Con repliche fino al 14 agosto si è rinnovato il miracolo dell’Autodramma della Gente di Monticchiello, giunto alla sua 58° edizione (qui le recensioni delle sei edizioni precedenti). Con IL VELO DELLA SPOSA la storia del borgo immerso nelle crete della Val d’Orcia si è intrecciata ancora una volta con la storia del mondo, quella dei libri di scuola, in uno scambio continuo tra micro e macrocosmo grazie all’impegno, alla passione e alla dedizione degli abitanti e dei tanti amici che costituiscono la nutrita compagnia sceneggiante e recitante. Nella ormai storica Piazza della Commenda, i problemi di una piccola comunità continuano a rappresentare quelli di tutti, rendendoci partecipi e partecipanti di un processo storico evolutivo tutt’altro che lineare. L’importante è che alla fine a vincere sia sempre la Comunità. Ma mai dare nulla per scontato.
Contenuti
IL VELO DELLA SPOSA: il primo capitolo della storia

3 matrimoni per altrettanti capitoli il cui filo conduttore sono Tonio e Palmira, due fratelli cresciuti in una famiglia di mezzadri dove la preoccupazione più grande è sopravvivere giorno dopo giorno, anche alle angherie del fattore, simpatizzante fascista che tiene in mano le sorti del podere. Rimasti orfani di padre, soldato in Albania, i percorsi dei due protagonisti si separano mettendo in luce i diversi caratteri, accomunati dalla caparbietà. Mentre lui reagisce rivolgendo la testa alla terra con lo sguardo basso intento a ripercorrere le orme del padre per emanciparsi col denaro, lei, più visionaria e sognatrice, punterà a migliorare sé stessa e il mondo, proprio come ammoniva il padre: “L’importante è pensa’ a migliorallo il mondo e no a peggiorallo…”. Imparando a leggere e a scrivere, dopo innumerevoli brutte copie, Palmira finalmente potrà scrivere quella lettera al padre che purtroppo non farà in tempo a ricevere, ma ciò le basterà a capire che l’emancipazione passa attraverso la conoscenza e la consapevolezza, per sé e per gli altri.
I capitoli successivi de IL VELO DELLA SPOSA
Dopo aver trascorso anni a servizio presso una signorona, Palmira torna a Monticchiello da maestra, istituendo una classe serale per i tanti adulti del borgo ancora analfabeti ma desiderosi di seguire le orme del Maestro Manzi che forma gli italiani con il suo televisivo “Non è mai troppo tardi”. Sarà però un alterco col fratello, accecato solamente dal desiderio di fare soldi per acquistare il podere e sposare la figlia del fattore, che lui a malapena conosce, a dividere per sempre le strade dei due che si ritroveranno solamente tramite lettera nella terza parte dello spettacolo. Tonio è ormai un boss del paese che cresce una figlia insicura e che ha raggiunto fama e ricchezza vendendo a stranieri abbienti finte scenografie e feste sfarzose per il loro matrimonio in Toscana in cui sono coinvolti tutti i monticchiellesi, oramai osannanti al soldo del boss che li scrittura per ricoprire il ruolo di fantomatici vip pronti a circuire i neosposi. Ma quando Tonio sembra oramai essersi dimenticato di Palmira, lei tornerà a farsi viva rivelandogli un segreto che gli aprirà gli occhi: “Ho sbagliato, eh? Ho sbagliato, vero, Palmira?”.
Gli ingredienti dell’Autodramma, tra tradizione e novità

Storie di mezzadria e di sopravvivenza, spirito di solidarietà, scambio dialettico franco e diretto. E ancora: la guerra e la sua povertà, l’alfabetizzazione nel boom economico, la modernità frenetica che rincorre il dio denaro. Ne IL VELO DELLA SPOSA non manca nessuno degli ingredienti che ogni anno costruiscono le fondamenta dell’Autodramma. Tra passato e presente, come in un gioco di specchi, il microcosmo del borgo, con le sue dinamiche sociali e familiari, alimenta il corso della grande storia intrecciandosi suo malgrado col mondo intorno e disegnando una geografia tanto complessa quanto profonda, fatta di sentimenti e rapporti umani senza rinunciare ad ironia e umorismo. Lasciando meno spazio ai barlumi ideologici che hanno caratterizzato nel tempo alcune storiche edizioni, il nuovo corso sembra affidarsi sempre più significativamente allo spirito di umanità, presumibilmente capace di andare oltre quelle ideologie che non sembrano più fornirci delle risposte.
IL VELO DELLA SPOSA: le donne nella piazza accendono la consapevolezza
La piazza, luogo della messa in scena ma anche spazio ideale di confronto, è punto di incontro delle individualità con le loro idiosincrasie, le proprie debolezze, le opinioni e la spontaneità, le ipocrisie e le convenienze. Incontri e scontri si richiamano ai principi di autodeterminazione, di libertà e di solidarietà che i personaggi promuovono nella semplicità dell’appartenenza ad una comunità. Diverbi e confronti, seppur nel microcosmo monticchiellese, testimoniano una complessità che ai tempi della guerra ancora non aveva raggiunto quel mondo di mezzadria ma che avrebbe squarciato negli anni a venire il velo d’isolamento adagiato sulle morbide colline. Una sinuosità tutta femminile come femminile è sempre il punto di vista capace di rompere gli schemi. Anche in questo testo sono infatti le donne che tentano di dare nuova luce, di accendere le menti degli abitanti, incapaci di immaginare un futuro diverso, dove magari anche i mezzadri potranno scrivere una lettera o potranno accorgersi che il lavoro non deve mai essere sfruttamento.
IL VELO DELLA SPOSA: conviene sempre parti’ da quello che ci s’ha accanto

Con la stessa immaginazione per cui i “brilloccheri” del velo della sposa finito per caso nelle mani di Palmira al principio sono gli occhi di una cerva, custode di un prezioso diamante e capace di parlare con i cani che la stanno inseguendo per dissuaderli, così la protagonista saprà sognare un futuro in cui finalmente tutti potranno anche “vivere”. Costruirlo giorno dopo giorno sarà la sua ambizione, imparando dapprincipio a parlare con quei “cani” che sono parte della sua piccola comunità perché “il mondo bisogna pensa’ a migliorallo, e conviene sempre parti’ da quello che ci s’ha accanto”. Imparare ad alzare la testa e distogliere lo sguardo dalla terra argillosa potrebbe davvero accendere gli occhi di tutti, anche di quel fratello che non si è ancora accorto di avere, come Palmira e come tutti, un gioiello prezioso da custodire.
Siamo tutti esseri umani, ed esse’ nati di qua o di là dal mare ‘un vole di’ niente: la terra, sapete, unn’è di nessuno…
IL VELO DELLA SPOSA: il controverso rapporto col padrone, tra passato e presente
Passaggio fondamentale in un processo di maturazione sociale e civile è l’annoso e controverso rapporto col padrone che quest’anno torna prepotente in scena, non solo proprietario terriero ma approfittatore dell’ingenuità dei suoi concittadini che assolda per assecondare la sua bramosia furba ed ingannevole. Ma se fosse l’unica soluzione per evitare l’abbandono del borgo e garantirne la sopravvivenza? Di nuovo, sopravvivere torna ad essere quindi l’ambizione massima anche oggi, laddove la durezza della terra sembra permeare le menti e spegnere la luce della consapevolezza.
Pur affidandosi al senso di umanità che si annida nella semplicità – “Siamo tutti esseri umani, ed esse’ nati di qua o di là dal mare ‘un vole di’ niente: la terra, sapete, unn’è di nessuno…” – stavolta resta aperta la domanda e la comunità, se fatta solo di individualità incapaci di accendere lo sguardo, non è forse davvero l’unica risposta. Sfiorando a tratti la tentazione del leitmotiv “si stava meglio quando si stava peggio”, la comunità stessa esce di scena sul finale, lasciando soli i due fratelli mentre Palmira ci lancia il suo velo, testimone che ci sentiamo la responsabilità di raccogliere in una staffetta di coscienza che è l’importante lascito di questo Autodramma.
Ciò che resta nei suoni e nelle immagini de IL VELO DELLA SPOSA

Ancora durante l’immancabile cena alla Taverna del Bronzone dopo lo spettacolo, mentre il nutrito gruppo di attori giovani e giovanissimi, accompagnatisi ad alcune colonne portanti della tradizione del Teatro cosiddetto Povero, scaricano l’adrenalina della prestazione, le battute de IL VELO DELLA SPOSA animano la nostra mente, in quella lingua potente ed evocativa che rende i testi dell’Autodramma sempre potenti e resistenti, come le crete che restie al lavoro dell’uomo sanno poi restituirne il meglio. Scendendo fuori dalla Porta Sant’Agata, sulla terrazza che domina la Val d’Orcia, tutto il brilluccichio dei paesi circostanti non può non evocarci i brilloccheri di Palmira, gli occhi dell’imponente cerva che ha chiuso lo spettacolo. E allora ci auguriamo che la comunità resista, che l’identità di questa terra non sia svenduta al miglior offerente e che i Tonio del mondo sappiano raccogliere il velo e comprendere il valore del diamante. Del loro e del loro prossimo.
Visto a Monticchiello (SI) il 4 agosto 2024
IL VELO DELLA SPOSA
autodramma della gente di Monticchiello
58° edizione


