Tornano temporaneamente in Europa, ed in particolare presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma, 52 capolavori pittorici europei de l’Impressionismo e oltre.
I dipinti, concentrati grossomodo in un secolo – dalla metà dell’800 agli anni ’50 del Novecento – provengono dal Detroit Institute of Arts (DIA), museo dello stato del Michigan dove, grazie alla lungimirante azione dell’esperto tedesco Wilhelm R. Valentiner, vennero raccolti dai primi anni del Novecento, formando una delle collezioni più indicative per la nascita dell’arte moderna e contemporanea.
Contenuti
I molti pregi dell’esposizione Impressionismo ed oltre
Si capisce subito che di pregi, questa mostra, ne ha tanti: a cominciare dall’affluenza.
Dopo i primi 40 giorni si sono registrate infatti 50.000 presenze; merito della solida struttura espositiva curata da Claudio Zambianchi insieme a Ilaria Miarelli Mariani.
I dipinti, corredati da splendide cornici originali, sono posizionati secondo una raffinata scelta estetica, piuttosto che strettamente temporale, giocando tra i raggruppamenti per autore e quelli per corrente artistica: splendida la terza sala dove i volti di Modigliani si specchiano sui grandi dipinti di Picasso. Non mancano angoli davvero struggenti, come la distanza creata per ammirare i gladioli rossi di Chaїm Soutine, del 1919.
Oltre all’impianto dell’esposizione, chiaro e ben orchestrato grazie alle didascalie, sono presenti mappe tattili, audiodescrizioni, dispositivi multisensoriali e 5 percorsi LIS accessibili da QR code.

IMPRESSIONISMO E OLTRE: IL dialogo con gli Stati Uniti
Questa esposizione mette in atto un importantissimo dialogo espositivo tra Italia e Stati Uniti, tra la città di Roma e il Detroit Institute of Arts che, nel 2027, ospiterà una mostra dedicata all’opera di Caravaggio. L’ambizioso scambio di opere d’arte (in mostra è presente uno dei primi quadri di Kandinskij che si apre all’astrattismo) tiene viva una fondamentale azione di diplomazia culturale, come la definisce Tommaso Radaelli, Presidente di MondoMostre (media agency per i beni culturali e partner di questo complesso progetto).
ALL’ARA PACIS DI ROMA, LE OPERE DELL’INSTITUTE OF ART di Detroit
Non meno interessante della mostra è infatti l’iter museale della raccolta di Detroit e del suo sapiente Direttore Karlruhe Wilhelm Reinhold Valentiner (1880-1956), consulente ed advisor (incaricato degli acquisti) dei più grandi mecenati americani per l’arte europea di avanguardia, specie tedesca.
L’acquisto degli Old Masters da parte dei ricchissimi collezionisti americani, tra cui J. P. Morgan, definito “la minaccia” per i musei europei, era già in atto da fine ottocento: nel 1880 il Metropolitan di New York (MET) cambiò sede proprio grazie a J. P. Morgan, stabilendosi nella famosa Fifth Avenue.
È qui che, nel 1908, il ventottenne di origine tedesca Valentiner, dopo essersi formato ad Heidelberg, cominciò il suo apprendistato americano, organizzando il dipartimento del MET a New York per l’allora Direttore dei Musei di Berlino.
Contemporaneamente anche Detroit stava cambiando faccia grazie all’industria dell’automobile: a partire dal 1896 le famiglie Ford, Dodges e Fisher finanziarono le grandi collezioni d’arte tramite il “public trust” dotando la municipalità di collezioni enciclopediche a fini didattici.
Nel 1914, durante uno dei viaggi tra gli Stati Uniti e la Germania, Valentiner rimase bloccato a Berlino per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e si arruolò come volontario nell’esercito tedesco. In Germania conobbe il coetaneo Franz Marc, poco prima che il fondatore del movimento Der Blaue Reiter fosse assassinato con una scheggia di granata nella battaglia di Verdun.
Entrare in contatto con il movimento apice dell’espressionismo tedesco, consentì a Valentiner di diventarne il promotore oltreoceano, orientando il gusto dei grandi collezionisti del Michigan e divenendo una delle più importanti figure della museologia novecentesca.
Il nuovo Detroit Institute of Arts, edificato nel 1927 e organizzato secondo le period rooms su modello del MET, esponeva “l’arte vivente” della contemporaneità grazie a Valentiner, il suo nuovo direttore.
Dal 1924 al 1945 il DIA acquistò così numerosi e importanti dipinti degli impressionisti francesi, quadri chiave dello sviluppo artistico contemporaneo: opere di Cézanne, Matisse, Picasso, i cosiddetti post-impressionisti, tra cui esponenti delle correnti dei Fauves, Die Brücke e Der Blaue Reiter, in un momento in cui l’Europa non solo non valutava questi autori importanti, ma anzi ne condannava l’operato come arte degenerata.

Impressionismo e oltre – lungo l’indice delle opere proibite
Last but not least, l’ultimo grande merito dell’esposizione è aver restituito alla comunità la traccia di una ricerca espressiva, tanto dirompente all’epoca in cui nacque, quanto importante oggi, in un momento storico segnato da violenza cieca, sopraffazione e cancellazione dell’identità personale.
È importante tenere a mente come tutta l’esposizione sia costellata di quadri banditi e autori perseguitati dalla fame e/o per le loro idee artistiche e politiche: a cominciare da Gustave Courbet, che apre l’esposizione con l’eccezionale Nudo dormiente presso un ruscello e che fu attivo delegato alle arti durante la Comune di Parigi.
Mentre Napoleone III cristianizzava a forza la Cina, iniziava la campagna di colonizzazione del Messico, dichiarava illegali le coalizioni operaie, reprimeva la libertà di stampa e trascinava la Francia nella guerra franco-prussiana, Cézanne, fuori da ogni tradizionale canone accademico, dipingeva bagnanti (presente in mostra) affermando “quello che dipingo, esiste”.
Mentre si ammira il sentiero di Pissarro, del 1889, è bene ricordare che il pittore veniva coinvolto direttamente nell’Affaire Dreyfus.
L’arte degenerata secondo il nazismo sarebbe dovuta finire in fiamme e oggi noi non avremmo visto nulla di anni di lavoro di Max Liebermann, Kandinskij, Beckmann, Kokoschka e molti altri artisti che, invece, vi aspettano al Museo dell’Ara Pacis di Roma, fino al 3 maggio 2026.
Impressionismo e oltre: orari info
Luogo
Museo dell’Ara Pacis Spazio espositivo (Via di Ripetta n. 180)
Orario
Dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026
tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.30
24 e 31 dicembre dalle ore 9.30 alle ore 14.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: 1° maggio e 25 dicembre
Biglietto d’ingresso
Consulta la pagina > BIGLIETTI per conoscere tutti i dettagli
Biglietto “solo Mostra”: intero € 15,00 – ridotto € 13,00.
Prevendita: € 1,00
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre
Con il supporto di Zètema Progetto Cultura
Radio Partner Dimensione Suono Soft
Mobilty Partner Atac e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane
Mostra|Arte Moderna
Curatore
Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi
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