Articolo di Maura De Benedetto
Venerdì 22 novembre al teatro Herberia di Rubiera, all’interna della stagione teatrale organizzata da La Corte Ospitale, è andato in scena lo spettacolo Ilva Football Club, vincitore del bando CURA 2022, nato dalla collaborazione di Fratelli Maniglio e Usine Baug.
Contenuti
Il teatro che si fa denuncia
Dall’unione delle due giovanissime realtà teatrali, Usine Baug, realtà di spicco del teatro under35 italiano e Fratelli Maniglio, coppia di artisti di origine pugliese attualmente attivi nel panorama artistico parigino, nasce Ilva Football Club; una performance di teatro civile, un racconto che si fa inchiesta e denuncia rispetto al caso Ilva, la storia del più importante complesso industriale d’Europa che, per circa trent’anni, ha inciso in modo impattante e irreversibile sulla storia di una città e sulla vita dei suoi abitanti. Lo spettacolo è un elastico, una cornice flessibile che si allarga e rimpicciolisce, cambiando focus, dal grande al piccolo, dalla storia di una città a quella di un gruppo di persone, una piccola famiglia e una squadra di calcio che vivono tutte dentro lo stesso cerchio, a pochi passi dalle imponenti e crudeli ciminiere dello stabilimento Ilva.
La cornice-elastico: dal grande al piccolo
Mentre le luci sono ancora accese in sala, al lato del palco, su un piccolo schermo, partono delle proiezioni: foto della città, toni scuri, strade, case, scritte sui muri, video di scorci sulla ciminiera; poi voci forti, curiose, giovani che interrogano altre voci, più rauche, deboli, arrabbiate. Ci arrivano immagini grigie miste a informazioni e dettagli, cenni storici sul periodo in cui fu fondato lo stabilimento Ilva, testimonianze di come si vive a stretto contatto con la malattia. Siamo a Taranto. La città è l’unico punto che rimane fisso al centro del quadro, mentre tutto il resto, un po’ come fosse all’interno di una cornice-elastico cambia, il racconto attraversa tempi e generazioni, ci porta a spasso tra le epoche. Il tempo è imprecisato, o meglio gli attori ce lo fanno percepire continuamente come flessibile, lo allungano e accorciano a loro piacimento, restituendoci uno spaccato di circa trent’anni di storia.
Le due storie nate ai piedi della ciminiera
Seguiamo le memorie di una famiglia nata a pochi metri dallo stabilimento industriale, una storia fatta di crocchette calde, di rituali sacri e giornate al mare, di posti di lavoro da ereditare, di ricordi lunghissimi e sfocati che si macchiano di grigio, di ginocchia sporche di fuliggine e fatine che trasportano polvere magica d’acciaio. La storia della famiglia si intreccia a quella di una squadra di calcio nata per caso, la fenomenale Sidercalcio, formata da un gruppo di operai che ogni giorno a fine turno scendono a giocare con una maglia grigia, in un campo polveroso, tra due porte fatte di tubi di acciaio. Due storie che riflettono l’anima di questa città tra i sacrifici di chi cerca di mantenere il posto fisso e di chi sogna di giocare fra le prime categorie. Il racconto è intermezzato da brevi sketch televisivi che ci restituiscono uno spaccato della narrazione portata avanti dai media dell’epoca: percentuali sulla crescita del numero dei posti di lavoro, televendite di pentole e coltelli indistruttibili, le magiche avventure di Jeeg robot cuore d’acciaio, i discorsi dei politici sul futuro di Taranto come nuova potenza industriale d’Europa.
Lo spettacolo segue un ritmo dinamico, al limite tra il divertente e l’amaro, alle vicende dei personaggi, si mischiano intervalli di cabaret, giochi scenografici, proiezioni sullo schermo del televisore. Tutti gli oggetti in scena contribuiscono ad alimentare il racconto, stimolando continuamente lo spettatore: i suoni delle macchine, i turbinii di fuliggine, le grandi luci della ciminiera che sovrastano il cielo della città e si muovono creando disegni coreografici.

Ilva football club: Contro il mostro d’acciaio
Il racconto scorre, mettendoci davanti alla violenta irruzione di questo mostro d’acciaio nelle vite dei personaggi, la grande macchina inceneritrice che produce posti di lavoro, stabilità economica e cuori d’acciaio; La promessa di riscossa che arriva veloce e distrugge quello che c’è, azzittisce le cicale e oscura il cielo; Il gigante grigio che tocca le persone, assedia le loro case, divide i cittadini, contamina i frutti di questa terra e il latte materno. Dal grande al piccolo, la cornice-elastico continua a fare il suo gioco, attraversando gli spazi. Ad un tratto cambia focus, si restringe, ci mette tutti dentro una stanza, ci porta nella cameretta di un bambino in fin di vita. Il più piccolo della famiglia che è caduto vittima nella presa di questo gigante mostro grigio. I pezzi si ricompongono, le storie si intrecciano per formarne una, singola ed atroce. Quella di un destino inciso dentro la vita degli abitanti di Taranto, nelle loro viscere già dalla nascita. La scena con cui si chiude lo spettacolo racchiude un senso di dolcezza atroce, il tentativo inane della famiglia di combattere questo mondo grigio con l’amore.
Farsi testimoni attivi
Lo spettacolo si chiude su un quadro di dolore privato, la grande cornice-elastico si restringe in una stanza piccolissima e tocca anche noi, ci porta stretti nelle nostre sedie a due passi dalla tragedia, ci costringe a guardarla, ad ascoltarla, ci rende testimoni attivi della storia di questa città e dei suoi abitanti. Sulla scena vuota, le ultime parole sullo schermo ci ricordano che dal 2002 Taranto è stata inserita dall’Onu tra le Zone di Sacrificio dei Diritti Umani. Passando dal lavoro di ricerca, di inchiesta, al lavoro di informazione ma anche e soprattutto di denuncia e accusa, Ilva Football Club ci ricorda l’urgenza del teatro civile, quella di creare sempre nuovi testimoni attivi, informati, coscienti. Seduta in questa poltrona, uscita da questa cameretta, da questo campo da calcio, da tutto questo grigio, mi tornano in mente le parole di Pasquale Pinto, poeta e operaio tarantino: «Chiamo a raccolta i vivi/che vivono sui morti/per verificare tutte le vene/per aprire un dialogo di sguardi/ perché da qualche parte si dice/ le parole non servono più». (P. Pinto, La terra di ferro)
Dati artistici
una creazione Usine Baug & Fratelli Maniglio
liberamente ispirato al romanzo “Ilva Football Club” di F. Colucci e L. D’Alò
con Fabio Maniglio, Luca Maniglio, Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo
luci e tecnica Emanuele Cavalcanti
produzione Campo Teatrale
con il supporto di IDRA Teatro (Brescia) e TRAC – Centro di residenza pugliese nell’ambito del progetto CURA 2022


