Al Teatro Cantiere Florida ha debuttato IN-NATURA-LE con la regia di Paolo Biribò, Francesca Sanità, Elena Turchi e Anna Caudin, azioni coreografiche di Angela Torriani Evangelisti, ultimo lavoro nato dalla collaborazione tra la compagnia residente Versiliadanza e Teatro Come Differenza, il coordinamento di compagnie e registi attivi nei centri di salute mentale di Firenze che seguiamo da tempo su Gufetto. In un periodo in cui non possiamo non considerarci interdipendenti e vulnerabili, IN-NATURA-LE e gli altri spettacoli del progetto, perseguono la “missione di costruire comunità, di creare legami, di restituire ai senza parola il diritto di esistere e la possibilità di esprimersi”. Protagonisti sono infatti performers tra attori professionisti, cittadini e utenti dei centri di salute mentale e dipendenze che danno voce e corpo al rapporto tra uomo e natura. Lo spettacolo è in audiodescrizione poetica per essere fruito anche dal pubblico non vedente.
Articolo a cura di Michele D’Ambrosio e Sofia D’Andrea
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IN-NATURA-LE: arte, uomo e natura

Un uomo riverso bocconi, le assi del palcoscenico ricoperte di terra, sullo sfondo la proiezione di un sentiero nel bosco: si apre così la scena al Teatro Cantiere Florida dello spettacolo dell’evocativo titolo: IN-NATURA-LE. Una riflessione a più voci sull’antropocene e sulla cultura della pace, sul complesso rapporto fra uomo e natura, scandito da immagini, gesti e parole: “Non amo meno l’uomo della natura, vi è un incanto nei boschi senza sentiero” (Byron). Questo è il secondo atto della trilogia In natura. Sicut cedrus Libani multiplicabitur, immersi in un ridondante, a tratti bjorkiano, flusso di proiezioni, versi, parole, gesti, sculture: la performance cerca di coniugare esperienze diverse, a partire dalle suggestioni offerte dalle opere di Anselm Kiefer e Joseph Beuys che fungono da filo rosso di un articolato ed eterogeneo spettacolo. Teatro Come Differenza è una interessante realtà artistica e sociale fiorentina nata dall’incontro nel 2013 di cinque compagnie e cinque registi. Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Versiliadanza dalle associazioni Arbus e Mi chiamo Viscardo, la onlus CSP e il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Azienda USL Toscana Centro, col supporto di Fondazione CR Firenze.
IN-NATURA-LE: una narrazione collettiva

Al pubblico è offerto un tripudio di suggestioni, dal video del viaggio in Scozia di Beuys, al racconto della recente alluvione che ha colpito la piana fiorentina, immagini di distruzione e narrazione attraverso le voci dei cittadini coinvolti: l’esperienza condivisa diviene storia collettiva, gli attori, immobili, in scena, restano in ascolto, per poi scatenarsi un ballo convulso, rotolano nella terra. E dalla terra si riparte, dal gesto ieratico di piantare fiori, di un’attrice, sola, al centro della scena, con calma, con la pazienza della natura. Ma la forza distruttrice degli uomini erompe, la loro danza convulsa calpesta la bellezza, diviene una sarabanda infernale, in una ripetizione meccanica, dalle fosche tinte di rievocazione di spettacoli di Pina Bausch in contesto più domestico. Se infatti attraverso le radici le piante si soccorrono, si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente, fanno rete davanti alla distruzione, gli uomini e le donne sono invece in scena come monadi, con costumi disadorni e apparentemente, nella loro diversità, non in armonia con la scena, portando sculture che ricordano le opere di Kiefer, rami contorti e cubi perfetti, emblemi di una vita che oscilla tra il sublime, l’immondo, l’onirico, la spiritualità. “Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo…il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra”, così San Paolo scriveva ai Corinzi (12:12-27) già in tempi remoti: ecco il sunto di una storia che non cambia mai, l’urlo di un’umanità che nonostante tutto continua a cercarsi.
IN-NATURA-LE: siamo a casa, ovunque essa sia

Sulla scena restano infine solo macerie, ma “le macerie sono come il fiore di una pianta, sono l’apice radioso di un metabolismo incessante, l’inizio di una rinascita” ci insegna Kiefer. Allora non resta che raccogliere le macerie, rastrellare la terra, gettare nuovi semi, in un eterno ciclo di distruzione e rinascita. La natura, attraverso la varietà di colori, elencati sui cartelli, riempie la scena, gli uomini cadono, ad uno ad uno, fino all’ultimo, legato e trainato da corde, come un bue e infine, dopo aver coperto i corpi con sacchi di cellophane, resta in scena una pianta secca, su cui innestare un ramo d’oro. E “l’amore finisce dove finisce l’erba” ci ammoniscono i versi di Giorgio Caproni letti fuori campo, “come potrebbe tornare ad essere bella, scomparso l’uomo, la terra”. Cadono foglie d’oro, la natura riempie la scena, si riappropria dello spazio: “Sia la luce in ogni tempo, nel nostro tempo”. In una prospettiva riconciliatrice si chiude il sipario, guidati da Hilde Domin, nella ricerca di una natura che torni ad essere casa: “Siamo a casa, ovunque essa sia, e possiamo sederci e appoggiarci, come se fossimo alla tomba di nostra madre”.
IN-NATURA-LE
con Silvia Avigo, Nadia Baldi, Chiara Ciofini, Antonio Musa, Federica Totaro, David Tozzi, Marco Ulivieri
regia Paolo Biribò, Francesca Sanità, Elena Turchi, Anna Caudin
con azioni coreografiche di Angela Torriani Evangelisti
di Teatro come Differenza in collaborazione con Versiliadanza, Arbus, Mi chiamo Viscardo, CSP, Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Azienda USL Toscana Centro
progetto realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze
La foto di copertina è stata tratta dalla pagina facebook di Teatro Come Differenza


