Le recensioni della Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari dalla V edizione Il Respiro del Pubblico Festival 25 a cura di Cantiere Obraz: SI! I GIORNI FELICI di Matteo Pecorini, SCHADENFREUDE di Evoè! Teatro
Articolo di Caterina Megli, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz
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SI! I GIORNI FELICI

Una straordinaria rivisitazione contemporanea del testo letterario dei Giorni Felici di Samuel Beckett. Nel libero adattamento di Matteo Pecorini, i personaggi cambiano ma l’essenza rimane la stessa: Winnie è Lilla Mangano, una novantenne residente in una RSA, che tiene stretta la propria borsa dalla quale fuoriescono storie, aneddoti, sogni; accompagnata da Willie, lo stesso Pecorini, suo marito taciturno ma presenza costante nel palco. Se nella versione originale di Beckett Winnie era sepolta a mezzo busto in un cumulo di terra, e Willie disposto in un cunicolo alle sue spalle, qui l’ambientazione si sposta in una casa di riposo: tuttavia non sono presenti elementi materiali che rimandano a questo luogo. Difatti la scenografia è essenziale: è presente solo una sedia, in cui la protagonista rimane per quasi tutta la durata dello spettacolo, mentre Willie siede direttamente sul palco, accanto a lei.
Lilla Mangano parla con enfasi, racconta profondamente i ricordi della sua esistenza, in un monologo che diventa un grande flusso di memoria. Ripercorre la sua biografia attraversando temi fondamentali dell’esistenza umana: l’amore, la gelosia, la solitudine, il sesso, la libertà. Pecorini è una figura di sostegno, risponde a qualche domanda, parla per poco tempo, perché la vera protagonista dello spettacolo è Lilla-Winnie: con la sua essenza, il suo modo autentico di raccontare storie, cattura l’attenzione del pubblico, alternando risate, silenzi e momenti di riflessione. Willie è l’interlocutore a cui si rivolge costantemente Winnie, quasi come se fosse una continuazione simbolica del pubblico. Nello spettacolo si alterna sia la parte ironica e giocosa della vita, con alcuni aneddoti divertenti, sia quella più nostalgica, emozionante ed espressiva: il ricordo del passato si trasforma in un messaggio potente, che comunica al pubblico la necessità immediata di vivere i propri sogni, prima che sia troppo tardi. Un momento che ho trovato significativo è stato quando i due protagonisti ballano lentamente, su un sottofondo malinconico, permettendo al pubblico di riflettere su ciò che era stato detto poco prima.
Personalmente, credo che lo spettacolo voglia porre una domanda fondamentale: che cosa è davvero importante? A questo interrogativo si collega un gesto di Winnie, apparentemente banale ma carico di significato: mettersi il rossetto. Per lei è un passaggio essenziale della routine quotidiana, un modo per ignorare la propria condizione, distrarsi dal tempo che passa e andare avanti. Winnie resiste attraverso la parola, che diventa strumento di affermazione e di presenza nel mondo. In una società come la nostra, in cui tutto sembra avere importanza — dall’apparenza alle conquiste personali, dai beni materiali agli obiettivi raggiunti — lo spettacolo ci invita a riconsiderare le nostre priorità. Sposta l’attenzione verso temi più profondi, come la libertà e il libero arbitrio, ricordandoci che, nonostante le difficoltà, siamo liberi di vivere, di esprimerci senza temere il giudizio altrui e di essere noi stessi.SI! I Giorni Felici, comunica con forza, che ogni essere umano, indipendentemente dalla sua età, ha un vasto mondo interiore degno di essere raccontato.
SHADENFREUDE

SHADENFREUDE con Salvatore Cutrì, scritto da Francesco Ferrara, di Evoè! Teatro è uno spettacolo teatrale ambivalente: inizialmente diverte e conquista con simpatia e risate, ma dopo invita a riflettere. Il punto di partenza è il racconto di un episodio quotidiano e apparentemente banale: l’attore in scena parla di quando, in un supermercato, viene superato in fila da un signore. Poco dopo si accorge che la bottiglia di vino dell’uomo, appoggiata sul nastro trasportatore, è in bilico. La osserva, esita se intervenire o meno e, alla fine, la bottiglia cade e si rompe. In quel momento, dentro di lui nasce una sensazione inaspettata: una sorta di gioia interiore per la sfortuna altrui. Questa emozione ha un nome preciso: Schadenfreude, ovvero il piacere provocato dalla disgrazia degli altri. Da qui inizia lo spettacolo vero e proprio, che prende la forma di un racconto autobiografico: Stefano Cutrì ripercorre il proprio vissuto, condividendo episodi personali in cui ha sperimentato questa sensazione ambigua, che annota sul suo diario.
Tutto si regge indubbiamente sul coinvolgimento del pubblico. Prima dell’inizio dello spettacolo, alcune persone hanno ricevuto dei bigliettini: erano riportati episodi di schadenfreude già scritti, che poi sono stati letti ad alta voce da alcuni spettatori al momento opportuno, quando l’interprete chiamava il numero. Due biglietti invece, erano stati lasciati volutamente in bianco, e chi li riceveva veniva invitato a scrivere un episodio personale in cui aveva provato questa particolare emozione. Successivamente, i due spettatori sono stati chiamati sul palco per raccontare la propria esperienza e, attraverso una votazione sonora del pubblico, è stato scelto l’episodio più significativo. La musica accompagna il racconto con brevi stacchetti ironici, tra cui una canzoncina ricorrente dal tono leggero e provocatorio: “Schadenfreude, felice di non essere come te!” eseguita con una coreografia breve e con dei lanci di coriandoli, contribuendo a creare un’atmosfera giocosa e coinvolgente. Il linguaggio utilizzato è semplice e diretto, il ritmo sostenuto e privo di pause, fatta eccezione per il momento dedicato alla scrittura degli episodi da parte del pubblico.
I punti di forza dello spettacolo sono sicuramente la leggerezza e l’accessibilità del tema, universale e trasversale a ogni età ed esperienza di vita. È uno spettacolo divertente, che strappa sorrisi, risate, coinvolge il pubblico con la stand-up comedy, ma invita anche alla riflessione. Infatti il momento conclusivo dello spettacolo riprende l’episodio iniziale del supermercato, ma con una nuova consapevolezza: il signore che aveva superato la fila, stava vivendo una giornata particolarmente difficile, e la bottiglia di vino caduta è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il signore, era colto da molteplici emozioni e non era affatto lucido; dopo la caduta della bottiglia, è diventato triste. Da qui emerge la morale dello spettacolo: la schadenfreude è un’emozione comune a tutti, ma non tutto merita di essere deriso. È necessario saper guardare oltre, mettersi nei panni degli altri e provare empatia verso chi ci sta accanto. Godere della sfortuna altrui non ci rende migliori, perché tutti, prima o poi, proviamo qualche dispiacere, e quando arriva il nostro turno, ci sentiamo male. La vera sfida sta nel saper riconoscere l’emozione e saperla calibrare, ricordandoci che non sappiamo mai davvero cosa stia vivendo l’altro.
Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari
L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari all’interno della V edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 25 di Cantiere Obraz. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati: Andrea Lanini, Anik Sourav Islam, Antonio Schongut Marzili, Ayman Abouelkhir, Bianca Buchelli, Carlo Mattia Governa, Caterina Megli, Cosimo Pesci, Elisa Bellu, Emily Martina Best, Enis Ibrahimi, Gianalessandro Morganti, Giovanni G. Gori, Giulia Veltroni, Isotta Traxler, Jasmine Ruby Thompson, Jemma Robin Thompson, Julia Fodor, Lorenzo Pedonese, Margherita Cecchi, Marta Bani, Martina Spanò, Medard Lekli, Miriam Berchicci, Petra Mosetti, Sara Lanza, Sara Pasquali.
Il Respiro del Pubblico Festival 25
Ideazione e organizzazione Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti. Assistenza al progetto Michela Cioni e Antonella Longhitano. Grafica Thomas Harris. Comunicazione Camilla Pieri. Ufficio Stampa Fabrizio Calabrese. Un progetto di Cantiere Obraz con Fondazione CR Firenze. In collaborazione con Teatro di Cestello. Ciuchi Mannari – Scuola di Critica Teatrale.


