costruisce il racconto attraverso una partitura fisica di grande precisione, curata da Valentina Dal Mas: i gesti quotidiani della custode – pulire, riordinare, salire e scendere, spolverare – assumono un ritmo coreografico, restituendo il movimento invisibile, ripetitivo e spesso dato per scontato, del lavoro domestico e di cura.

Con pochi cambi di voce e postura prende vita un intero microcosmo condominiale: l’avvocato Buozzi, la pianista Zanolla, la vedova Simoni che fuma con aspirate interminabili, la professoressa Virgili, che vive in affitto ma si dà arie da proprietaria, diventano figure riconoscibilissime. Tutti parlano di soldi. Tutti osservano gli altri attraverso il filtro della ricchezza. Anche i compagni dei balli di gruppo della balera raccontano un’appartenenza sociale precisa e rispondono con la stessa logica: Domenico il pensionato, Delia la cassiera, la sindacalista, il maestro di ballo, sono quelli che fanno la spesa alla Lidl o all’Eurospin invece che al mercatino biologico, ma espellono ugualmente l’amica dalla propria cerchia non riconoscendola più da ricca.
La Giuria condominiale è il tribunale morale davanti al quale Matilde è costantemente chiamata a comparire, che stabilisce chi appartiene davvero a un certo ambiente e chi invece resterà sempre un corpo estraneo. La drammaturgia intercetta il tema dell’immobilità sociale. La riflessione richiama numerose analisi economiche su un paese in cui il punto di partenza continua a determinare il punto di arrivo molto più di quanto si voglia ammettere. Il ritornello della madre che attraversa lo spettacolo – noi non siamo gente da… – restituisce perfettamente questa interiorizzazione del limite. Non siamo gente da danza classica. Non siamo gente da certi quartieri. Non siamo gente da sposare il figlio del notaio. Il confine economico diventa progressivamente un confine culturale e persino immaginativo.

L’espressione OFFRO IO non è semplicemente il gesto di chi finalmente può permetterselo, è il tentativo disperato di comprare una relazione, un riconoscimento, un’appartenenza. Matilde si vende, come diceva Renato Zero, agli altri perché è sempre stata privata della possibilità di essere semplicemente accolta. Quando improvvisamente diventa ricca, comunque non viene accettata: una persona d’oro in una società che riconosce soltanto il valore del metallo.
Antonella Questa conferma uno stile diretto e popolare, capace di affrontare temi sociali attraverso comicità e trasformismo. Se il finale forse esplicita eccessivamente la morale — i soldi danno la felicità solo se la diamo agli altri – il percorso restituisce con lucidità il peso del giudizio sociale e dell’esclusione.

L’IMPERATIVO CATEGORICO di Gogmagog: Kant, Kafka e la precarietà del presente

Se Antonella Questa costruisce una favola sociale, Gogmagog sceglie la forma della commedia filosofica cruda e surreale per uno spettacolo pienamente compiuto, che ha debuttato a Inequilibrio Festival: L’IMPERATIVO CATEGORICO della drammaturga Victoria Szpunberg, Premio Nazionale per la Drammaturgia spagnola.
Il testo è un meccanismo teatrale perfettamente oliato: brillante nei dialoghi, intelligente nelle citazioni, capace di alternare comicità e inquietudine senza perdere mai ritmo. La regia asciutta di Tommaso Taddei evita ogni intellettualismo e lascia che siano gli attori e la scrittura a guidare il pubblico in una progressiva escalation.

Clara insegna filosofia morale all’università, ma mentre spiega Kant e Kafka agli studenti, la sua vita sta crollando: ha superato i cinquanta, separata, senza la cattedra universitaria, rischia di perdere la casa e scopre che nella sua città divorata dall’overtourism gli affitti sono ormai proibitivi. A poco a poco il pensiero filosofico smette di essere teoria e diventa un disperato tentativo di orientarsi nella realtà.

Rossana Gay costruisce una protagonista straordinariamente credibile. La docente mantiene in pubblico il controllo e il linguaggio istituzionale richiesto dal proprio ruolo, mentre la sua voce interiore è libera di esprimere rancore, desiderio, rabbia, fantasie oscure, pensieri politicamente scorretti che prendono vita: la sua coscienza diventa un secondo personaggio. Lo scarto continuo tra ciò che pensa e ciò che può dire genera parte della comicità dello spettacolo.
Accanto a lei Tommaso Taddei offre una prova di notevole versatilità interpretando tutti gli altri personaggi, ricordando il trasformismo di CHANGES della Schaubühne Berlin : il collega incompetente che le soffia il posto, l’agente immobiliare che propone tuguri a prezzi assurdi, lo psichiatra, lo squallido casanova con cui ha uno sventurato appuntamento, il vicino coinvolto nel traffico di cocaina e il poliziotto chiamato a raccogliere la sua inutile confessione.
La scena è ridotta all’essenziale: un tavolo grigio e due sedie che diventano di volta in volta cattedra universitaria, ristorante per un appuntamento sentimentale, loft in affitto, appartamento del vicino e commissariato.

I riferimenti culturali attraversano l’intero spettacolo: Clara, come Josef K. di Kafka, è espulsa dal proprio ambiente e schiacciata da un sistema di cui non riesce più a comprendere le regole. Cita Walter Benjamin con la figura del “segnalatore d’incendio”, mentre l’imperativo categorico kantiano viene continuamente messo alla prova dalla realtà concreta. A questo intreccio di riferimenti si aggiunge Pirandello con un esplicito richiamo a L’uomo dal fiore in bocca. Non una mera citazione, ma dispositivo teatrale: il fiore rosso compare quando la colpa della protagonista, fino a quel momento confinata nell’immaginario, prende forma. Clara torna in aula con il fiore appuntato all’occhiello, segno visibile di una colpa ormai impossibile da rimuovere, ma anche liberazione e possibilità di una espressione autentica di sé.

Il conflitto tra etica insegnata ed etica vissuta prende così forma scenica: il pensiero filosofico diventa esperienza concreta, non esercizio intellettuale. La ragion pura non ci renderà liberi, afferma Clara: l’etica deve misurarsi con gli affitti impossibili, con un’università sempre più ossessionata dagli indicatori bibliometrici, con una società che svilisce la cultura e con un mondo dominato dalla competizione.
Il percorso procede per continue iperboli senza perdere credibilità. Ogni situazione è esasperata, ma nasce da esperienze perfettamente riconoscibili nelle nostre vite. Il vicino rumoroso mai visto in faccia, il superiore arrivista, il mercato immobiliare fuori controllo: il reale viene spinto fino al limite dell’assurdo.

Inequilibrio Festival, Castiglioncello (LI), il 26 e 27 giugno 2026

OFFRO IO

di e con Antonella Questa
coreografie Valentina Dal Mas
disegno Luci Lucia Manghi
tecnico audio/luci Nicolas Baggi
scenografia Francesca Casati – Labatà
grafica Francesca Protopapa
distribuzione Produzioni Timide
una produzione LAQ PROD
col sostegno di Produzioni Timide
in collaborazione con Fondazione Armunia e La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

L’IMPERATIVO CATEGORICO

da L’IMPERATIU CATEGÒRIC di Victoria Szpunberg
PRIMA NAZIONALE
regia Tommaso Taddei
con Rossana Gay e Tommaso Taddei
luci e tecnica:Antonella Colella
traduzione Pino Tierno
produzione: GOGMAGOG
coproduttore: Fondazione Armunia Castello Pasquini:
con il sostegno di: Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo
e con il sostegno di Giallo Mare Minimal Teatro

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017