Le recensioni della Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari dalla V edizione Il Respiro del Pubblico Festival 25 a cura di Cantiere Obraz: IL MILIONE da Marco Polo adattamento, regia e interpretazione di Riccardo Massai.
Articolo di Medárd Lekli, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz
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IL MILIONE

Il 5 novembre 2025 venni catturato e rinchiuso dalle truppe di Cantiere Obraz nella Sala Ex-Leopoldine – un carcere buio e freddo, con un’acustica terribile, rimbombante, che rendeva faticoso capirsi persino coi compagni di cella che parlavano fluentemente la lingua comune – l’italiano del ventunesimo secolo – per non parlare degli stranieri venuti da ogni parte del mondo, dalle lontane Ande peruviane alle nebbiose valli dei Carpazi. L’unica persona che riuscì a darci conforto, o perlomeno distrarci dalle nostre condizioni, fu un tale Riccardo Massai della compagnia Archètipo, che cominciò a raccontare dei suoi fantastici viaggi, senza preoccuparsi troppo dei suddetti ostacoli comunicativi – aggravati ancor di più dal suo fortissimo accento duecentesco. Fidatevi se vi dico di aver capito malapena la metà delle cose narrate dal signore!
So però con certezza che si trattava di un biblionauta, cioè di un esploratore che compì i suoi viaggi mentalmente, leggendo le immense pagine de Il Milione di Marco Polo. Badate: non vi sto dicendo che Massai ci raccontò i viaggi di Marco Polo! Le sue storie parlavano dei suoi di viaggi attraverso il libro di Marco Polo. Infatti, il punto centrale della narrazione fu proprio il libro stesso, inteso come l’oggetto in sé – piccolo, tascabile, che rinchiude interi mondi e che ha la magica capacità di trasformarsi in molto di più di quel che sembra a prima vista. Riccardo Massai ne aveva tantissimi e i suoi libri erano capaci di trasformarsi nel senso concreto della parola. Tutti quanti promettevano di avere un segreto, che l’abile narratore prima o poi ci avrebbe svelato: non vorrei spoilerare troppo – chissà, potrebbe capitare anche a voi di incontrarlo per caso – vi dico solo che alcuni nascondevano reliquie, cambiavano forma, producevano suoni o compivano dei piccoli miracoli. Persino il pavimento poteva essere inteso come la pagina di un libro: all’inizio del suo racconto, il biblionauta srotolò un enorme rotolo di carta che si rivelò essere una gigantesca mappa delle terre visitate da Riccardo (e fisicamente da Marco), e che ci aiutò ad immaginare le vicende narrate. Vicende che però, ripeto, non posso dire di aver compreso. Ma questo a Riccardo Massai non gli importava: lui continuava a narrare, narrare, narrare e riuscivo a capire dal suo tono di voce che stava narrando di cose meravigliose. All’inizio era davvero frustrante ascoltarlo. Ero interessatissimo, ma non riuscivo a seguire questo boomer del Duecento, che si rifiutava di progredire coi tempi.
Poi ho capito qualcosa: le parole semplicemente non erano importanti. Sapeva benissimo che nessuno riusciva a capirlo – doveva per forza saperlo. Non voleva affatto farsi capire! Voleva semplicemente innescare la nostra fantasia per farci intraprendere un viaggio tutto nostro. Per questo continuava a mostrare i suoi fantastici oggetti di scena: la cartina gigantesca, i libri, la sabbia che portava nella borsa, le musiche che ogni tanto ci faceva sentire: tutti punti di partenza e non di arrivo. Questa lingua quasi sconosciuta era un invito a colmare i vuoti, a inventare quello che non si era sentito, indovinare ciò che si era perso per strada, insomma, immaginare di aver vissuto le avventure di Marco Polo. Ma, pensandoci meglio, anche il grande viaggiatore ha lavorato di fantasia e questo ha arricchito tanto i suoi viaggi: non avrebbe mai visto una creatura così bella e così magica come l’unicorno, se guardandola avesse capito che si trattava di un semplice rinoceronte, senza alcuna capacità sovrannaturale. Credo proprio che Riccardo Massai volesse farci capire che la parte più importante del raccontare non è far capire agli spettatori il contenuto preciso del tuo viaggio, bensì quello di riuscire a liberarli attivando la loro immaginazione, così che possano a loro volta intraprendere un viaggio da raccontare in futuro.
Ebbene sì: il 5 novembre 2025 sono stato rinchiuso nella Sala Ex-Leopoldine, ma sono stato liberato dal racconto di Riccardo Massai, di cui non ho capito quasi niente. Eppure, ho viaggiato oltre i mari, oltre il gran deserto e sono arrivato persino nel Catai.
Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari
L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari all’interno della V edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 25 di Cantiere Obraz. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati: Andrea Lanini, Anik Sourav Islam, Antonio Schongut Marzili, Ayman Abouelkhir, Bianca Buchelli, Carlo Mattia Governa, Caterina Megli, Cosimo Pesci, Elisa Bellu, Emily Martina Best, Enis Ibrahimi, Gianalessandro Morganti, Giovanni G. Gori, Giulia Veltroni, Isotta Traxler, Jasmine Ruby Thompson, Jemma Robin Thompson, Julia Fodor, Lorenzo Pedonese, Margherita Cecchi, Marta Bani, Martina Spanò, Medard Lekli, Miriam Berchicci, Petra Mosetti, Sara Lanza, Sara Pasquali.
Il Respiro del Pubblico Festival 25
Ideazione e organizzazione Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti. Assistenza al progetto Michela Cioni e Antonella Longhitano. Grafica Thomas Harris. Comunicazione Camilla Pieri. Ufficio Stampa Fabrizio Calabrese. Un progetto di Cantiere Obraz con Fondazione CR Firenze. In collaborazione con Teatro di Cestello. Ciuchi Mannari – Scuola di Critica Teatrale.


