In prima toscana nella stagione di prosa curata da Elsinor al Teatro Cantiere Florida di Firenze un nuovo adattamento del poetico romanzo breve di Erri De Luca IN NOME DELLA MADRE (regia di Danilo Nigrelli), spettacolo vincitore del bando Teatri del Sacro: un monologo intenso di Maria, in ebraico Miriàm, sostenuto con autenticità da una magnetica Patrizia Punzo che, senza artefici teatrali, ci accompagna per mano nella più antica delle novelle, attraverso i nove mesi di attesa della nascita del figlio di Dio.
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IN NOME DELLA MADRE: il silenzio sacro

La giovane vergine resta immobile davanti all’angelo mandato da Dio col maestrale di marzo in una piccola città della Galilea ad annunciare il concepimento di Gesù. IN NOME DELLA MADRE inizia con un lungo silenzio di Patrizia Punzo, lo sguardo sgranato davanti a sé, ferma sulla sedia, l’ascolto delle parole del vento, la testa che frulla di domande senza risposta, l’accenno di un saluto incredulo. Miriàm, fidanzata promessa sposa di un uomo chiamato Ioseph, non può che accogliere muta la voce del messaggero, polvere celestiale che lascia semi nel corpo di donna, per trasformarla in fertile zolla di terra. L’attrice, seduta sulla punta della sedia, è sola nella scena vuota: alle sue spalle un’altra sedia di legno povero e un telo candido adagiato a terra. Nessun trucco sul volto, né costume d’epoca, ma un jeans e una camicetta nera, semplici coturni ai piedi; nessuna musica ci introduce alla buona novella. Sentiamo solo il rumore della pioggia fuori dal teatro (efficace casualità) risuonare ancora più potente ad accompagnamento dello stretto fascio di luce. La semplicità della scenografia procede insieme all’autenticità delle parole rivolte come un’intima confessione allo spettatore. La Punzo, pur senza cambiare registro, riesce sia ad identificarsi nella fragilità di Miriàm, ma anche ad osservarla con tenerezza, sia a connettersi con lo smarrimento e la preoccupazione di Iosef, ed infine ad impersonare la tenacia di entrambi nel tenere fede a se stessi contro la società che li emargina.
La poesia de IN NOME DELLA MADRE

Il poeta e scrittore Erri De Luca restituisce la parola direttamente all’adolescente Maria, allargando lo sguardo laico tra le pagine del Vangelo di Luca e Matteo, per raccontare la paura di una giovane al confronto con una storia più grande di lei: la solitudine di una ragazza madre che partorisce profuga in una stalla al calore solo di due animali. Il breve romanzo IN NOME DELLA MADRE è uno sguardo soggettivo da un punto di vista inedito per celebrare il prodigio femminile della creazione e il percorso di trasformazione umana, fino a scoprire l’energia generatrice universale di dare la vita, di essere madre, ovvero la grazia (quella forza sovrumana di affrontare il mondo da soli, sfidarlo a duello). Come un vento luminoso nelle nostre menti si svelano nuovi significati di locuzioni liturgiche ripetute a memoria, a cui non abbiamo prestato abbastanza attenzione. “È un dono e tu l’hai avuto. Tu sei piena di grazia” dice Iosef alla giovane moglie. Seguiamo l’esplorazione lirica di un amore tutto umano, tra Maria e Giuseppe: un arazzo di parole che dipinge immagini vivide di una coppia che compie un percorso nelle complessità della vita, dove tradizione e modernità s’incontrano. I due sposi sono ritratti nel letto nuziale durante un dialogo tenero e delicato, semplicemente dal movimento delle mani della Punzo stese sul telo bianco appoggiato alle spalliere delle sedie accostate l’una all’altra: potente icona di una vicinanza d’anima a conforto reciproco.
IN NOME DELLA MADRE: la legge degli altri
La storia, divisa idealmente in quattro quadri – l’annuncio, la legge, il viaggio e la nascita – procede con la lentezza di duemila anni, per narrare tra le pieghe di quei fatti che conosciamo nella liturgia della natalità, il racconto di una famiglia che ha cambiato la storia dell’umanità ponendosi fuori dalla Legge. Miriàm è additata come un’adultera, che ha abbindolato il marito con la fantasiosa storiella di un angelo per scampare alla lapidazione; Iosef che avrebbe dovuto scagliare la prima pietra su di lei, è considerato un ingenuo senza autorità sulla moglie libertina, un giudeo straniero in terra di Nazareth, costretto a lasciare il lavoro; il figlio che verrà sarà un bastardo, frutto del peccato. La sacra famiglia, archetipo culturale fondante della nostra società, è tutt’altro che tradizionale, ma piuttosto esclusa, discriminata, posta fuori dalla comunità. A distanza di due millenni non sembra cambiata la capacità di accogliere le famiglie, tutte diverse. Quando per il censimento arriveranno a Betlemme saranno profughi, ai quali nessuno darà ospitalità. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Luca, 2)
LA MADRE E IL FIGLIO

In nome del padre: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita. De Luca dipinge con rispetto e tenero amore il mistero della maternità, il legame sacro tra madre e figlio, la potenza della nascita e della morte, per le quali ci vogliono le donne; la capacità di farsi anfora di argilla per nutrire, corpo di carne, sangue e coraggio, in grado di partorire e tagliare il cordone col coltello affilato nella notte. Ma quel buio spaventoso che li circonda al tempo stesso protegge: solo in quella oscurità il neonato è un bambino qualunque – l’ho fatto io, fino all’alba è solo mio – alla luce del giorno sarà Ieshu, Gesù il figlio di Dio. Non fossi stato figlio di Dio, t’avrei ancora per figlio mio, cantava De Andrè nelle Tre Madri ai piedi della croce. Ecco l’accorata preghiera alla rovescia di Miriàm: “Signore, ti prego, fa che sia nessuno, anche un po’ stupido. Scordati di Ieshu” desiderio inespresso forse di ogni madre quando si ritrova vuota come un guscio di noce dopo il parto, ignara del cammino futuro di chi ha generato. Patrizia Punzo piega il drappo bianco e lo offre al pubblico a mani aperte, guardandoci in faccia per la prima volta: colpisce al cuore il sacrificio di questa operaia della fede.
Visto il 7 dicembre 2024, al Teatro Cantiere Florida, Firenze
IN NOME DELLA MADRE
di Erri De Luca
regia Danilo Nigrelli
con Patrizia Punzo
disegno luci Luigi Biondi e Marco Maione
assistente alla regia Silvia Scotto
drammaturgia Patrizia Punzo e Danilo Nigrelli
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale


