Tra gli spazi del Castello Pasquini di Castiglioncello, prende forma come ogni anno grazie ad Armunia Teatro, il programma di danza, performance e ricerca contemporanea di Inequilibrio Festival giunto alla ventinovesima edizione. Il filo conduttore scelto per il 2026, tra visibile e invisibile, attraversa l’intera programmazione come un invito a interrogare ciò che del corpo eccede la semplice apparenza: la relazione, la memoria, la percezione, la presenza. I tre lavori presentati il 26 e 27 giugno – THAT’S ALL di Davide Tagliavini, STANZA di Gaetano Palermo e Michele Petrosino e LE PALESTRITI di Simona Bertozzi – pur molto diversi tra loro, condividono un’interrogazione sul corpo, che cessa di essere semplice oggetto della rappresentazione per indagare che cosa accade quando l’arte performativa smette di mostrarsi e coinvolge chi guarda.
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THAT’S ALL di Davide Tagliavini: ironia e instabilità nella danza contemporanea
A Inequilibrio Festival Davide Tagliavini costruisce un assolo in cui il virtuosismo coreografico viene continuamente esibito e nello stesso istante sabotato. In pantaloncini da boxeur e calze bianche “della nonna”, Tagliavini trasforma un ring immaginario in un laboratorio dell’incertezza, dove ogni gesto sembra nascere per essere subito smentito o deriso.
Il performer attraversa stati fisici e registri espressivi differenti con leggerezza: le mani costruiscono figure ipnotiche, il corpo accelera e si arresta, le parole – in italiano, inglese e francese – accompagnano il movimento, lo inseguono o lo contraddicono alla ricerca di un effetto comico, in una continua sospensione tra danza e ironia da stand up comedy: questo è l’elemento più originale della performance, un terreno ancora poco frequentato dalla coreografia contemporanea.
L’ironia non rappresenta un semplice registro espressivo, è la struttura stessa di THAT’S ALL. Tagliavini smonta dall’interno alcuni codici della danza – il conteggio dei passi, la precisione tecnica, la ricerca della forma – lasciando emergere tutta la fragilità di un corpo costretto a ridefinire continuamente il proprio equilibrio. Anche la partitura sonora contribuisce a questa instabilità: frammenti e suoni sincopati, silenzi e parole, si alternano alla musica classica (con Rossini) e a suggestioni cinematografiche, come nella resa finale sulle note di Morricone. Quel THAT’S ALL pronunciato a braccia alzate, lascia aperta la possibilità di un nuovo inizio, ricordando che ogni equilibrio è sempre provvisorio.
STANZA di Gaetano Palermo e Michele Petrosino: quando la scena guarda lo spettatore

Se Tagliavini costruisce un dialogo diretto con il pubblico, STANZA radicalizza la questione dello sguardo. La performance one-to-one ideata da Gaetano Palermo e Michele Petrosino riduce il teatro alla sua unità minima teorizzata da Grotowski: un attore, uno spettatore, quindici minuti condivisi in uno spazio.
La presenza scenica di Petrosino che giace immobile su un letto, circondato da oggetti accatastati, i resti di quotidianità (cibo, piatti, bottiglie), strumenti musicali, videocassette di spettacoli passati da Inequilibrio Festival: tutto sembra raccontare un’esistenza attraverso ciò che ha lasciato dietro di sé.
Ma il vero centro del dispositivo sono gli specchi disseminati ovunque, che moltiplicano i punti di vista e restituiscono continuamente allo spettatore la propria immagine. È qui che STANZA compie il suo spostamento decisivo: l’azione non appartiene più al performer, la cui immobilità rifiuta qualsiasi intenzione dimostrativa, ma a chi osserva. Ogni passo, ogni esitazione, ogni scelta di avvicinarsi o mantenere la distanza modifica l’equilibrio della relazione. La stasi di Petrosino diventa una forma estrema di resistenza all’efficienza performativa: un corpo abbandonato che non produce. E proprio per questo rende evidente la nostra difficoltà a sostare nel vuoto.
L’improvvisa irruzione di un evento sonoro incrina definitivamente la percezione dello spazio, trasformando quella STANZA in un luogo attraversato da inquietudini contemporanee: controllo, vulnerabilità, sorveglianza, esposizione. La performance interroga la posizione etica dello spettatore, contemporaneamente ospite e intruso, sospeso tra curiosità e fuga.
LE PALESTRITI di Simona Bertozzi: il corpo atletico nella danza contemporanea

Con LE PALESTRITI, presentato nell’Anfiteatro intitolato a Giuliano Scabia, la coreografa bolognese Simona Bertozzi all’interno del progetto Athletes, indaga il rapporto tra pratica sportiva e scrittura coreografica. L’ispirazione dichiarata è il celebre mosaico della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, una delle rarissime raffigurazioni dell’agonismo femminile nel mondo antico. Il riferimento archeologico diventa il punto di partenza per una riflessione sul corpo femminile e sulla sorellanza sportiva.
Le quattro giovani interpreti, Arianna Brugiolo, Federica D’Aversa, Paola Drera, Valentina Foschi, avvolte negli accappatoi come atlete prima della competizione entrano nell’arena circolare e, fin dai primi movimenti, affiorano frammenti riconoscibili della pratica sportiva — corse, salti, lanci, posizioni di lotta — che progressivamente perdono la loro funzione agonistica per diventare coreografia. Ciò che interessa a Simona Bertozzi non sembra la ricostruzione iconografica o il gesto tecnico, quanto la sua energia relazionale. Il corpo non è mai misurato sul rendimento individuale, ma sulla capacità di generare forme di cooperazione, sostegno e appartenenza.
La partitura coreografica si costruisce per continui passaggi tra rallentamenti e improvvise accelerazioni, tra assoli e figure di gruppo, tra silenzio e parole all’unisono, tra il respiro affannoso delle performer e esplosioni musicali che culminano in Road to Nowhere dei Talking Heads. L’abbraccio, la mischia, la festa della vittoria, le figure che si compongono e si dissolvono restituiscono un’immagine del femminile lontana sia dalla retorica della fragilità sia da quella della pura competizione: una comunità di corpi che restituisce centralità a una fisicità condivisa.
Inequilibrio Festival 2026: tre modi di ripensare il corpo in scena
I tre lavori molto differenti per linguaggio performativo, sono accomunati dalla centralità del corpo in relazione con lo sguardo del pubblico. THAT’S ALL e LE PALESTRITI sviluppano con efficacia due diverse possibilità della coreografia contemporanea, l’una affidata all’ironia, l’altra alla dimensione corale; STANZA di Palermo e Petrosino mette in discussione il dispositivo stesso della visione, costringendo il singolo spettatore a interrogare la propria presenza nello spazio della performance. È in questo slittamento, dal corpo osservato allo sguardo che osserva, che il tema di Inequilibrio Festival tra visibile e invisibile trova la sua traduzione scenica più interessante.
Inequilibrio Festival, Castiglioncello (LI), il 26 e 27 giugno 2026
THAT’S ALL
coreografia, ideazione e interpretazione Davide Tagliavini
sound design Emanuele Nanni
consulenza artistica Anna Albertarelli, Monica Barone, Rosa Maria Rizzi
produzione Compagnia Artemis Danza
coproduzione Artisti Associati – Centro di Produzione Teatrale
con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura
creazione vincitrice Danza Urbana XL 2025
creazione selezionata per la Vetrina della giovane danza d’autore eXtra 2025 – Network Anticorpi XL
creazione vincitrice bando THIS MUST BE THE SPACE 2025 promosso da FDE Festival Danza Estate e Festival MILANoLTRE
creazione vincitrice bando WAM! Festival 2025
STANZA
idea e realizzazione Gaetano Palermo, Michele Petrosino
performance Michele Petrosino
sound design Luca Gallio
cura e management Bianca Ramponi
produzione KLm
progetto sostenuto da blOOm network per creazioni one-on-one sviluppato da Santarcangelo Festival, Triennale Milano Teatro, Fondazione Armunia, IRA Festival, Sardegna Teatro
con il supporto di IterCulture – Centro Siciliano per le Arti Performative
LE PALESTRITI
progetto e coreografia Simona Bertozzi
preparazione vocale Meike Clarelli
creato con Arianna Brugiolo, Federica D’Aversa, Paola Drera, Valentina Foschi
musica originale Meike Clarelli, Davide Fasulo
disegno luci e assistenza tecnica Rocio Espana Rodriguez
organizzazione Miriana Erario
press office Michele Pascarella
produzione Nexus
con il sostegno di MIC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
in collaborazione con ALMASTUDIOS Bologna


