Le recensioni della Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari dalla V edizione Il Respiro del Pubblico Festival 25 a cura di Cantiere Obraz: SCHADENFREUDE di Evoè! Teatro, PIGIAMA PARTY di Baladam B-Side.
Articolo di Elisa Bellu e Margherita Cecchi, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz
Contenuti
SHADENFREUDE: un punto di domanda

(di Elisa Bellu) Il testo quasi cabarettistico dell’autore Francesco Ferrara, lavora con l’energia e la convinzione dell’attore Salvatore Cutrì, per portare in scena uno spettacolo sulla gioia che proviamo per le sfighe altrui, ovvero “Schadenfreude”, dal tedesco, il titolo dello spettacolo di Evoè!teatro. Un ordinario giovedì sera di novembre al Teatro Cestello, durante Il Respiro Del Pubblico Festival, è diventata davvero una serata di risata collettiva e piccole rivendicazioni personali. Partendo da elementi autobiografici, l’attore costruisce la trama intrecciando il proprio vissuto con le esperienze raccolte dalle storie del pubblico sul fenomeno della Schadenfreude. Si tratta di episodi che riprende più volte nel corso dello spettacolo, riportandoli alla luce in modo solo apparentemente casuale — una vera e propria collezione che supera le cento— e alternandoli alle sue riflessioni personali, alle spiegazioni del tema e a una canzone cantata dal vivo, ironica e coinvolgente, il cui ritornello è così efficace da restare impresso a lungo nella memoria.
Decisamente adatto alle giovani generazioni per richiami visivi ai social media e per il linguaggio da meme, si poteva però facilmente notare che i più goderecci era proprio la generazione X, forse per la liberazione dal tabù e l’autoironia guidata dall’attore per questo sentimento furtivo e inconfessabile. Una scena semplice per tutta la durata dello spettacolo, con poco supporto tecnico e scenografico se non per un panchetto, un microfono e tre pannelli mobili, che si tiene in piedi con le risate del pubblico e la complicità con l’attore, un ritmo costantemente incalzante che trasforma le risate iniziali sotto i baffi in confessione collettiva, per concludersi con una riflessione sull’empatia, non come opposizione al Shadenfreude, ma come un’altra faccia della condizione umana.
PIGIAMA PARTY: una platea in pigiama per una folle conferenza stampa

(foto Emilio Trambusti)
(di Elisa Bellu e Margherita Cecchi) L’esagerazione e il delirio sono la chiave di lettura di “Pigiama Party” di Collettivo Baladam B-side, che porta in scena uno spettacolo apparentemente senza struttura che gioca con le aspettative dello spettatore lasciandolo attaccato a un filo. Con un inizio che non sembra l’inizio, l’attore Giacomo Tamburino richiama l’attenzione dalla platea, per poi salire sul palco invitando un pubblico comodamente in pigiama ad ascoltare il Q&A di una compagnia che ha appena concluso una messa in scena. L’inganno è chiaro già dal principio, quando viene fuori che la maggior parte della compagnia è in realtà da Sabatino, un noto ristorante fiorentino vicino al Teatro di Cestello, dove si è tenuta la rappresentazione in occasione de Il Respiro del Pubblico Festival.
Gli unici rimasti sono un’attrice, Alessia Sala, e il regista Antonio Baladam, nella realtà co-autore con Rebecca Buiaforte, regista e attore, che danno inizio a una finta conferenza stampa post spettacolo, retta da una bugia evidente, che tesse le sorti di tutta la rappresentazione. Il gioco proposto è una scomposizione dell’idea comunemente riconosciuta dello spettacolo teatrale a partire da interviste e commenti a caldo post spettacolo. Gli artisti descrivono un mirabolante rifacimento de “Le Baccanti” con un cast stellare ed effetti speciali strabilianti. Uno specchio volutamente ironico delle grandi produzioni artistiche di cui loro stessi fanno parte. Sulla linea di questo spettacolo immaginario gli interpreti riescono ad affrontare temi di attualità sempre con una vena satirica e decisamente controversa, scherzando con la complicità del pubblico su scene assurde, tra le quali un presunto salto dal tetto della protagonista e scene vietate ai minori. La scrittura strizza continuamente l’occhio a ciò che effettivamente accade sul palco e ciò che viene solo raccontato, mantenendo così due linee parallele tra finzione e realtà.
Il tema della trasgressione è molto presente sia come focus dello spettacolo fittizio sia sulla scena reale, dove i protagonisti si impegnano per trascendere ogni tipo di regola esistente e comunemente nota, dalle più semplici come nudi integrali o morti accidentali; una svolta horror per richiamare un concetto già esplicitato in precedenza: durante un pigiama party, senza supervisione degli adulti, tutto può succedere. L’azione scenica si spinge infatti ben oltre i limiti con la scusa di voler mostrare al pubblico delle scene tagliate, attraverso dialoghi esilaranti ed esibizioni canore inaspettate. Pigiama Party è un vero figlio del teatro dell’assurdo che conduce con maestria il pubblico a chiedersi: E ora? Cosa succederà? E così proprio per mezzo di quel tacito accordo dell’inizio, questa domanda trova la sua risposta deridendo ancora una volta i meccanismi di scrittura teatrale, quando l’attore taglierà la scena finale con “Boh Buio?”.
Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari
L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari all’interno della V edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 25 di Cantiere Obraz. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati: Andrea Lanini, Anik Sourav Islam, Antonio Schongut Marzili, Ayman Abouelkhir, Bianca Buchelli, Carlo Mattia Governa, Caterina Megli, Cosimo Pesci, Elisa Bellu, Emily Martina Best, Enis Ibrahimi, Gianalessandro Morganti, Giovanni G. Gori, Giulia Veltroni, Isotta Traxler, Jasmine Ruby Thompson, Jemma Robin Thompson, Julia Fodor, Lorenzo Pedonese, Margherita Cecchi, Marta Bani, Martina Spanò, Medard Lekli, Miriam Berchicci, Petra Mosetti, Sara Lanza, Sara Pasquali.
Il Respiro del Pubblico Festival 25
Ideazione e organizzazione Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti. Assistenza al progetto Michela Cioni e Antonella Longhitano. Grafica Thomas Harris. Comunicazione Camilla Pieri. Ufficio Stampa Fabrizio Calabrese. Un progetto di Cantiere Obraz con Fondazione CR Firenze. In collaborazione con Teatro di Cestello. Ciuchi Mannari – Scuola di Critica Teatrale.


